Maggio 2006.
Area non ultimata.
Democrazia Sarda ed Indipendentismo, due realtà che nella
Sardegna contemporanea non sono
suscettibili di trovare univoca intesa.
Da un lato abbiamo forze indipendentiste di chiara ispirazione
socialista, ben più che un singolo
movimento e/o partito.
Dall' altro abbiamo la nostra democrazia, il nostro popolo, la nostra
vera realtà sociale:
Sardi, Italiani, cattolici, atei, socialisti, liberali, riformatori,
unionisti, etc.
Questa è la Sardegna contemporanea, per anni l'
indipendentismo rappresentato da poche
persone, si è arrogato il diritto di dirci in quali termini
la nostra lotta di liberazione nazionale
andava condotta.
Questi signori oggi pagano il prezzo più alto, la
separazione del mondo reale dal loro mondo,
un pianeta denso di intepretazioni del tutto difformi dal nostro
contesto sociale, una formula
intellettuale che non tiene conto delle esigenze e delle aspirazioni
dei nostri cittadini.
Ricordano vagamente i "burocrati" di Bruxelles, troppo impegnati nel
perseguire una inutile
complicazione delle fisiologiche esigenze delle istituzioni da mandare
avanti.
Sono i fautori per eccellenza di "lacci e lacciuoli", di svariati
paletti ed incombenze, coloro che
mandano i nostri figlioli a competere con un abile avversario nelle
condizioni più improbabili: Mani
legate dietro la schiena, benda sugli occhi come i vecchi quattro mori
e tigri di carta al loro
fianco.
Sono coloro che attendono i "Cinesi" sull' uscio di casa, coloro che si
mettono in posa per essere
infilzati. Continuiamo dunque a creare le condizioni ideali
affinchè l' avversario prosperi.
Questa discrasia tra indipendentismo e popolazione genera un grave
conflitto per il nostro
nazionalismo e pone in cattiva luce la capacità dell'
indipendentismo, agli occhi della pubblica
opinione, di poter offrire una valida e pluralistica alternativa ai
modelli politici ed altresì sociali
italiani.
Questo divario con la popolazione è una delle prime cause di
declino dell' indipendentismo
nella storia della Sardegna, punto cardine che gli attuali leader
politici seguitano ad ignorare,
scaricando spesso responsabilità unicamente alle persistenti
problematiche finanziarie in cui
versano i movimenti:
Ebbene, non rappresentano l' unico nodo irrisolto.
Come sottolineato in altre sezioni, non è più
sufficiente dare un parziale aspetto di
modernizzazione ai ns movimenti. Il rinnovamento deve necessariamente
coinvolgere tutti gli
aspetti stilistici e concettuali della comunicazione politica.
Tra gli esempi banali che possiamo prendere in osservazione, la nascita
di IRS, decretata da un
presunto abbandono del folklorismo, a tratti ideologicamente marcato.
Ed il "Governo provvisorio?"
Un bar.
Il signor Gavino Sale quanto pensa di reggere nei dibattiti televisivi
dando del "tzeraku" alla
controparte politica?
Queste sono le ambiziose speranze di riscatto Natzionale?
E' questo il rispetto e l' onore che i Sardi debbono trasmettere a
testa alta?
E' questo il meglio della serietà che possono offrire ad una
Nazione?
Dove sono finite tutte le lungimiranti iniziative?
La dirigenza di IRS ha dimostrato di avere ancora i calzoncini corti in
quanto a capacità politiche.
Si veda anche la recente risposta di Sardigna Natzione ad IRS, con
tanto di spot elettorali via
web allegati.
Quasi che presentare in un filmato un mammutthone danzante
su uno sfondo costellato di
portaerei USA sia un rinnovamento.
Immagini da report di guerra, inchiesta giornalistica, centri sociali,
siamo ancora distanti dalle
formule elettorali che non terrorizzino il consenso pubblico.
Così
facendo non si rinnova l' indipendentismo, si rinnova il folklorismo.
