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Quale manifesto
riformista per l' Indipendentismo?
Premessa
Genesi di RN
Qualche dinamica di cui tenere conto
Problematiche culturali:
Italia
come causale
Antiglobalizzazione - I rischi
La Public Opinion
Deontologia suicida
Ridefinizione strutturale:
Una strategia limpida
Progressisti
Sì al Sardismo - Motivanti e concettualità
Disciplina e ricambio dirigenziale
Requisiti e considerazioni di un
Fronte:
Introduzione al concetto
Risoluzione del trasversalismo
Sindacalismo? |
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Di P. Daniele, A. Mattia, B.
Adriano e Max C.
Ottobre
2006.
Gent.
Lettori,
In
considerazione della variegazione di utenza a cui questo Portale si
rivolge (età, preparazione
culturale,
etc), si è ritenuto di non approfondire in maniera doviziosa
ogni singolo passaggio, ma di
proseguire con la linea esposta in tutti i precedenti scritti, ovvero,
attraverso un mix da articolo di
giornale ed uno spazio libero di opinione senza vincoli di sorta.
Un
lavoro non particolarmente semplice per argomentare temi complessi, ma
che noi ci auguriamo
possa quantomeno far meglio comprendere la natura dei nostri intenti.
Internet
rimane il nostro primo veicolo di comunicazione, non solo per la
rapidità con cui possono
essere colmate le distanze più vaste e raggiunte diverse
personalità di utenza, ma anche
per
bypassare false democrazie che nelle sedi politiche più
idonee attualmente non sarebbero
suscettibili di trovare spazi di discussione degni di nota, ed
altresì, il web rappresenta
un mezzo
poco oneroso in termini finanziari per la propagazione online
dei contenuti
da noi presentati.
Nel corso del 2005, all' atto della formulazione del gruppo di Responsabilità
Natzionale che alimenta
URN Sardinnya, privati cittadini, consapevoli della loro
effettiva natzionalità, iniziarono a ragionare su
quali fossero i problemi dell' indipendentismo
contemporaneo e quali interventi si sarebbero dovuti
apportare in tale ambito per riformare e sdoganare
l' immagine della causa agli occhi della Sardegna
attuale.
Un lavoro ambizioso, irto di difficoltà e consapevole dei
rischi circa l' inosservanza, da parte del
mondo politico indipendentista stesso, di quei valori e di quei
principi che si sarebbero dovuti
promuovere.
Responsabilità Natzionale punta inequivocabilmente all'
Unità, una unità che tuttavia deve essere
basata su di un solido costrutto e non può essere
assolutamente un calderone entro il quale
assimilare sensibilità in perenne contrasto tra di esse.
Ci si rese immediatamente conto che l' opera sarebbe stata
più complessa del previsto, i tempi
di Gramsci, i tempi di Lussu, ma anche i tempi di Mossa erano e sono
finiti.
Tramontato il periodo storico in cui una sola forza politica poteva
avere la capacità di trascinare
le masse onde condurle al cambiamento, avemmo la
consapevolezza di aver appreso che, non
solo i fallimenti del passato non ci avevano insegnato nulla, ma che un
piccolo gruppo di
persone
non avrebbe, come ovvio, mai potuto porre in essere un nuovo movimento
politico.
Con quali finalità del resto? Contribuire all' estensione
delle divisioni già presenti?
Negli ultimi mesi si è avuto un incremento dei membri di RN,
rimane tuttavia valida l' opzione
selezionata all' avvio di questa piccola temeraria avventura nel mondo
indipendentista.
L' indipendentismo oggi quindi non può essere più
dato dall' azione di una sola forza politica ma
dalla sinergia di più entità finalizzate al
medesimo obiettivo.
RN
pone pertanto al centro dei suoi temi la capacità di andare
oltre i singoli movimenti e di
osservare dall' alto con quali modalità tali forze
potrebbero produrre i risultati più proficui.
Chi ancora nei rispettivi movimenti vede la propria bottega di
riferimento come l' unico "anelito
della salvezza", non solo contribuisce al declino dell'
indipendentismo, ma non avanza neppure
l' evoluzione di quel modello politico che dovrebbe condurre la
Natzione ad un suo chiaro
cammino verso la statualità.
I "teorici" indipendentisti degli ultimi anni ci hanno mostrato
parecchia inconsistenza politica
per quanto riguarda le capacità di andare oltre i loro
interessi di bandiera ed hanno pertanto
dato credito alla nostra visione critica che segnaliamo di essi da
mesi, uomini che vanno
contribuendo purtroppo a demonizzare
e dissipare la valenza dell' indipendentismo nel nuovo
millennio (Motivanti:
Vedi sezione Sa Natzione - Sardi contro Sardi).
I conflitti di cui si sono resi
partecipi tra di essi non hanno neppure considerato il divario che
separa
la loro visione dalla mancata credibilità che il
nostro elettorato attribuisce loro.
Di quale elettorato stiamo parlando? Come motivato anche in "Sardi contro Sardi",
si parla di un
elettorato Sardista moderato.
Perchè essi? Perchè solo essi hanno preservato,
pur in misura conflittuale e confusionaria, quel
rapporto con la nostra terra e non si sentono italiani al 100%.
Gli italiani non voterebbero mai un movimento indipendentista e
dobbiamo legittimare la fascia
di popolazione che oggi è e si sente italiana a tutti gli
effetti (Vedi
anche sezione L' opinione,
parte
prima).
A seguito di tale legittimazione è chiaro che nasce
automaticamente l' identificazione dell' unico
bacino elettorale verso cui espandersi.
L' identificazione di tale bacino elettorale parte oggi da
connotazioni differenti plurime, si tratta
di una fascia di popolazione a tratti postdemocristiana (Vedi
sezione L' opinione: Cattolicesimo
ed
Indipendentismo), a tratti laico-progressista (Vedi
addirittura trasmigrazione di una fascia di
elettori dal vecchio Sardismo azionista verso Progetto Sardegna di
Soru), quest'
ultima
studiandone la complessa variegazione interna, alquanto confusionaria,
appare
portatrice di una
multiculturalità imperante, data dal desiderio di una
Sardegna moderna e ben distante
dai vecchi
precetti azionisti ed una Sardegna insita in un contesto italiano a
pieno titolo.
I partiti di Roma, forti dell' esperienza storica maturata in ambito
politico, sono ben consci che
tale dispersione, tale fascia instabile di elettorato (ma tendente alle
proprie radici) è la proiezione
di una Natzione ormai sull' orlo del baratro ma che ancora
sà riconoscersi nella sua cultura
madre. Da tale dinamica consegue la fondazione di svariate sigle
sardiste filo-unioniste che
raccolgono tutto questo bacino elettorale, presente in misura
trasversalista da destra a sinistra.
Il cosìdetto "Sardismo diffuso".
