Come
e Perchè:
La presente sezione si prepone
di argomentare in maniera breve e con un linguaggio
relativamente accessibile a tutti i nostri lettori le valutazioni che
spingono il nostro pensiero,
affinchè divengano il manifesto chiaro ed
esplicito del percorso da intraprendere.
A differenza di altri movimenti o gruppi che hanno costituito una
qualche formula politica
per il conseguimento dell' autodeterminazione Sarda, appare d' obbligo
argomentare
brevemente e da subito quali saranno eventualmente le nostre posizioni
in merito alla
strategia da seguire:
Si evita così quindi di incorrere in avventurismi noti a
tutti o scarne soluzioni maturate
successivamente alla formazione di un dato soggetto politico.
Non verrà dunque prestato il fianco a future sedicenti
accuse di ambiguità o opportunismo.
Nel mondo indipendentista ma anche Sardista si parla troppo ed a
sproposito di gradualità
senza tuttavia argomentarne un chiaro percorso per la nazione, oppure
perdendolo per
strada, non una novità nel nostro panorama politico Sardo.
Marzo 2006.
Aggiornamento - Vrs Ottobre 2006.
Progressisti si prepone di
seguire la via interna allo stato italiano e
la via estera a mezzo
di enti sovranazionali, formazioni politiche ed associative interne ed
esterne all' Unione
Europea.
Sul versante esterno alla Sardegna, la via Europea è un
passaggio storico fondamentale
cui tante formazioni politiche indipendentiste odierne prediligono, nel
nostro contesto non
può assolutamente essere una via privilegiata rispetto alla
pista interna. Perchè?
Perchè il nostro contesto vede una situazione sociale e
politica estremamente variegata
e frastagliata, è completamente assente nella popolazione il
fattore dell' unità nazionale
nonchè delle più basilari azioni date da una
piena coesione sociale di tipo territoriale.
E' chiaro quindi che formazioni politiche quali SNI ed il PS d' Az
(nell' ALE), non avendo
un seguito politico nella nostra società, non possono essere
ritenuti modelli credibili e
validi del popolo Sardo, o meglio, del territorio Sardo.
Non rappresentano la Sardegna ma unicamente se stessi.
La nostra entità specifica in quanto nazione è
divenuta minoranza nella popolazione in un
contesto inestricabile ed inquantificabile, l' unico dato reale a
disposizione sono le
percentuali politiche date da ogni elezione.
Progressisti
non è un soggetto nazionalista, prende atto della
realtà corrente e delle
scelte
sociali e politiche della popolazione di qualsivoglia professione sita
sul nostro
territorio e si prepone di restaurare le basi portanti
della coesione sociale e territoriale,
reinstallando progressivamente
i valori basici della nazione Sarda.
Questa
è la differenza dai modelli attualmente operativi.
Non esistono miti o produzioni letterarie di riferimento, la nostra
unica concezione
prevede il versatilismo come formula di adeguamento politico alla massa
corrente di
elettorato con l' unico obiettivo di raggiungere sedi istituzionali da
cui attuare l' Interesse
Nazionale.
La dinamica è
improntata al processo della Restaurazione e di una duplice meccanica
per il conseguimento dell' autodeterminazione: Nostro traguardo (Vedi le
tutte ns sezioni).
Progressisti non cerca distinzioni tra cittadini di serie a o b, non ci
sono differenze tra
Italiani e Sardi, Progressisti punta allo sviluppo economico, sociale e
territoriale della
Sardegna come unico elemento attorno a cui ruotare il metro dell'
unione popolare.
Non
ci può essere sviluppo se non si rappresenta tutti, non ci
può essere coesione se
non
si sviluppa l' economia e di conseguenza la cultura.
IRS,
SNI ed il PS d' Az sono forze che attuano in maniera disordinata le
nostre pertinenze
natzionali, senza una chiara strategia ed un percorso ordinato.
Come può partire IRS dalla cultura dimenticando l' economia
che è l' aspetto di coesione
sociale portante?