Analoghi contenuti nella nuova
tv via web di IRS.
Nessuno ha mai
ragionato su quale comunicazione adottare con i ns
elettori, onde dare una
immagine credibile e rassicurante della battaglia politica che
perseguiamo.
Mai che si sia mostrato un nucleo familiare nella ns pubblicistica, mai
nessuna immagine di
sviluppo e progresso economico, mai nessuno è stato in grado
di presentare il ns ipotetico
futuro:
Un futuro in cui regna il benessere, il pluralismo, la democrazia, ed
il superamento di obsoleti
retaggi etnici destinati ai ns musei ed alla ns storia (Vedi sezione
Società: Parte 3).
Sono anche questi comportamenti che
rovinano i nostri simboli storici, non possiamo utilizzarli
in questi accostamenti propagandistici di cui i movimenti abusano.
Giù
le mani dai simboli della Nazione.
IRS e
SNI sono costituite dal solito manipolo di persone, portano avanti gli
stessi temi, nessuno
è
in grado di aprirsi oltre il solito elettorato.
A
cosa ci servono?
Ma se poi sottraiamo loro il tema basi,
con quali argomenti perseguiranno
il dibattito politico?
Ne rimane un 30%, i temi da approfondire non mancano, ciò
che conta è capire che la vertenza
sulle installazioni militari (importante comunque) non interessa che a
pochi Sardi.
Fossero solo quelli i problemi.
Se poi ci si lamenta che gli altri quadri del dibattito politico (vedi
la fiscalità regionale ad es.)
sono stati predati da altre forze politiche italiane..., ma cari
signori, non piangiamoci addosso,
rinnoviamo anche noi la nostra immagine e la nostra comunicazione.
Ci vengono a parlare di rinnovamento, ma gli unici destinatari di
questo "rinnovamento" paiono
essere i soliti "amici del sabato sera", nessuno si sogna di come
comunicare al resto dei Sardi.
Stiamo parlando di abbandono delle ostentazioni, di recupero della
credibilità, di reale
rinnovamento.
Stiamo parlando anche di un' altro aspetto sociale e storico che ci
contraddistingue rispetto ad
altri popoli a cui è negata l' autodeterminazione.
Multiculturalità.
Il
territorio della Nazione Sarda ha ormai una caratteristica
multiculturale: Sarda ed Italiana.
Questo
è l' ostacolo principe per l' evoluzione storica dell'
indipendentismo in Sardegna.
Dobbiamo
accettare la Sardegna non più attraverso un nazionalismo
ormai decimato, ma in
quanto
entità multiculturale, sia Sarda, sia Italiana.

La crescita dell'
indipendentismo passa anche per la legittimazione della ns componente
maggioritaria di popolazione italiana, un dato ineluttabile.
Ciò non comporta assolutamente la fine o la resa dell'
indipendentismo nei confronti della
presenza di una cultura esterna maturata per anni in seno alla ns
Nazione.
Modelli
quali la Confederazione Svizzera o plurilinguisti quali alcuni
stati centro-europei sono
esempi
pratici di contaminazione multiculturale a cui uno stato
indipendente può fare riferimento.
Ma l' obiettivo portante rimarrà sempre e comunque la
Restaurazione della ns identità nazionale
Sarda in più generazioni, per recuperare quel ruolo di
predominanza etnica che compete al ns
territorio nazionale.
L' evoluzione dell' indipendentismo Sardo nell' apertura al
multiculturalismo segna un passaggio
storico fondamentale per la ns Nazione, poichè a livello politico
determina l' allargamento del
potenziale bacino elettorale di rappresentanza.
Se le forze politiche italiane hanno da tempo inglobato il "Sardismo"
nei loro moduli politici di
riferimento, più che mai alla ns azione politica
và accompagnata analoga capacità di interazione
con la cultura della controparte, in relazione alla popolazione che
attualmente presiede il nostro
territorio nazionale.