Nella sezione Sardi
contro Sardi abbiamo pertanto capito che dopo aver
identificato tale bacino
elettorale disperso in vari lidi, la politica antisardista di alcuni
movimenti indipendentisti, non solo
conduce ad un vicolo cieco, ma alla stabilizzazione del numero
(più o meno variabile) di elettorato
coerentemente indipendentista (lo "zoccolo duro").
E poco conta che aumenti una fascia di elettorato "giovane", non
può essere considerata stabile
o tendenzialmente evolutiva nel lungo termine (Vedi IRS).
Conosciamo anche svariate personalità, purtroppo
numericamente inconsistenti e del tutto liberali
che hanno trovato in IRS un tetto, lungi dal conservatorismo
assolutista di SNI.
In
buona sostanza, le politiche antisardiste precludono la
possibilità di crescere verso l' unica
piattaforma
popolare non ancora italiana a tutti gli effetti.
Elettorato assorbito abilmente dal "Sardismo diffuso" tra destra e
sinistra.
Quale soluzione riformista dunque per l' indipendentismo attuale?
Come dobbiamo interpretare il "Sardismo diffuso"?
Con tale definizione riscontriamo una formula tanto semplicistica
quanto variegata:
Non è altro che la proiezione
culturale residua di un popolo in forte crisi di identità ma
che non si
riconosce compiutamente in una identità italiana.
Una formula da cui partire che racchiude
in sè svariate peculiarità cardine, di cui:
- Consapevolezza del declino identitario della Natzione.
- Esistenza conseguente di una fascia di popolazione completamente
italiana.
- Consapevolezza della necessità di individuare forme
politiche sardisto/indipendentiste riformiste
per la sua-nostra rappresentatività.
- Consapevolezza di dover trattare con un bacino politico
trasversalista in cui il declino culturale
della Natzione produce in essi, elementi di contiguità
identitaria tra due culture differenti, italiana
e sarda.
Riteniamo che una
classificazione dei vari "Sardismi" oggi presenti a livello
istituzionale non sia
il giusto percorso ma si debba tendere ad uniformare il concetto di
"diffuso" motivandolo a livello
sociale
(quindi non politico) attraverso una visione univoca, ovvero:
Il
Sardismo diffuso non è altro che tutta quella serie di
elementi che nel presente garantiscono una
differenziazione della
nostra cultura da quella italiana, fermo restanti le
implicite distorsioni
identitarie
ed ideologiche in cui navigano le sue componenti.
Nel momento in cui abbiamo appreso la consapevolezza di ciò
che rappresenta dunque nel
presente il Sardismo diffuso, come da tempo anche i nostri dirigenti
sardisti ed indipendentisti
sanno, ci si domanda: Perchè gli stessi non sono mai stati
in grado di capire che la giusta
rappresentatività di tale bacino trasversalista
può solo apportarlo un Fronte riformista in cui
siano presenti movimenti provenienti da tutte le aree di
pensiero? Cattolici, liberali, socialisti,
laici, etc.
Come ricreare questo Fronte di Democratzia Sarda? O terzo polo
alternativo agli elettori italiani del
nostro territorio.
Intanto è bene osservare quale sia la genesi dell' attuale conservatorismo
di movimenti quali SNI,
IRS e parte dell' attuale PS d' Az.
Ricordiamoci che tale classe dirigente nel suo complesso nasce da un
mondo politico quale
quello estinto in Italia dopo gli anni '70.
Noi riteniamo che in Sardegna ed anche nell' indipendentismo si sia
proiettato un fenomeno
culturale politico negativo tutto italiano:
Premettiamo di non essere ostili ad una ideologia socialista,
nè di essere esclusivamente
provenienti da un pensiero liberale moderno.
L' Italia è oggi il più grande Paese d' Europa in
cui, a differenza di svariate nazioni occidentali, gli
accadimenti storico-politici hanno minato l' evoluzione del socialismo
così come contrariamente
avvenuto in svariate democrazie contemporanee, l' Italia ha tenuto e
tiene ancora oggi due
sinistre: Una sinistra riformista ed insita nel contesto
geopolitico mondiale, ed una sinistra
radicale (minoranza assoluta in altri paesi a differenza dell' Italia),
quest' ultima sinistra, ancora
oggi determinante nei numeri di governo, sbarra la strada a compiute
riforme economiche e
geostrategiche, decretando il ritardo politico ed economico del
territorio interessato.
Dal dopoguerra ad oggi, esiste pertanto ancora oggi una sinistra
radicale che lotta contro la
globalizzazione, lo sviluppo e le riforme sociali.
Una sinistra oggi diffusa secondo diverse gradazioni nei mezzi di
informazione, sulla stampa, nel
sindacalismo, nelle scuole, nella giustizia, nella cultura, nella
pubblica amministrazione.
Ma mentre tale ondata in Italia è mutata parzialmente verso
posizioni
socialdemocratiche
Europeiste, si veda la recente riabilitazione dell' opera
Craxiana e della svolta di
Berlinguer del
1980, un' altra parte ha invece proseguito tale "lotta culturale" al
sistema.
Una sinistra radicale in cui sul finire degli anni '70 ha prodotto le
basi dell' indipendentismo
attuale, ciò che noi ironicamente definiamo
"post-sessantottino".
Essi nascono dunque da tale mondo politico, proseguono la "lotta al
sistema", mentre la nostra
società Sarda è avanzata, l' indipendentismo si
è autoisolato sempre più in posizioni minoritarie
del panorama politico Sardo.
Proseguono una lotta fuori dal tempo ed in un mondo che non esiste
più, spesso saldando la
loro opera con indipendentismi internazionali afflitti dalle medesime
problematiche ideologiche
o naviganti in situazioni sociali e storiche differenti dalla nostra,
replicandone talvolta alcuni
comportamenti del tutto fuori luogo.
Alcuni di questi movimenti esteri tuttavia cresciuti politicamente
grazie alla rinuncia
di metodiche
comunicative folkloristiche, problema da noi in Sardegna tutt' ora
inevaso.
L' indipendentismo Sardo dunque, persiste nell' autoalimentarsi, quasi
fosse un serpente che si
morde la coda, senza recuperare alcuna posizione e ritrovandosi
cristallizzato,
ben lungi dal grosso
elettorato sardista moderato di destra e sinistra.
Come recuperarlo?
L' esperienza di SNI, la breve storia di IRS ed anche i trasversalismi
recenti del PS d' Az, hanno
dimostrato che, come detto in precedenza, l' epoca dei partiti
trascinatori di masse è estinta.
I trasversalismi generano ambiguità, mancanza di
credibilità ed incoerenza progettuale interna
dei movimenti, generando talvolta ulteriori frazionismi e divisioni
intestine.
Tali improbabili "fronti monopartitici" quindi vengono ridotti al
rabbocco concettuale con altrettanti
improbabili teoremi tesi a giustificare minestroni in costante passivo
di bilancio. Esempio, il
Cumpostu che si ritrova a dover scrivere nei dettami di SNI che il nazionalismo non è
un
sottoinsieme
di alcuna ideologia salvo più in fondo
giustificare la tenuta di parte della sua
militanza con chiari retaggi di stampo socialista radicale, tendenti
esplicitamente
all' antiglobalizzazione.