Come può SNI dichiararsi antiglobalizzatrice con la nostra
società che avanza in antitesi a
tale direzione?
Come può persistere il PS d' Az con una politica non
suffragata più da alcun riscontro
politico e sociale?
Come possono essi parlare oggi di indipendenza se prima non si
costruiscono i presupposti
economici e sociali con cui unire la popolazione e convincerla del
comune traguardo?
Per le elezioni del 9 aprile 2006, qualche giornale sintetizza nella
frase "Divisi, in tre per un
sogno" la natura dei nostri modelli attuali:
Hanno ragione, questa è l' unica credibilità e
reputazione che hanno saputo mettere in
piedi, nonostante tutte le comprensibili ed oggettive
difficoltà affrontate nel tempo.
Noi non ci prendiamo in
giro, non siamo indipendentisti che colorano il mondo su loro
misura, i modelli attualmente esistenti non rappresentano il 90% della
società, è tempo
di prendere atto della realtà ed adottare immediatamente le
contromisure necessarie per
il contenimento e la salvaguardia dell' identità nazionale:
Ogni mezzo è lecito, entro i binari di una pacifica
soluzione politica.
Paradossalmente, i Sardi divengono sempre più ospiti nel
loro stesso territorio nazionale,
senza una minima parvenza di unione popolare data dal riconoscimento
esplicito della
nazionalità Sarda, è quindi necessario iniziare
ad introdurre il concetto di secessionismo.
Progressisti si impegna a tenere viva la volontà per il
riconoscimento della nazionalità Sarda
nel quadro delle istituzioni italiane, tra le nostre
priorità fondanti.
Tale riconoscimento non è solo un principio, ma un atto
dovuto e legittimo:
La
Sardegna è una Nazione.
Non nasconderemo mai la nostra identità, nè la
nostra missione in nome di un malinteso
senso della conduzione politica.
Rinnovarsi significa portare avanti le medesime battaglie politiche
senza perdere di vista chi
siamo e per cosa ci battiamo.
Persino i nostri slogan sono e saranno pregni di accrediti alla
naturale esistenza della
Nazione Sarda.
Dobbiamo trasmettere una immagine nuova e seria di Progressimo e di
Nazione.
I Progressisti sono indipendentisti, non sono autonomisti o federalisti.
Autonomismo e federalismo rappresentano unicamente possibili strumenti
per la trattazione
di un percorso politico graduale, ma la nostra identità, la
nostra cultura politica vede
inequivocabilmente alla testa il sacrosanto principio dell'
indipendenza.
Qualora una eventuale adesione ad una data coalizione politica
comportasse il rischio di un
annacquamento o di una possibile estinzione, non avremo renitenze a
rinunciarvici.
Progressisti non ha pregiudizio alcuno nell' adesione ad un ipotetico
cartello di forze politiche
dalle finalità analoghe e/o simbiotiche.
Anche tutti i cattolici Sardi non potranno nascondere la testa.
Dio ha creato la Nazione Sarda, Dio benedirà la Sardegna.
Dio saprà difendere i veri cattolici che si battono per la
propria Nazione.
Progressisti (Vedi
sezione Prospetto), riconosce il federalismo ed anche l'
autonomismo
in quanto passaggi o strumenti da utilizzare come soluzione transitoria
verso una piena
indipendenza formale e sostanziale dallo stato italiano,
altresì comunque preservando con
esso una partnership economica e culturale dettata dalla vicinanza
geografica e dalla
componente italiana di popolazione presente nel nostro territorio.
Queste posizioni sono necessarie a dare un quadro di chiarezza e
delineare i confini entro
i quali si muoverà la nostra azione politica, evitando
quindi parafrasi inconstatabili ed
ambigue tra cittadini che appartengono ad una cultura piuttosto che un'
altra:
Sardi ed Italiani.
Progressisti
rappresenta anche la nostra componente italiana di popolazione ed ha
interesse
a sviluppare l' economia del suo territorio per tutti i nostri
concittadini, onde
costituire
una cornice di unione popolare basata sul benessere sociale.