E' corretto quindi parlare in fase di ristesura di più
statuti autonomi regionali di temporaneità
storica della Sardegna sotto l' Italia? Il concetto può
essere legato ad un indipendentismo che
basa la sua azione politica su un impianto concettualmente
multiculturale per la ns terra?
Ovviamente sì.
Basta con un vecchio indipendentismo, di matrice nazionalista, ambiguo
nel riconoscimento
della maggioranza di popolazione Sarda, del tutto Italiana.
Il nostro popolo è costituito ormai anche da tale cultura
esterna maturata negli anni, è la nostra
Sardegna attuale.
I nostri leader indipendentisti non possono minimizzare, rappresentare
politicamente se stessi e
fare finta che il popolo non esista (componente italiana).
Spesso si relega in un angolo la spinosa questione liquidandola con la
solita "soluzione
bilinguista", come se "quelli" fossero solo in quattro e non gliene
fregasse nulla dell' articolato
complesso della cultura italiana.
Troppo comodo.
L'
ombra del Nazionalismo.
I
Sardi oggi sono una realtà multiculturale, se la nostra
minoranza natzionale intende recuperare
quel
ruolo di leadership portante nel suo legittimo territorio, deve
politicamente e socialmente
riconoscere
i mutamenti apportati dal tempo nella società attuale.
Pena l' isolamento ed il progressivo declino dell' indipendentismo,
già in atto, decretando nelle
prossime generazioni la scomparsa della Nazione Sarda sotto il
passaggio storico che negli
ultimi secoli la vede assoggettata a Roma.
Il
Nazionalismo politico "vecchio stampo" della Sardegna è dunque finito
rispetto ad altre
Nazioni in lotta, è tempo di
prenderne atto.
Pie illusioni negarne l' evidenza alla luce dei risultati politici,
basta con la ricerca di scuse per
coprire il declino politico del Nazionalismo, così facendo si copre anche la
realtà multiculturale
della
nostra isola.
(Vedi
sezione Progressisti).
La realtà della nostra Democrazia in Sardegna ci pone di
fronte ben altro popolo di quello che i
modelli indipendentisti attuali intendono falsamente dipingere.
Siamo
un popolo pluralista: Abbiamo bisogno di movimenti
politici moderni, di riformare gli attuali,
abbiamo bisogno di abbandonare le vecchie architetture ideologiche
monocolori.
Alla fine qualche "gruppetto di cialtroni" presente in giro per i
movimenti, non potrà isolare ed
escludere tutti coloro che tentano di offrire una dimensione nuova alla
nostra battaglia politica,
superando così il muro di protagonismo elitario in cui si
cela il "conservatorismo" indipendentista.
La ns vera Democratzia potrà dirsi compiuta quando anche
tutti i riformatori avranno voce nel
capitolo Indipendenza.
Serve un nuovo Natzionalismo aperto ad ogni area della società Sarda.
La
fine dell' indipendentismo "ideologico".
Aldilà di ciò, ci dispiace anche per gruppi
paralleli quali, tra i vari, a "Manca pro s' Indipendentzia".
Nella
società moderna, anche l' indipendentismo ideologico
è finito.
Un movimento politico indipendentista non può essere come un
qualsivoglia partito di uno stato
indipendente, libero di dividersi tra "destra o sinistra", un movimento
indipendentista deve poter
rappresentare in misura super partes tutti gli strati sociali della
popolazione che intende tutelare,
quindi anche per professione ideologica.
Questo deve essere il suo compito e la sua natura.
A maggior ragione quando non sussistono le risorse per creare
più movimenti con pertinenze
ideologiche differenti tendenti allo stesso obiettivo: L' Indipendenza.
Tutti,
nelle loro peculiarità debbono contribuire alla costituzione
di un soggetto politico moderno,
non significa ripudiare a priori le proprie confessioni ideologiche o
celarle, ma al contrario,
aggiungerle.
Questa è l' essenza della Democrazia di cui il popolo Sardo
necessita politicamente.
"Ideologismo" e Nazionalismo
quindi sono le prime vittime del mondo che avanza, assieme al
nostro
popolo.