Iperboli che rasentano purtroppo una assoluta perdita di
credibilità.
Persino IRS, sorto nel medesimo ambiente culturale antiglobalizzazione,
cerca improbabili
soluzioni di mezzo, non dichiarandosi socialista ma esprimendo
propositi libertari e/o new
glocal, qualsiasi cosa insomma che serva a tenere l' indipendentismo
chiuso nel solito humus
post-sessantottino.
Noi riteniamo che un solo movimento non possa pertanto più
rappresentare in misura trasversale
tale bacino elettorale moderato tra destra e sinistra senza generare
incomprensioni, incoerenze
e dispersione di credibilità. Vie di mezzo senza alcun
ragionevole ritorno di voti del resto.
Cedimenti che vengono costantemente innaffiati con periodiche e
puntuali ventate di radicalismo
e folklorismo propagandista per consolidare una fascia di militanza
sempre pronta ad
abbandonare queste dirigenze.
Solo un Fronte unito di Democratzia rappresentativa, come detto di
sopra al seguito del concetto di
"Sardismo diffuso", ha la possibilità di rappresentare in
misura coerente le odierne mancanze.
Tenteremo di argomentare secondo quali indicazioni.
Per ragioni storiche, l' indipendentismo è
inequivocabilmente nato a sinistra e rappresenta oggi
(sebbene divisa tra varie sigle) l' entità indipendentista
più diffusa.
URN Sardinnya ritiene che per lavorare alla costituzione di un fronte
democratico nonchè
rappresentativo di tutti gli orientamenti di quel più volte
citato bacino elettorale moderato sardista
di destra e sinistra, sia necessario intanto creare le condizioni
politiche per la realizzazione di
un moderno soggetto politico socialista, partendo proprio dalla
sinistra.
Non nascondiamo che questo progetto nasce dall' analisi del capitalismo
italiano e di come, di
riflesso nella politica italiana, esso stia tentando di guidare i
partiti riformisti verso l' unità, onde
creare stabilità politica per procedere alle riforme
strutturali di cui l' Italia abbisogna.
Un processo che vede la costituzione di un partito riformista di
sinistra che metta all' angolo i
danni generati dalla presenza di una attuale doppia sinistra (radicale
e
riformista) ed in seguito, di
riflesso, medesimo lavoro sorgerà automaticamente nel
centrodestra.
Salvo imprevedibili variabili e tempistiche tipiche del mondo politico
e finanziario italiano.
Insomma, le manovre politiche per distruggere il massimalismo in Italia
e generare stabilità
per consentire processi riformatori sono già in atto.
Noi dobbiamo poter guardare oltre ed analizzare con ponderazione gli
eventi.
Noi dobbiamo superare le varie etichette che oggi annebbiano i processi
unitari, e tali etichette,
sono riconducibili nel presente essenzialmente a due visioni di fare
politica, ovvero, quella
sardista e quella indipendentista.
La prima ritiene lecito (nelle sue varianti sparse tra destra e
sinistra) navigare verso il classico
narcotizzamento che conduce a politiche unioniste, la seconda, evita in
maniera ridicola
qualsivoglia attribuzione politica che la veda in simbiosi ad un mondo
sardista e non è in grado
di realizzare in tutto il territorio un serio apparato logistico
tendente al conseguimento di
capacità di governo nelle amministrazioni locali.
Quella che noi abbiamo definito "Deontologia suicida", ovvero quella
coerenza che porta gli
indipendentisti attuali, in nome di una vuota coerenza con se stessi, a
ripudiare la ricerca di
metodiche riformiste per recuperare credibilità. Si evita
addirittura la compenetrazione
clientelare del territorio per raggiungere sedi di governo e passare al
progetto da noi chiamato
Restaurazione,
ovvero il ripristino progressivo delle nostre peculiarità
statuali e culturali rimosse.
Noi riteniamo che personalità come Cumpostu e Sale possano
essere degni guardiani di una
piattaforma politico-programmatica realizzata insieme a forze quali il
PS d' Az e/o Progetto
Sardegna a sinistra, evitando quindi a terzi, vecchi impulsi Sardistici
con tendenze unioniste.
Ma andiamo per ordine, come è possibile recuperare
credibilità ed arrivare alla costituzione di un
moderno soggetto socialista indipendentista da attivare in una
coalizione di governo?
Premettiamo e ricordiamo che una sola ideologia non potrà
mai naturalmente rappresentare una
nazione, non rinneghiamo certo quanto detto in precedenza in questa
sede (Vedi
Società, parte
prima e
seguenti) esso è solo un tassello ordinato del
futuro, poichè solo un Fronte democratico
potrà rappresentare una Nazione.
Non certo l' arroganza di chi oggi con un partito ideologizzato,
pretende di rappresentare un
popolo.
Questa non è l' America latina dei regimi, questa non
è la politica fallimentare delle formazioni
indipendentiste comuniste Europee.
Uno dei primi passaggi concettuali (Vedi
anche Democratzia, parte prima), è la
consapevolezza
di dover superare un periodo storico ed accettare la realtà
contemporanea degli eventi, ovvero:
No
all' antiglobalizzazione.
Noi non vogliamo isolarci dal mondo ma stare tra esso al pari dei
nostri prodotti, non solo
economicamente quindi, aziende come Tiscali in Europa e nel mondo sono
un grande esempio
di ripudio dell' isolazionismo e dell' integrazione al settore primario
dell' economia di capacità
che ci possono vedere protagonisti, per tutti i nostri giovani, in
svariati campi che il modernismo
ci offre, fino al terziario quindi.
Noi diciamo no ad un indipendentismo no-global, foklorista ed incapace
di proporre e generare
benessere e sviluppo reale, noi diciamo sì a formazioni
politiche indipendentiste sia socialiste, sia
liberali al passo con i tempi, come tutto il mondo avanzato, in grado
di conversare e confrontarsi
con la società moderna.
Questo indipendentismo post-sessantottino deve cessare la sua
attività di allontanare il suddetto
bacino elettorale moderato ed aprirsi alla società
contemporanea.
La Pubblica
Opinione è uno dei nostri principi fondanti di
riferimento per quanto riguarda la
ridefinizione delle nostre metodiche comunicative; poichè
essa è divenuta un' elemento di
valutazione implicita delle capacità espositive dei nostri
movimenti.
Essi non rappresentano politiche unitarie per la massa, ma un unico
corpus che proietta alla
popolazione una immagine a senso unico non supportata dalle esigenze di
Responsabilità che la
maggioranza attraverso la Public Opinion si aspetta.
(Vedi sul
tema le aree: Società, parte ottava; L' opinione, parte
nona).