Questo è uno dei precedenti che vanno ad introdursi nella
concettualità del progetto
Progressista.
Quì non si tratta più di rappresentare
politicamente "i Sardi in antitesi agli Italiani", i livelli
di commistione tra le due culture hanno raggiunto nella popolazione una
dinamica
inestricabile.
Non è pensabile persistere con modelli che rappresentano
unicamente se stessi e non la
maggioranza di popolazione sita nel nostro suolo nazionale.
Ma perchè federalismo?
Perchè
non avendo più elementi di coesione sociale attorno a cui
riunire la popolazione
del
nostro territorio, è prioritario adottare pertinenze
territoriali volte a coprire questo
limite.
Abbiamo
assolutamente bisogno di strumenti di coesione territoriale:
Ad es. Pubblica
sicurezza, sanità, istruzione, fiscalizzazione.
Per questo motivo la via interna nella questione Sarda rimane di pari
valore, se non
superiore alla pista esterna: Solo lo stato italiano può
trasferire competenze che altrimenti
uno statuto regionale autonomo o una formazione politica Europea non
sarebbero in grado
di fornirci.
Tra di essi, la storia ci ha offerto parecchie opportunità,
tra cui finalmente una riforma
costituzionale che ci avvicina concretamente a questo passaggio
graduale:
Si è ottenuta a mezzo devolution una pubblica sicurezza
Sarda, una istruzione scolastica
che pone l' accento sull' ordinamento dei programmi scolastici
integrandoli con quelli
italiani. Non si poteva pretendere di sostituire immediatamente la
cultura italiana e ci
permettiamo il lusso di definire sciocchi i personaggi che nel mondo
indipendentista ed
autonomista si permettono di calpestare in modo irresponsabile e
dannoso tale riforma
Costituzionale.
O forse il Sardismo azionista ritiene che una magra riforma dello
statuto regionale ci
avrebbe dato le chiavi di tali competenze oggi statali?
Non avrebbero mai avuto voce in capitolo.
Il riconoscimento della Nazionalità Sarda deve essere anch'
esso un passaggio cardine
della nostra politica, ma ogni volta vengono sminuite persino le
occasioni che ci si
pongono innanzi in nome di una bieca volontà nel voler
ottenere tutto e subito malgrado si
affermi il contrario.
Perchè dunque il Partito Sardo d' Azione non ha preso
provvedimenti incisivi contro la
delibera sancita dalla Regione in materia di contrasto referendario
alla devolution?
Le valutazioni dell' ALE rappresentano il popolo Sardo?
Il PS d' Az teme un' espulsione dall' ALE?
Se questa è l' utilità di formazioni politiche
extranazionali in rotta di derivazione ideologica,
possiamo farne a meno finchè non supereranno tali
incongruenze, avremmo maggiori
risultati da soli.
Progressisti consta anche delle positività varie, non solo
politiche ma anche sociali ed
economiche in tale riforma costituzionale.
In materia di pubblica sicurezza ad esempio, è possibile
sviluppare l' embrione di un corpo di
Politzia Sarda, ma più di ogni altra cosa si garantisce il
contenimento di una categoria
professionale che spesso viene dirottata verso il continente.
Perchè i nostri giovani devono partire per lavorare in altre
regioni d' Italia e da noi giungono
Siciliani e/o Genovesi?
E' anche nell' interesse di altre regioni acchè i nostri
lavoratori rimangano nel nostro ambito
territoriale ed ognuno sviluppi la sua identità in maniera
reciproca, sia i Sardi, sia i terzi.
In materia di sanità, la Sardegna viene spesso adebbitata
tra le regioni meridionali, ma
qual' è la verità sui costi e la
qualità dei servizi erogati dalla regione?
Perchè esiste il mito del nord?