I nostri movimenti non possono stare a guardare, ma devono
rappresentare il popolo e la realtà
Nazionale. Non devono rappresentare realtà ormai scomparse o
realtà oniriche proprie ai loro
esigui circoli intellettuali.
Essi non rappresentano la Nazione.
Oggigiorno,
senza offesa o riferimento diretto per alcuno, bisogna proprio essere
figli di buona
donna per negare
l' evidenza.
Se poi dovessimo dare retta ai nostri
intellettuali indipendentisti, qualcuno ci ha spiegato
addirittura che la Nazione è da costruire, ma a noi pare che
già ci sia da un bel po di secoli a
questa parte, o non si capisce altrimenti sul senno di quale cenno
storico esisterebbero essi
stessi.
Qualcun' altro ci ha spiegato che il Nazionalismo è la
divisa principe che costituisce l' essenza
dell' indentità etnica. Sì.
Ma
come? Nazionalismo in un popolo che non ha coscienza di sè?
(A differenza di altri popoli).
Nazionalismo
in un popolo la cui componente preponderante è italiana?
A chi la vogliono dare a bere?
Noi parliamo di Restaurazione
progressiva dell' identità Nazionale (affinchè
ritorni predominante
nel ns terrritorio in più generazioni).
Noi parliamo di multiculturalismo
e accettazione della realtà: Abbiamo Italiani in casa cari
lettori.
Italiani.
Non voltiamo la testa da un' altra parte ignorando la questione o
rifugiandoci nei sogni.
E'
opportuna dunque una grande riforma dei modelli politici presenti,
pur nelle loro disparità, sia
del Partidu Sardu, sia di IRS, sia di SNI, non ci sono alternative se
si vuole crescere.
Dobbiamo aprire la nostra azione politica ai cattolici, ai riformisti,
ai liberali, alle associazioni
di categoria, ai socialisti, etc, a tutti i Sardi
ed a tutti gli Italiani che condividono il nostro
territorio.
Non ai soliti indipendentisti o a qualche indipendentista che ha
intepretazioni ideologiche
differenti dal classico humus dei movimenti attuali.
Ma aprirsi a "tutti gli orientamenti" che cosa significa?
Tradurre in un percorso programmatico l' elaborazione di una
Costituente di orientamenti e
proposte derivanti da tutti gli strati economici e sociali del nostro
territorio, una piattaforma
comune che esemplifichi in pochi punti essenziali le istanze da portare
avanti.
E' chiaro che tale lavoro dovrà orientarsi principalmente
sui settori della vita economica del nostro
Paese.
A
ciò, va dovutamente accompagnato un elemento sociologico estremamente importante e di
cui
sin' ora non si è avuto adito: Una seria revisione generale
della comunicazione e
dell' immagine
politica del/dei movimento/i. Non ci stancheremo mai di ripeterlo.
Tale passaggio deve
complementarsi con l' accettazione del principio di
multiculturalità di cui
sopra.
O non sarà mai possibile esportare il concetto di sviluppo
economico e sociale (quindi di
possibile indipendenza) oltre il solito bacino elettorale
indipendentista.
Diamo per scontato il
superamento delle varie etichette odierne.
Dobbiamo creare un grande
centro moderato, fautore di un serio modello economico di
sviluppo equosolidale per la nostra terra e le nostre risorse.
Un centro in cui la nostra popolazione possa riconoscersi ed
individuare in esso lo strumento
e la risposta ad un malsano bipolarismo di caratura italianista, la
risposta politica attraverso
cui unire e ramificare nel nostro territorio una valida struttura
sociale che accompagni il cittadino
in tutti i piani della sua vita civile ed economica.
Come ricordato in altre sezioni, in un popolo che non ha coscienza di
se, non può essere in
misura esclusiva un Nazionalismo (inesistente) il metro d' unione
sociale, ma solo lo sviluppo
economico.
Sia per i Sardi che per gli Italiani del nostro territorio.