Per essere più chiari: La massa intravede il modello
indipendenza come un unico soggetto, in
quanto i principi esposti dai nostri movimenti sono sì
egualitari tra loro, ma distonici dalla
maggioranza di popolazione stessa.
Abbiamo utilizzato esempi banali nei nostri vari scritti per
sottolineare ciò, ad esempio, tutti i
movimenti si definiscono pacifisti, egualitaristi, ma allo stesso tempo
"rivoluzionari", nel senso
culturale del termine.
Questa proiezione univoca in senso antiglobalizzazione che i movimenti
offrono di sè proietta
automaticamente una visione di indipendenza univoca, ovvero parallela a
ciò che nella attualità del
dibattito politico viene definita massimalista e radicale.
L' indipendentismo pertanto viene spogliato di quel ruolo di modello
"statuale" che dovrebbe
proiettare sulla Public
Opinion (qualora fosse al passo con le più
attuali dinamiche moderate), e
privo della sua reale essenza, viene abbassato al ruolo di concezione
radicale al pari di tutto quel
pianeta antiglobalizzazione presente oggi ai margini del dibattito
politico riformista, sia nei piccoli,
sia nei grandi numeri della politica.
Non possiamo più permettere al falso autonomismo di
narcotizzare il popolo ed assogettarlo a
Roma poichè l' indipendentismo è volontariamente
assente.
Abbiamo bisogno di degni
impianti comunicativi
e dell'
immagine sulla falsariga dei più attuali
partiti politici di massa.
Non possiamo
più permetterci di regalare attraverso il
folklorismo ed il radicalismo anti-mondialista
le chiavi della credibilità popolare a tali signori
"autonomisti".
Esortiamo pertanto chiunque all' interno dei movimenti IRS, SNI, A
Manca pro s' Indipendentzia e
Partito Sardo d' Azione abbia serie proposte programmatiche di coerenza
a farsi avanti onde
proporle in seno ai rispettivi movimenti.
E' necessario il superamento della fase no-global per il nostro
indipendentismo, la ricerca di una
stabilità progettuale nel campo della propria area
ideologica di riferimento (Socialismo nel caso)
e lo sviluppo di una sacrosanta riforma dell' immagine e della
comunicazione pubblica (Vedi
anche
Società
- Immagine e comunicazione; Società - Piazza ed
indipendentismo/Mass media:
Indicazioni).
Se
oggi personalità come Soru prendono le distanze dall'
indipendentismo è soprattutto perchè
non se ne
è mai data una visione modernista al passo con i tempi, ed
egli, conscio della visione
radicale univoca che l' elettorato assorbe di questo indipendentismo,
tende a differenziarsi da esso.
Ripetiamo: Nò all' antiglobalizzazione.
Per studiare ed avere informazioni da riutilizzare in sede di riforma
di un dato movimento, è bene
approfondire lo studio a mezzo di soluzioni statistiche/sondaggistiche
degli "umori identitari" in
cui periodicamente versa la popolazione elettorale. Il primo di 2 studi da
affrontare su base
statistica.
Perchè?
Perchè
da tali studi si possono evincere le tendenze sociali di determinate
fette anagrafiche
sulle
cui preferenze può essere elaborata una valida piattaforma
di costituzione riformatrice
per
un dato movimento/partito.
Per quanto riguarda dunque
l'
aspetto della riforma comunicativa, non possiamo certo dettare
l'
agenda politica dei movimenti ma possiamo limitarci ad indicare alcuni
percorsi su quali modalità
adottare.
Il passaggio verso una formula socialdemocratica che dovrebbe
accantonare definitivamente quella
radicale, deve essere accompagnato indissolubilmente ad una revisione
generale della pubblicistica,
della simbolistica e di tutta quella serie di accorgimenti metodologici
tendenti alla presentazione
di un indipendentismo moderno, capace di mettere con le spalle al muro
l' attuale autonomismo
unionista.
Il Sardismo azionista dal canto suo deve assimilarsi al percorso
riformista dettato da esigenze
comunicative e dell' immagine estrapolate dai medesimi dati statistici
da affrontare nel primo
studio.
"Sardismo", quello istituzionale (politico) già di per
sè all' altezza dei percorsi moderati intrapesi
dalla politica col crollo delle ideologie negli anni '90.
Noi dobbiamo poter essere gli artefici di quella rivoluzione,
revisitazione strutturale completa dei ns
modelli politici nella misura in cui l' Italia teme di più.
Presentiamo quindi per la prima volta un
percorso progettuale e riformista generale ad ampio spettro.
Roma non teme naturalmente modelli massimalistici, Roma teme che si
riesca a proporre e porre
in essere un indipendentismo capace, moderato e riformista, ovvero in
grado di estendersi verso
quel bacino elettorale da noi segnalato ed attualmente preda delle
abilità di Roma attraverso
fasulle sigle ed esche sardiste a mezzo di partiti italiani.
Noi evolveremo i nostri modelli indipendentisti demolendo le spinte
radicali interne ed utilizzando le
medesime tecniche espositive delle grandi formazioni politiche italiane.
Possiamo consigliare la convocazione di un congresso unitario per ogni
singolo movimento,
ovvero ogni movimento in tale congresso dovrà valutare verso
quale
piattaforma elettorale
svilupparsi, noi data la natura ideologica dei nostri movimenti,
possiamo consigliare un
bacino
elettorale moderato di sinistra.
Chi parla di unità oggi spesso non ha la minima idea su
quali basi progettuali dovrebbe ancorarsi.
Ogni congresso dovrà ragionare su quali basi sviluppare le
proprie tecniche comunicative in
relazione alle rispettive peculiarità, noi consigliamo lo
studio dei più attuali partiti politici, le loro
formule espositive ed un lavoro di sviluppo basato sulla revisione
totale della simbolistica, lavoro
che può essere affidato anche a degli studenti universitari
operanti nel settore della comunicazione.
Oppure commissionare ad un istituto di sondaggistica tale lavoro, al
fine di realizzare modelli
in linea con le più moderne tecniche comunicative.
Il secondo dei 2 studi da effettuare su base statistica.
Esempio:
Utilizzare una pubblicistica tendente a mostrare immagini di nuclei
familiari, lavoro,
benessere,
utilizzo di cromatismi vivaci, slogan promozionali di chiara
connotazione positivistica,
eliminando
quindi tutto l' attuale impianto tendente a presentare pertinenze
sociali monocolori,
scenari
apocalittici e disfattisti circa l' opera prodotta dallo stato italiano.
Il
1968 è finito. La "lotta al sistema" e tale conseguente
impostazione ideologica è la causa e la
base
del problema conservatorismo.
Mossa
è stato un grande figlio del suo tempo, ma oggi la nostra
società non vede più il
mondialismo
come un danno ma come un' opportunità di sviluppo, benessere
sociale e
modernismo.
Nel nuovo mondo, le sfide per il nostro indipendentismo non sono
più la lotta al
sistema,
ma la lotta per la conquista di un elettorato moderato, e
dovremo essere sinceramente
convinti
di tale passaggio ad una fase storica nuova.