Non è del tutto propaganda il ritenere che il "sud" non
sappia amministrare le risorse, ad
esempio la Calabria percepisce in realtà entrate superiori
alla Lombardia nel settore sanitario,
eppure a tali spese non corrisponde un' adeguato ricambio prestazionale
per il cittadino.
Ma questo non è il sud, in Sardegna è doveroso un
processo federalista anche in tal senso
per potenziare le nostre strutture ed alimentare la qualità
del servizio al cittadino.
Il federalismo consente ed impone alle regioni di non dissipare le
risorse presenti
obbligandole alla miglior spesa possibile nei riguardi dell' utente
finale: La popolazione.
Dobbiamo assolutamente sviluppare il nostro contesto territoriale ed
ogni percorso appare
ineludibile, senza sviluppo, non vi sarà mai coesione
sociale.
Tutte le nostre considerazioni politiche rientrano dunque (anche
attraverso gli esempi posti) in
un quadro più vasto, tendente a concretizzare elementi
strategici e graduali di un percorso
possibile e credibile verso l' autodeterminazione.
A Roma non consentirebbero comunque un lauto riconoscimento della
nazionalità Sarda,
anche in quel caso i "poteri forti" non potrebbero permettersi un
precedente che causerebbe
anche per altre regioni reazioni a catena: La richiesta per il
trasferimento di competenze dallo
stato centrale alle regioni.
E' necessario dunque creare sul versante interno italiano un cartello
federalista per
accrescere il valore politico di questo percorso.
L' interesse nazionale deve avere la priorità in ogni azione
politicamente rilevante da
assumere nell' interesse del nostro territorio, poichè esso,
sarà il ns collante politico e
sociale di sviluppo.
Le pertinenze sociali citate, pubblica sicurezza, istruzione, etc, sono
altresì competenze
rilevanti sotto il profilo politico, volte ad accentuare il potere che
avrà una eventuale forza
politica nel poter ottenere quanto dovuto (in ragione del diritto
storico all' indipendenza) in
fase di ristesura di più statuti regionali transitori
scanditi nel tempo.
Una forza politica oggi assente e senza voce, anche poichè
le presenti non dispongono
neppure di una riforma costituzionale su cui basare la loro azione
politica, o meglio, la
presente è ignorata.
Per quanto riguarda il PS d' Az, è ovvio che si è
scelta la titubanza in tema devolution poichè
è palese il destino di tale riforma, ma anche
perchè la testa del governo centrale sarà
fino a prova contraria rappresentata da Prodi, ed inoltre, vi
è sempre il fattore ideologico che
vede in maniera alquanto ambigua a sinistra una sedicente
"sensibilità" politica in tal senso
superiore al centrodestra.
Non ci sono differenze.
Non si capisce pertanto neppure quale sia la supposta "politica del
fare" di IRS, SNI e PS
d' Az. Non basta creare i movimenti e poi arrovellarsi tanto in
soluzioni politiche prive di un
solido costrutto alla base che ne sancisca un chiaro percorso fin dall'
inizio.
Il federalismo fiscale è un' altra tappa prioritaria da cui
non si può evadere o girarci intorno.
E' fondamentale ottenere che le uscite e le entrate del nostro
territorio non partano nei
meccanismi fiscali di interscambio attuale con Roma e poi vengano
redistribuiti alla Regione.
E' necessario invece che le regioni abbiano competenza in materia, ed
anche questo è
un' aspetto legisaltivo che necessita di una riforma costituzionale per
poter essere attuato, è
inutile altrimenti esibirsi come IRS in proposte poco fattibili quali
la sedicente "Cassa Sarda
delle Entrate" cui la legislazione vigente non consente di attuare.
Qualora fosse una provocazione, non si capisce a chi sia rivolta, non
si tratta di un soggetto
politico dalle ampie preferenze popolari.
IRS deve inoltre abbandonare i miti inseguendo persino fisiologiche
percentuali di non votanti,
contenenti non solo astensionismo, ma anche popolazione interdetta al
voto per svariate
motivanti: Età, etc.