E' necessario dimostrare alla nostra popolazione le capacità
di autosussistenza economica di
cui dispone la Nazione.
Non
disponendo di grandi risorse finanziare per coprire il divario che
separa i nostri movimenti
dal
resto del bipolarismo italiano, si richiede oggi più che mai
un soggetto politico in linea con le
istanze
moderate
e riformiste della maggiorparte della nostra popolazione.
Il partito di massa.
Sarà l' unica via
percorribile per ridurre seppur di poco il ghetto politico in cui versa
il nostro
indipendentismo, onde avviare una stagione di rivalsa e di sviluppo
riformatore, fattore
imprescindibile attraverso cui unire la popolazione.
Le
verità nascoste.
Con i modelli indipendentisti attuali non si va da nessuna parte,
troppo "ideologismo" da cui
l' elettorato si allontana, troppa parzialità monocolore
ideologica, divario abissale di comprensione
ed accettazione della realtà collettiva vigente.
I Sardi stanno là fuori signori, in una realtà
pluralista, a tratti ambigua
tra due culture differenti,
oggetto dei partiti italiani, ciò dato anche dall' assenza
di rappresentatività che i ns modelli
natzionalitari non hanno saputo nè voluto offrire loro:
Perchè si sono arrogati il diritto di presentarci una
realtà ideologicamente e socialmente diversa
dalla Sardegna reale, attuale, democraticamente composta da svariati
orientamenti (persino in
ordine al piano culturale-identitario).
Non abbiamo bisogno dei vari Cumpostu, Sale e Sanna in perenne
contrasto tra di essi, portatori
delle medesime
proposte, arrecano solo più danni che benefici all' immagine
che l'
indipendentismo
deve trasmettere al ns popolo.
Uno spettacolo indegno ad opera di chi deve rappresentare una Nazione.
Abbiamo bisogno che questi signori operino insieme nell' interesse
reciproco e collettivo.
Per quanto riguarda alcuni
"autonomisti" invece, ricordiamo loro che l' autonomismo non deve
essere altro che uno strumento transitorio per l' indipendentismo e non
una scusa dietro cui
celare propositi unionisti.
Cari lettori, non dispensate pubblicamente le immagini dei vostri
movimenti di riferimento,
diffondete piuttosto la nostra bandiera Nazionale, i quattro Mori.
Una
Nazione dalle peculiarità territoriali oggi
multiculturali.
Una Nazione che deve riacquistare la sua sovranità politica,
sociale
e territoriale.
Una Nazione che deve difendere i criteri di multiculturalità
presenti
e di equità tra le sue culture.
Che cosa significa?
Significa intanto recuperare quel gap identitario oggi sommerso dalla
cultura italiana.
I movimenti attuali non possono sopperire politicamente a tale esigenza
perchè la loro
architettura ha caratteristiche del tutto nazionalistiche ed
equidistanti dai processi storici e sociali
in atto.
La popolazione non riconosce in essi dei validi rappresentanti della
nostra terra, ben aldilà di fattori
Nazionalistici.
Il
"Sardismo" attuale dal canto suo, diluito nei due poli italiani, non
è altro che un contenitore
generico
di elettorato, un "Sardismo" inesistente nei vecchi precetti di
fondazione a cui non rimane
oggi
che il nome.
Quantomeno
preserva un filo conduttore con la propria terra.
Per
"Sardismo" attualmente non intendiamo la figura del Partito Sardo d'
Azione.
La Sardegna è oggi un grande laboratorio politico: Non
possiamo più anteporre il Nazionalismo al
concetto di Indipendenza, ma possiamo anteporre l' Indipendenza al
Nazionalismo, poichè il
ns territorio ha raggiunto suo malgrado caratteristiche multiculturali.
Ma
non possiamo certo rimuovere tale pluriculturalità in tempi
rapidi.
E' chiaro dunque che il concetto di indipendenza in un territorio
multiculturale può offrire come
univoco collante sociale l' economia.