Le
priorità oggi sono altre, le sfide che ci attendono sono
più articolate e complesse.
La
distruzione di vari linguaggi obsoleti, termini quali "colonialismo",
nella fattispecie, dovranno
essere
eliminati dal vocabolario indipendentista. Attenzione:
Non
perchè siano errati, ma perchè non è
più possibile realizzare una propaganda di tipologia
egocentrica,
ovvero funzionale all' ambito stesso di militanza, mentre viceversa,
è l' indipendentismo
stesso,
che pur conscio della realtà, deve potersi misurare ad armi
pari con la dialettica politica
contemporanea,
con le aspettative di vita dei cittadini, con le più attuali
tecniche comunicative.
Non
ci stancheremo mai di ripeterlo, non possiamo spaventare l' elettorato
e dare loro una immagine
da
perenne conflitto sociale con il sistema, isolazionista e negazionista
delle aperture verso cui
il
popolo intende perseguire e proseguire il suo viaggio.
La risultante di tale processo riformatore non può che
essere un nuovo modello, non figlio di
Lussu, nè Mossa, ma un nuovo punto di riferimento e di
eccellenza volto a proiettare a livello
politico e sociale
una nuova dinamica di interpretazione indipendentista razionalistica.
Tra i vari intenti, noi abbiamo posto in essere nella sezione
Progressisti: Innovazioni,
una lista
semplicissima degli elementi di cui è opportuno tenere conto
e da cui non
si può più tornare
indietro.
Cos' è inoltre la sezione Progressisti? Di cui vi invitiamo
a leggere tutte le aree correlate.
Progressisti
è un prototipo di partito insito in un contesto mondialista
che opera nel quadro di una
moderna socialdemocrazia, noi riteniamo che la presentazione di tale
formula sperimentale possa
dare un' idea dei modelli verso cui possiamo e dobbiamo aprirci.
E' necessario abbandonare principi unitari diffusi nell'
indipendentismo distonici dalla massa ed
adottarne di nuovi in linea con la massa.
Ergo, nò all' antiglobalizzazione, sì alla
globalizzazione, tra i vari.
Conseguente sviluppo di una stagione politica tra i movimenti attuali
che miri a creare punti di
convergenza destinati a ricreare situazioni di unitarietà da
proiettare sulla massa.
Per inciso, sè oggi si proietta una immagine radicale
(poichè tutti i movimenti nascono dal medesimo
ambito post-comunista antiglobalizzatore), nel domani dovremo saper
proiettare una immagine
moderata del modello indipendenza, sia esso "di destra o di sinistra".
Il problema non è pertanto solo concettuale, ma sociologico,
ovvero è fondamentale trasmettere un
nuovo costrutto oggi maggioritario nella popolazione ma minoritario per
una parte restia di
cittadinanza.
Sia per ragioni culturali che storiche.
Se
pertanto la società avanza verso criteri moderati dell'
esposizione politica, l' indipendentismo
deve
evolversi al pari della società verso tali criteri in
costante affermazione nel mondo politico.
Non
ritrarsi su quella parte di popolazione restia all' evoluzione della
politica in senso moderato.
Siamo ben consci che un prototipo quale Progressisti
apparirà aberrante al
mondo no-global
indipendentista, vedi, per essere precisi, SNI ed A Manca, movimenti
nei cui scritti
è evidente il
desiderio di "combattere" in maniera alquanto improbabile l' attuale
ordine mondiale.
Ma urge la Responsabilità
Natzionale di capire in quale misura adeguare il modello
indipendenza al
presente, ed i tempi non solo sono maturi, ma sono quasi tardi.
"Il
saggio legislatore non comincia col redigere leggi buone in se stesse,
ma prima esamina se il
popolo al quale
le destina è capace di sopportarle".
Da:
Il Contratto Sociale - Principes du droit politique, di J. Jacques
Rousseau - 1762.
Sono considerazioni politiche in uso in occidente da oltre 240 anni,
non si capisce per quali
ragioni le nostre dirigenze indipendentiste, e spesso anche sardiste,
persistano con considerazioni
antecedenti a ciò, infischiandosene altamente di tutta la
popolazione, senza prendere le misure
opportune con cui far prosperare il modello indipendenza. Probabilmente
vi sono più politicanti che
politici, ma sarà chiaramente la storia a giudicare essi,
non certo un portale web di comunicazione
politica quale il nostro.
Esistono altre tipologie di uomini politici, sono coloro che in un
grande scacchiere lavorano
esclusivamente per coprire la loro piccola area politica di pertinenza
senza occuparsi dello
sviluppo politico della stessa. Si tratta di dirigenti di partito.
Che differenza intercorre tra un dirigente quale Bertinotti ad esempio,
ed un dirigente quale
Gavino Sale?
Qual' è il ruolo sociale e politico che contraddistingue la
rispettiva azione politica?
Il primo opera per rappresentare un dato bacino elettorale e dare
continuità al proprio partito,
il secondo, così come Cumpostu e terzi, non solo deve
ricoprire il medesimo ruolo, ma se intendono
realmente rappresentare una Nazione nel cammino verso la
statualità, devono necessariamente
ricoprire il ruolo dei riformatori, onde mantenere al passo con i tempi
la visione del modello
indipendenza da proiettare alla massa maggioritaria,
affinchè tale massa la accolga, o come diceva
Rousseau per una data azione politica, la sopporti.
Essi non devono certo accontentarsi di rappresentare le veci della loro
piccola area sociale da cui
estrapolano voti come da consuetudine.
Se pertanto cari Sale e Cumpostu, vogliamo solo fare i dirigenti di
partito, si può proseguire con la
stessa solfa per altri dieci o vent' anni, magari meno, magari di
più.
Ma se vogliamo realmente ragionare da statisti, qualcun' altro venuto
prima dei vostri modelli di
riferimento aveva da tempo individuato la Responsabilità
Natzionale per chi, in politica, intende
crescere, a quali costi, e con quali benefici.
E l' opera di questo qualcuno, oggi è predominio dei grandi
partiti di massa, dello studio di
immagine e della comunicazione. Coloro i quali hanno incarichi di
governo ai massimi livelli.
Signori, oggi la maggioranza di popolazione elettorale del nostro
territorio è moderata e
riformista, ben poco conta che sia di "destra o sinistra", i modelli da
voi proposti non sono
sopportati, nè supportati più di alcun riscontro
politico.
In Sardegna siamo paradossalmente arrivati al punto di esportare
addirittura politici moderati ed
importarne di radicali da e per Roma (Vedi
sezione Sa Natzione: Made in Italy).
In tale contesto, ben poco c' entrano le scuse di deficit finanziari e
le baggianate dei "complotti".
Per il resto, vige il conservatorismo e la paura del nuovo
più imperante.