Ricordiamoci inoltre che tra la popolazione anziana vi è un
alto tasso di cattolicesimo,
retaggio insito in un passato Democristiano.
E' tempo per la Nazione di riprendersi il suo popolo.
La Nazione non ha bisogno di protagonisti ma di progressisti.
Progressisti si impegna a costituire una struttura sociale
multiarticolata nel ns territorio,
sia sull' economia, sia nell' ambito della società civile.
La nostra risolutezza e la nostra determinazione nel cambio di rotta e
di immagine data da
un moderno e dinamico partito progressista sarà oltretutto
volta a porre con le spalle al
muro una certa "risma di partitelli", multiformi, tesi a rappresentare
impropriamente una
cultura a loro estranea.
Tra le file degli attuali indipendentisti si ode spesso: "Senza la
piena autodeterminazione,
non vi sarà mai reale libertà di manovra".
Bella scoperta diciamo noi, ma come conseguire l' indipendenza se non
si delinea un chiaro
percorso?
Persino SNI deve rinunciare a dichiararsi artefice di un' improbabile
cartello elettorale unitario,
che, secondo il modello esposto da tale movimento, non risulta
credibile.
Progressisti supera classisti settarismi divisori tra indipendentismo
ed autonomismo, perchè?
Perchè per la popolazione sono tematiche che non esistono,
non conoscono nè
l' autonomismo, nè credono all' indipendentismo, in questo
senso le responsabilità sono
alla luce del sole.
A livello politico,
sono esclusivamente delle pagliacciate tenute in piedi per perseguire e
minare le basi dell' unità politica nazionale.
Progressisti si occuperà eventualmente di tali pertinenze
senza necessariamente alimentare
nel mondo politico tali concettualità, saranno i cittadini
stessi a valutare i mutamenti, la
nostra opera perseguirà meno le chiacchiere e più
i fatti.
Anche IRS dovrebbe astenersi dal parlare di unità nazionale,
nei fatti il movimento si dimostra
avverso a qualsiasi metro di partecipazione alla vita economica e
civile della Nazione Sarda
e mantiene vive le condizioni concettuali di tali divisioni,
ritrovandosi praticamente da solo
a rappresentare un popolo che non esiste nei termini in cui viene
considerato.
Niente e nessuno può provare sin' ora che in Sardegna sia
possibile giungere alla piena
autodeterminazione senza il conseguimento di passaggi graduali che
possono passare per
svariati percorsi, tra cui a limite, autonomismo, federalismo o
terzi percorsi.
Sfidiamo i movimenti a dimostrare il contrario e ad argomentare con
chiarezza un preciso
percorso volto a suffragare le loro tesi, senza sollevare lo stereotipo
del Partito Sardo
d' Azione (che tra l' altro persiste nelle sue disavventure politiche).
Quale è il percorso alternativo e graduale presentato dai
modelli IRS e SNI?
Si tira avanti sperando di crescere?
Con quali strumenti?
Potevano anche risultare credibili qualora si fosse inseriti in un
contesto di forte
partecipazione civile ed unitaria per la politica della Nazione Sarda,
ma così non è.
Progressisti punta al terzo polo e si prepone di lavorare ai
presupposti che ne consentano
una effettiva realizzazione politica, fino ad allora sarà
possibile operare in coalizione con uno
dei due poli italiani, sia esso di centrodestra o centrosinistra.
Perchè?
Perchè è necessario spezzare l' isolamento
mediatico e politico in cui versano i nostri modelli
attuali, tutti gli organi e le strutture sociali esistenti oggi sono
parte integrante di una chiara
forza politica e culturale esterna all' identità nazionale
Sarda.
E' fondamentale integrarsi nella politica e nella società
Sarda, previo sviluppo di accordi
strategici e duraturi nel quadro del comune Interesse Natzionale e
della Responsabilità
Natzionale, non vi possono essere scambi di retrobottega o
posizionamenti all' angolo quali
i trascorsi del PS d' Az, peraltro segnati da clamorosi errori umani e
politici che hanno leso
la corsa verso l' indipendenza.