Questo non significa assolutamente mettere da parte la nostra
identità originaria, che andrà
progressivamente reintrodotta (Restaurazione).
Diffondete la nostra cultura, la nostra
storia, incrementate persino il
nostro artigianato etnico, sul
modello Corso.
Non predicate la guerra e l' astio tra i movimenti politici della
nostra Nazione, siano essi Sardisti
o Nazionalitari.
Rispettate tutti i Sardi, Italiani compresi.
Promuovete la difesa e l' unità nazionale tra le nostre
varie forze politiche, sarà il miglior gesto di
dignità ed onore che si potrà apportare alla
Nazione Sarda.
Sia ai suoi occhi, sia agli occhi degli altri popoli.
I Sardi devono dimostrare la loro reale statura morale e la
loro consistenza
intellettuale: Il valore
della nostra Nazione.
Notare
bene: Nel momento in
cui si parla di pluriculturalismo, si intende esclusivamente la
legittimazione della componente italiana di popolazione sita sul nostro
territorio nazionale; si
intende la legittimazione di tutte le forze politiche italiane operanti
nel nostro contesto; si intende
il rispetto della professione identitaria, politica e culturale dei
cittadini anche in relazione alla loro
scelta democratica a mezzo elezioni; si intende il riequilibrio
della cultura identitaria nazionale
Sarda nei confronti della cultura esterna maturata in misura abnorme
nel corso degli anni.
I
Progressisti rappresentano esclusivamente il popolo, Sardi ed Italiani,
la nostra terra, lo sviluppo
economico, la tutela e la promozione dell' identità
originaria della Nazione Sarda.
Se intendiamo crescere
economicamente ed unire la popolazione, va da se la
necessità di creare
un soggetto politico che permetta di raggiungere almeno in parte tali
propositi, per fare ciò,
abbiamo bisogno di un soggetto politico che rispecchi la nostra Nazione
attuale:
- Il post-nazionalismo.
- La multiculturalità.
- Il moderatismo.
- La difesa economica del nostro territorio.
La
forma dell' acqua.
In cosa consiste la differenza tra gli attuali modelli politici e la
risoluzione politica prospettata?
I soggetti politici attuali sono sistemi rigidi e non si adattano alla
realtà contemporanea della
Nazione, sono pertanto dei baluardi di difesa identitaria fini a se
stessi e privi di capacità espansive
verso nuove platee di utenza (poichè non ne legittimano l'
esistenza, o la intravedono in quanto
"fascia di popolazione che non ha coscienza di sè").
Progressisti ha una concezione versatilistica della realtà
in costante
evoluzione, come l' acqua che
assume la forma del contenitore in cui è posta, non
è un
mero baluardo ma uno strumento politico
in cui vengono replicate le esigenze della nostra popolazione
attuale, onde
determinarne
l' estensione del bacino elettorale di riferimento.
Non solo a livello politico, Progressisti replica le tecniche
comunicative, moderatistiche e
sociologiche dei più attuali partiti politici.
La verità cari lettori è che in un periodo
storico in cui la Nazione subisce un processo di
sgretolazione culturale, la popolazione si ritrova in un mare di
ambiguità identitaria e si riconosce
spesso nell' Italia.
E ne ha tutto il diritto, le nuove generazioni sono e si sentono
italiane.
Il "conservatorismo" indipendentista nel timore di perdere il
già esiguo consenso di cui dispone,
non si apre ad un interventismo politico riformatore dei suoi modelli.
Questa è la realtà.
Noi non vogliamo affondare con tutta la nave.
(Immagine e
concettualità: Vedi sezione Progressisti).
Nota integrativa 15-6-2006:
Alla concezione dell' elemento economia in quanto collante sociale,
và altresì associato il criterio
introdotto sulla professione di fede della Nazione, vedi sezione L'
opinione, parte settima:
Cattolicesimo ed indipendentismo, estensione del bacino politico di
rappresentazione.
(Vedi
anche sezione Innovazioni).
URN Sardinnya
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