Vi vogliamo presentare un esempio tipico ed abituale di queste formule
conservatoristiche di SNI,
un comunicato di Bustianu Cumpostu che vi invitiamo a leggere
integralmente al seguito:
Contratti
d'aria fritta:
Da un fallimento
all’altro, il triangolo Sassari-Alghero-Portotorres dopo aver
subito il saccheggio
dell’industria chimica di Rovelli è adesso
territorio di nuove incursioni da parte di industrie
corsare Bergamasche, Romane e simili, che attratte dal miele
finanziario messo a disposizione
dai contratti d’area hanno in fretta e furia pintato la legna
e l’anno portata in Sardegna.
Con la complicità politica di chi basa il suo potere
politico e sindacale sull’industrializzazione
imposta per obiettivi politici e non economici, nel suddetto triangolo,
si sono spesi 132 milioni
di euro per 520 posti di lavoro nominali, dei quali circa la
metà quelli effettivi, per una spesa di
500 mila euro per ogni nuovo posto di lavoro.
Le imprese non sarde che hanno portato la loro legna pintata nel
contratto d’area Sassari-
Alghero-Portotorres sono più del 40% e tra esse la ICNOTECH
e la CATADISK , ( insediate a
Predda Niedda) , che per le modiche cifre, a fondo perduto, di 7,485
milioni di € e di 5,027 milioni
di € , hanno venduto la loro legna ai sardi con la promessa di
creare 92 nuovi posti di lavoro (solo
30 gli assunti).
Dopo la firma del contratto d’area le suddette aziende, come
molte altre, hanno dato inizio al
solito finto balletto per mettere su l’industria, preparare
il personale a produrre DVD-R, far finta
di avere un mercato e tirare avanti mantenendo l’occupazione
per gli anni previsti dal contratto
d’area, 3 anni dalla messa a regime che dovrebbe partire dal
31 dicembre 2007.
Nel 2005 è iniziata la selezione del personale, corsi di
formazione, assunzioni strane, utilizzo
degli assunti in mansioni da cantiere e finto avvio della produzione.
Come da copione, dopo alcuni mesi di salario puntuale sono iniziati i
ritardi e al momento i
lavoratori sono senza stipendio dal mese di luglio e non si vedono
possibilità concrete, che la
produzione sia avviata realmente e che i posti di lavoro si
stabilizzino e vadano a regime.
Sardigna Natzione Indipendentzia, che non crede che tutto
ciò possa succedere senza le
necessarie complicità, chiede agli organi preposti di
compiere delle azioni concrete nei
confronti delle aziende inadempienti mettendo in atto tutti gli
strumenti previsti dal caso e già
da subito si mobiliterà per intervenire con azioni pacifiche
ma incisive contro chi vuole lucrare
sfruttando le risorse finanziari e territoriali del popolo sardo con la
solita beffa della promessa
occupazionale.
Un monito anche ai sindacati, primi attori nell’imposizione
del modello industriale alla
Sardegna, abbiamo digerito male la vostra posizione nel referendum
contro lo smaltimento dei
fumi di acciaieria, del fallimento dei contratti d’area siete
responsabili anche voi o agite di
conseguenza o sarete anche voi controparte della classe lavoratrice
sarda.
NUORO 8/09/06 IL COORDINATORE NAZIONALE
Bustianu Cumpostu
Condividiamo svariati punti di questo comunicato. Che cosa dunque stona
con l' acquisizione di
una moderna politica socialdemocratica capace di apportare le sue
riforme laddove si presentino
problematiche sociali? Osserviamo bene tale comunicato:
I disastri industriali unitari di tutta Italia ed importati anche in
Sardegna vengono sottilmente
associati al modello capitalistico verso cui SNI da tempo immemore
lotta, si rispolverano pertanto
obsolete definizioni quali "classe lavoratrice Sarda", inoltre,
aldilà della denuncia segnalata da SNI,
qual' è la soluzione esposta che non sia "utopisticamente
alternativa" a tale modello economico?
Nessuna.
Caro Cumpostu, ancora una volta dobbiamo rivolgerci direttamente a lei.
Sinchè continuerà a dotare di "whiskey gli
indiani" con tali comunicati, noi non riusciremo mai a
superare la fase radicale del nostro indipendentismo.
Finchè lei persisterà nell' associare alle
problematiche presenti la necessità della lotta ad un
intero sistema, lei non solo cristallizza il conservatorismo di SNI, ma
consolida inoltre la mancanza
di credibilità di questa formula indipendentista, molto
propagandistica, poco concreta in termini
politici, ben lungi da un doveroso processo riformatore in chiave
progressista/laburista.
Lei è un buon politico per il suo movimento, ne è
prova la sua durata alla guida dopo anni a zero
risultati.
Sfortunatamente, la riuscita dell' indipendentismo risente fortemente
di tale cristallizzazione politica
e spesso ambigua del suo movimento.
Questo modo di fare politica nel 2006 apporta alla causa
più danni di quanti non ne risolva.
Non la apprezziamo come emulo di Bertinotti, ma la apprezziamo come
sè stesso, realista,
pragmatico, consapevole della posta in giuoco, ben oltre dunque il suo
movimento.
Perchè di sopra abbiamo citato Rousseau?
Perchè chi intende ragionare da statista ha la Responsabilità
Natzionale di mettere da parte i
folklorismi, le ideologie e quant' altro non rappresenti più
la maggioranza del corpo popolare al fine
di adottare soluzioni da partito di massa.
Ed oggi le soluzioni da adottare debbono poter riguardare assolutamente
una politica moderata,
che sia di "destra o di sinistra", poco conta. Conta adottarla.
Altrimenti in Sardegna non avremo mai statisti ma modesti ed
improduttivi dirigenti di partito.
La nostra società vede l' indipendentismo come un unico
blocco monolitico, il fatto che esistano
differenti movimenti, più o meno portatori rispettivamente
di "verità assolute" non cambia la
proiezione che la popolazione assorbe di tutto il pianeta
indipendentista se solo da qualche parte
si espone un solo modello massimalista.
Cosa significa? Significa che anche se esistessero moderni movimenti
indipendentisti, sarebbe
sufficiente la presenza di un solo modello ancora massimalista per
rendere difficoltoso il
cammino verso il recupero della credibilità da parte di
tutti.
Noi riteniamo che la conquista della credibilità possa
addirittura (a seguito delle riforme
comunicative e metodologiche anticipate) consentire anche ad altri
politici che oggi non danno
credito al modello indipendentista, il grande salto.
Spingendo per inerzia anche formazioni politiche autonomiste site nell'
area del centrodestra
isolano.
La conquista della credibilità apporta dunque tutta una
serie di benefici al profitto politico verso cui
puntiamo, intanto l' ottenimento progressivo nelle amministrazioni
locali di personalità ben
radicate e stimate nel territorio, suscettibili di ottenere incarichi
di governo.
Non come nel presente, in cui la mancanza di credibilità, l'
assenza di un chiaro costrutto
programmatico, la presentazione di utopici e folkloristici modelli
indipendentisti funge da
deterrente circa la credibilità che una
personalità politica
attenta potrebbe accordarci.