E' interessante al riguardo la meccanica strategica sviluppata dalla
Lega Nord Padania nel
quadro delle alleanze sinergiche alle proprie finalità, pur
tenendo presenti le disparità
contestuali alla nostra realtà politica ed anche sociale.
Qualora
impossibilitati a tale manovra, sarà evidente dover
affrontare un percorso politico
equidistante
dai succitati poli.
Vi
è altresì la possibilità che nei
prossimi anni un reale terzo polo in antitesi ai poli italiani
possa
essere costituito in tutta Italia da movimenti tendenti a modificare la
Costituzione
sulla
base delle rispettive finalità.
In ragione di tali considerazioni,
Progressisti delinea quindi il suo raggio d' azione su tre
variabili:
-
Accrescimento del consenso politico interno alla Sardegna e conseguente
accreditamento
della
propositività politico-popolare.
-
Adesione ad un cartello unitario interno all' Italia in chiave
federalistica che consenta il
trasferimento
di pertinenze statali che altrimenti un isolato statuto regionale
autonomo non
potrebbe
mai ottenere.
-
Via Europea, in ragione della costituzione di una via estera per il
conseguimento politico
degli
obiettivi.
Dato il contesto sociale e politico Sardo, nessuna delle tre vie citate
ha valenza superiore
all' altra: Tutte e tre sono pilastri fondamentali.
Perchè seguiamo dunque con interesse persino l' azione
politica
della Lega Nord?
Perchè ha introdotto un nuovo principio nel quadro della
corsa verso l' indipendenza.
Il criterio dell' unità in seno al territorio che deve
ottenere l' autodeterminazione si va ad
estendere a tutto il territorio dello stato centrale stesso, unendo
tutti i movimenti che mirino
a costituire nel loro ambito dei punti di struttura sociale, ad esempio
in materia di sanità,
istruzione, etc.
L' unità di tali movimenti non segue più solo un
versante estero (UE nel caso), ma anche il
versante interno, all' apparenza non meno difficoltoso del primo, ma in
realtà volto a sviluppare
una meccanica federalista tesa a concretizzare una formula embrionale
di coesione sociale
nei territori interessati.
E' tempo dunque anche per la storia dell' indipendentismo Sardo di
intraprendere questo
ulteriore gradino strategico-politico verso l' autodeterminazione,
senza rinunciare
aprioristicamente ad un percorso mai tentato prima.
Si apre una stagione nuova.
Progressisti non rimarrà inerme.
Progressisti mira
altresì a superare i vecchi ostacoli di natura ideologica,
settaristica ed
anche strategica, nel quadro di un destino chiaro e condiviso per la
nostra terra.
In tal senso, il ritardo politico per la Sardegna è
purtroppo ancora presente ed opprimente.
Questa sezione non terminerà con i classici slogan "Fintzas
a s' Indipendentzia", termina
con un' auspicio, che IRS, SNI, ed anche il Partidu Sardu sappiano
mettere da parte le
proprie rispettive diffidenze, per lavorare insieme ad una compiuta
riforma del modello politico
da proporre alla Nazione.
Progressisti si prepone di dialogare con tutti i soggetti politici
citati (non escluso l' UDS), ma
non prenderà mai parte a riforme fasulle o tese a preservare
modelli concettuali difformi dalla
nostra società.
Sono
al riguardo inderogabili i passaggi esposti nella sezione Innovazioni.
Oltre
tali passaggi, non è più possibile tornare
indietro.
I
modelli attuali sono gli ultimi precetti di una realtà ormai
distante dalla nostra popolazione
e sono essi stessi concausa ed effetto della comune rovina nazionale
(Per via dell' immagine
costruita negli anni), decretando quindi le condizioni politiche per la
loro medesima
autoestinzione.
Il voto democratico dei Sardi ha più volte sancito il loro
destino.