Da tali mancanze, ne conseguono gli attuali candidati alle
amministrazioni locali,
personaggi
fuori luogo e del tutto snobbati dalla cittadinanza, assenza di
compartecipazioni clientelari
(vedi
la deontologia
suicida sopra descritta), assenza di una politica coerente
di coalizione anche
per
via di timori dati da trasversalismi e quant' altro. Timori che saranno
evasi con il
consolidamento
(nel caso) di una formula socialdemocratica da abbinare ad un
centrosinistra italiano e/o
presentarsi laddove il territorio lo consentisse, direttamente per la
creazione di un polo
alternativo
indipendentista al bipolarismo italiano.
La presenza di un nuovo indipendentismo, sempre rappresentato da figure
post-Lussianiste quali
ad esempio Sale e Cumpostu, sarebbe la garanzia più
efficiente onde evitare il ripetersi degli errori
passati costituiti con tale politica dal Sardismo.
La coalizione Sardigna Libera fallì miseramente progetti
similari poichè non solo persisteva nel
presentare due modelli politici obsoleti (e lo sono tutt' ora), ma
perchè a tale conservatorismo
associava una assoluta mancanza di progettualità e coerenza.
Nessuno avrebbe mai votato un movimento indipendentista no-global ed
obsoleto come SNI (e
sfidiamo chi la pensi contrariamente invitandolo a leggere gli scritti
antiglobalizzazione di SNI),
prossimo tra l' altro al folklorismo, ed un Sardismo azionista
completamente oscurato da astri
nascenti modernisti come Progetto Sardegna, nonchè
perennemente impegnati in lotte intestine.
Ci domandiamo come sia possibile che la lungimiranza di dirigenti come
Giacomo Sanna
abbiano potuto imbarcarsi in tale impresa senza prima osservare tutte
le
mancanze concettuali,
riformistiche e progettuali da noi oggi ricordate.
Noi invitiamo anche i Sardisti Azionisti ad aprirsi ad una stagione di
serie riforme onde sviluppare
come nel passato, più del passato, la propria utenza, senza
ridurre il partito ad un cumulo di
nostalgiche macerie in lotta tra di loro e con tendenze settoriali
suicide.
Non abbiamo inventato nulla di nuovo, la Responsabilità
Natzionale trae la sua forza dalla capacità
di assemblare e ridefinire il pacchetto generale all' insegna del
buonsenso e dei ragionevoli
interventi che devono essere apportati.
Non riteniamo improprio esporre i nostri intenti, poichè
alla luce dei magri risultati conseguiti dai
nostri rappresentati politici, riteniamo del tutto dignitoso affermare
con chiarezza che da qualche
parte, nella storia di Sardegna, si sono spese delle righe volte a
riformare la nostra causa.
Qualcuno ci ha addirittura scritto al Portale chiedendoci che cosa
intedevamo persino
per
folklorismo, è presto detto, spesso i fatti contano
più di mille argomentazioni:
| SNI: |
|
(ANSA) Cagliari 1 luglio -
Sono arrivati con le maschere simbolo dell' identita' sarda (su Voe
Muliache, su Mamuthone e su
Componitori), la berritta in testa (tipico copricapo), bandiere e
striscioni e tanti pacchi bianchi ''per restituire al Governo italiano
i regali radioattivi'' che l' Isola
potrebbe ricevere: e' andanta in scena cosi' la protesta degli
indipendentisti di ''Chentu Berritas'',
stamattina a Cagliari, davanti alla sede di
rappresentanza del Governo. ''Attaccheremo Ciampi,
diffidandolo dal mettere piede in Sardegna finche'
il pericolo radioattivo non sara' allontanato"
|
| Vedi anche
Società, parte ottava |
| IRS: |
 |
Spudorati. "Azioni" che si commentano da
sole. Dirigenze senza il senso del ridicolo.
Non parliamo di A Manca. Indipendentisti o comunisti? Medesimo ambiente
sicuramente.
Nel 2006 tutetale la propria cultura, la propria identità,
la propria storia, non significa ostentare le
stesse, incorrendo quindi nella demolizione implicita delle nostre
peculiarità.
Non vuole essere un attacco al comunismo, ma alla metodica di esporre
tale pensiero politico.
Metodica alquanto bizzarra nel presente. Che immagine abbiamo dato e
stiamo proiettando
negli/da anni ai nostri Sardi? Non c' è da stupirsi se ci
temono.
L' ostentazione folkloristica si accompagna a quel processo
disgregazionistico italianizzatore, chi
accompagna tale processo oggi sono proprio IRS e SNI, poichè
fermi, mentre la società delle
immagini è avanzata, evolutasi rispetto a metodiche
politiche in voga nei decenni scorsi.
Consigliamo di leggere il concetto del guadagno di funzione
(Vedi
Società, parte ottava).
Il
folklorismo da cosa è dato? Da quel mix di ostentazione
della propria cultura in abbinamento alle
esposizioni
ideologiche tipiche del secolo scorso, attualizzate alla
stregua (come altri ambienti
indipendentisti
esteri) di movimenti anti-globalizzazione e/o pacifisti
sorti negli ultimi anni.
Tutti i partiti moderni oggi sono "pacifisti", il fatto che l'
indipendentismo sia costretto oggi ad
assoggettarsi tale etichetta identificandosi con tali movimenti
antagonisti è la controindicazione
della risultante di origini comuniste di stampo
rivoluzionario-populista.
Si tenta così in misura maldestra di uscire da quell' adito
di radicalismo in cui le dinamiche politiche
moderne (il moderatismo) costringono politiche dalla dialettica
conflittuale (come i no-global e
l' indipendentismo attuale) all' angolo dello scenario politico.
Ecco perchè dobbiamo superare la fase post-comunista del
nostro indipendentismo ed aprirla ad
un contesto quantomeno socialdemocratico insito a pieno titolo in
criteri mondialisti e moderatistici.
Sdoganando così la causa verso nuove piattaforme di utenza.
Addirittura Berlinguer aprì il PCI ad un' asse
occidentalista, non si capisce sulla base di quali
"disquisizioni statuarie" i post-sessantottini proseguano ad oltranza
una lotta che non esiste.
Perchè
aprirsi alla globalizzazione come tutto il resto del mondo politico?
Perchè
a livello politico oggi l' avversità al mondialismo
(mondialismo certamente da migliorare), è
contigua
ad una piattaforma massimalista, ragion per cui non possiamo relegare
il modello
indipendenza
a tale angolo popolare.
Questa è la motivante politica,
per il resto, motiveremo in una prossima sezione a parte, i
perchè
dell' apertura alla globalizzazione equa ed eticizzatrice del rapporto
impresa-individuo.
Noi diciamo persino stop a queste "monarchie" dirigenziali
indipendentiste (Vedi
anche sezione
Innovazioni
- Area Progressisti), chi non apporta risultati deve
assumersi le sue responsabilità e
farsi da parte.