Fino
ad allora, il progetto Progressisti tenterà comunque in
misura autonoma ed equidistante
di dare corso pratico alle proprie valutazioni, onde scavalcare
direttamente eventuali dibattiti
con i soggetti citati potenzialmente inconcludenti o privi di
qualsivoglia argomentazione
politica valida nel nostro contesto.
Le tradizioni non rientrano nella nostra ottica di concepire l' azione
politica da portare avanti,
considerando del resto i magri risultati apportati sin' ora alla
Nazione Sarda.
Aggiornamento 15-03-2006.
Comunicato:
A seguito della vicenda e del dibattito politico inerente la
candidatura di Giacomo Sanna (PS
d' Az) in accordo con la Lega Nord per le politiche del 9 aprile,
è apparso subito chiaro il clima
che circonda tali manovre politiche, spesso dettate più da
motivanti ideologiche che
strategiche.
Più che da un chiaro percorso istituzionale e politico da
intraprendere, la maggioranza del
mondo politico indipendentista ha maturato un atteggiamento di
opposizione senza alcuna
valida argomentazione politica, ma più semplicemente
concettuale.
La Lega Nord appare essere il bersaglio privilegiato in ragione di una
parte della propaganda
anti-immigrazione nordista che rende incompatibile il ruolo di
partnership politica con gruppi
indipendentisti di estrazione postcomunista, ad oggi la maggioranza.
Il problema è presente in entrambe le parti in causa, da un
lato il nostro indipendentismo,
figlio di un "Nò" costante che limita qualsiasi innovazione
poltica (spacciandola per il solito
teatrino "servile" antisardista) e con cui ci si chiude a priori verso
ogni ipotesi di alleanza per
delle finalità non dissimili nella sostanza.
Dall' altro lato vi è la consapevolezza che tali
comportamenti di intolleranza da parte della
Lega nel quadro della sua propaganda rispecchia un sentire diffuso
nelle regioni del nord Italia,
un problema che nasce da una criminalità ed una immigrazione
alquanto invadente nel quadro
della società civile.
Ma questo non costituisce un metro politico valido per cui i nostri
movimenti indipendentisti
possono motivare a loro volta una intolleranza verso la Lega Nord.
In questo discorso l' ALE non ha voce, ingessato tra le diverse
sensibilità che lo compongono
e la chiara disparità di vedute che separa la valutazione di
altri movimenti indipendentisti
d' Italia dal (nella fattispecie) PS d' Az.
In Italia, si è ricercato il dialogo con l' Unione di
centrosinistra, ma in Sardegna l' Unione di
centrosinistra ha posto paletti precisi che avrebbero imposto la
distruzione del Sardismo
Azionista.
E questo non è accettabile.
Il senso dello "Stato" e della Nazione per i Sardi vede alla testa la
tutela di tutte le nostre
forze politiche, senza se e senza ma.
Non ci si piegherà alla logica di scomparire in nome di
alleanze dettate dall' opportunismo del
momento e da una discreta dose di ideologismo politico.
E' esattamente l' opposto della realtà, tutte le persone che
oggi a sproposito criticano la
figura di Sanna sono gli stessi che con un simile ed obsoleto
comportamento erroneo
avrebbero perseguito proprio una politica segnata da posizionamenti
all' angolo e scarse
concrete possibilità di emergere.
Come insegna il passato.
Difficile riconoscere tuttavia al PS d' Az una qualche valenza
politica, gli accordi dell' ultimo
minuto stanno alla base dell' incoerenza e della
inaffidabilità programmatica.
Per quanto riguarda il Progetto Progressisti, non cercheremo mai
alleanze senza consultare
preventivamente le sensibilità in campo, ma non rinunceremo
mai ad alleanze vitali da un
punto di vista strategico.
Si ribadisce la dissociazione da comportamenti di intolleranza razziale
che non ci
appartengono, nè possono essere propedeutici alla nostra
azione politica.
URN Sardinnya non chiude la porta a qualsivoglia percorso unitario nel'
interesse della
Nazione.
URN Sardinnya
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