Basta con la politica delle "pacche sulle spalle" e con le scuse che "tutto và male
perchè l' Italia
ci
tampina".
Falso.
Chi non è in grado di riformare, non è in grado
di tenere al passo con i tempi l' immagine della
Natzione, tantomeno e soprattutto di conquistare profitto politico per
governare.
Agli
uomini del nostro tempo non è dato vedere libera la
nostra terra, a noi il compito di creare le
condizioni
politiche più idonee affinchè le
generazioni seguenti sappiano come gestire gli eventi e
mantenere
viva la lotta politica per l' indipendenza e conseguirla
concretamente.
Non certo creare e perseguire le condizioni per distruggerci.
Il nostro non è un indipendentismo utopico, ma razionale, la
definizione di un percorso chiaro,
ordinato e graduale nel mare di slogan privi di contenuto,
dovrà saper proiettare sulla massa una
nuova immagine di modernità, di politica al passo con i
tempi, di alternativa Sarda attuale alle
politiche recessioniste (economicamente parlando) di Roma.
Una Responsabilità
Natzionale che può avere solo chi ha la
coscienza di guardare oltre le singole
formule, le singole bandiere di movimento.
Nell' interesse della Natzione.
Alla luce di tale percorso discorsivo, riteniamo che nel prossimo
futuro, l' unico Fronte
razionalmente perseguibile sia dato dalla risultante di una riforma
complessiva dei modelli
indipendentisti oggi attivi.
Solo lo sviluppo politico-elettorale degli stessi in relazione alle
indicazioni di riforma sopra indicate
potrà determinare le idonee trattazioni politiche per l'
avvio di una fase consultativa programmatica
tra le varie forze, prescindendo da posizioni del tutto strumentali o
funzionali a beceri interessi di
parte.
L' avvio di un Fronte non è dato in una fase primaria di
tale riforma all' unione tra tutti i soggetti
politici citati, ma possono, laddove le condizioni territoriali lo
consentano, proseguire la loro opera
in comunione a coalizioni autonomiste (di sinistra nel caso) la cui
opera sarà vigilata
dall' intransigenza della presenza in tali coalizioni di moderni
soggetti politici indipendentisti.
Abbiamo già oggi diversi e sporadici comuni in cui la
coerenza è stata premiata, non possiamo
tuttavia affermare che ciò sia la spia della risoluzione dei
danni generati da un' esposizione
folkloristica imperante ma da semplici e circoscritte situazioni
politico-sociali determinate da
esigenze territoriali, disaffezione verso precedenti classi dirigenti,
capacità e radicamento dei
candidati in loco.
Tutte condizioni oggi difficili da replicare senza le dovute riforme in
ulteriori comuni.
Il tema Fronte unitario verrà ripreso in seguito e
dovrà tenere conto dei principi di Responsabilità
Natzionale
che ci siamo comunemente preposti: Ripudio delle divisioni, superamento
delle
ideologie obsolete nel presente, abbattimento delle gerarchie
inoperose, sviluppo del riformismo,
sviluppo conseguente della credibilità politica, sviluppo di
capacità di governo, tutela e ripristino
dell' interesse natzionale, superamento degli errori autonomisti del
recente passato a mezzo
riforma dell' indipendentismo.
Riassumiamo infine il quadro entro cui deve muoversi una dovuta riforma
del panorama politico
indipendentista:
-
Superamento della fase massimalista (abbattimento del fenomeno
antiglobalizzazione dai modelli).
- Consapevolezza del ruolo giocato dalla Pubblica Opinione; Apertura di
una fase concertativa tra
movimenti circa l' adozione di elementi "statuari" comuni: Difesa
natzionale, economia, etc.
(Vedi al
riguardo: L' opinione, parte nona - La questione della Difesa; Un'
esempio di Responsabilità
Natzionale).
-
Acquisizione conseguente di formule politiche liberali e/o
socialdemocratiche per l' interazione con
il
mondo contemporaneo e la nostra società.
-
Apertura della fase di recupero della credibilità politica e
sociale.
-
Legittimazione della fascia italiana di popolazione votante.
-
Distruzione dell' antisardismo.
-
Rinuncia al folklorismo; Revisione dell' immagine e della comunicazione
pubblica.
-
Identificazione del bacino elettorale di popolazione verso cui
espandersi, vedi base concettuale sul
"Sardismo diffuso".
- Ruolo sociale del
sindacalismo.
-
Capacità di sviluppare governi di coalizione; Interazione
concreta con le realtà locali.
-
Sviluppo di una piattaforma programmatica per la trattazione di un
terzo polo alternativo (Fase
terminale).
Ed il sindacalismo? Tema notevole di cui accenniamo qualche intento
solo al termine di quest' area
per via della perdurante assenza di un pianeta sindacale natzionale.
Che dire? Leggendo le carte di un vecchio congresso della nostra
Confederazione Sindacale Sarda
non abbiamo potuto non notare la puntualità e l' efficienza
con cui vengono riportati i ritardi e le
problematiche socio-economiche dell' isola.
Colpisce purtroppo negativamente l' ossessiva presenza di atti
più o meno riconducibili alla tecnica
con cui ad esempio in SNI, la concettualità viene mossa (Vedi in alto comunicato di SNI:
Contratti
d'aria fritta & commenti).
Si associano sempre e comunque i problemi economici ad un dato sistema
mondialista, non è
possibile operare con serietà presso tutte le sedi
concertative (in cui oggi si è assenti) con il
medesimo linguaggio "post-sessantottino".
Mentre CGIL-CISL-UIL soffiano via puntualmente il nostro diritto
contrattuale.
La
CSS deve recuperare di pari passo agli amici di SNI quella
serietà che contraddistingue la
professionalità
dei suoi addetti nel quadro del mondo contemporaneo, superando anch'
essa
concettualità
anti-globaliste, marcatamente conservatrici e poco competitive in campo
economico.
Recuperando così posizioni nell' ottica della nostra
pubblica amministrazione, dell' istruzione,
nonchè del mondo previdenziale e del lavoro.
Dopo aver letto alcune posizioni della CSS in merito all' interesse con
cui si segue la situazione
Curda e Palestinese, ci siamo domandati di cosa effettivamente abbiamo
bisogno in Sardegna:
Di un sindacato Palestinese o di uno Sardo?
Fate voi.
Il tema sindacalismo ci proponiamo di affrontarlo nelle prossime
pubblicazioni.
Ci auguriamo che quest' area possa aver prodotto qualche spunto di
vostro interesse, passaggi che
potrete rielaborare, fare vostri ed apportarli nell' ambito della
vostra militanza affinchè vengano
adottati precisi e razionali percorsi circa il conseguimento di
concreti risultati politici.
Vi ringraziamo per il tempo accordatoci.
Spot
Solidarietate terzu mundu (Wmv).
URN Sardinnya
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