I
L’indipendentismo
oggi:
Il
diritto storico all’autodeterminazione rappresenta il fattore
univoco ed imprescindibile di accumuno
per ogni volontà che guardi al progresso ed alla
libertà del territorio della Sardegna.
Un fattore spesso oscurato e sacrificato in nome di differenti
interpretazioni sul percorso politico
da affrontare, altresì sacrificato talvolta
sull’altare dell’ideologia, spesso portatrice
questa di una visione
distorsiva delle reali aspettative della nostra società.
In un’epoca storica che segna il tramonto delle ideologie e
l’affermazione di un “concretismo”
politico
che innalza il benessere del cittadino come unica bandiera di
emancipazione sociale, il nostro
indipendentismo non ha saputo collocarsi nell’orbita di quel
concretismo stesso, ragione che determina
una delle motivanti principali della sua alienazione dalla
società moderna.
Un’indipendentismo incapace pertanto di porsi come
interlocutore privilegiato nella corrente realtà del
nostro elettorato, con la conseguente marginalizzazione del messaggio
natzionalista dal panorama politico
dell’isola.
In una società cui per larga parte la coscienza
natzionalista è stata rimossa, destinandola a percentuali
minime che tuttavia, nel nuovo millennio, garantiscono la prosecuzione
di una visione identitaria della
Natzione Sarda.
Un’identità ancora presente, che colloca la
Sardegna tra le civiltà non estinte dalla storia.
Nel momento in cui tuttavia la maggioranza della popolazione si
riconosce in una diversa società,
Italianista, anche come fisiologico basata sull’imposizione
maturata nel tempo, nel nuovo secolo,
mediante la mondializzazione del progresso, l’indipendentismo
persiste nel presentarsi in maniera
impropria, non comprendendo la reale connotazione e collocazione della
nostra attuale società.
Viene quindi meno l’efficacia dell’azione politica
indipendentista, inadeguata nel confronto politico con
i movimenti di caratura italianista, una inadeguatezza che spesso esula
da problematiche quali il clientelismo
e l’assistenzialismo che penalizzano il territorio natzionale
sardo.
I -
Mancata innovazione del presupposto concettuale - Restaurazione:
L’indipendentismo quindi non ha ancora saputo accettare la
marginalità della coscienza natzionalista
sopravvissuta e non riconosce di riflesso l’esistenza di una
maggioranza di sardi che niente hanno a che
vedere con una società plasmata su misura delle
più attuali regioni italiane.
La maggioranza dei cittadini Sardi sono italiani, o
comunque riconducibili ad un modello sociale per cui il
Sardismo non è altro che una mero retaggio del passato, al
pari di altre regioni italiane, ognuna con un
proprio percorso,
costume e tradizione.
Non
esiste più dunque una coscienza natzionale diffusa nel
nostro territorio, anche notevoli avvenimenti del
passato, tra i quali la vicenda di Pratobello, seppur non distante
cronologicamente dal presente, è lo spettro
di un natzionalismo ormai superato nella società attuale,
per i vari motivi che tutti conosciamo.
Ulteriori proteste collettive, maturate in ambito territoriale nei
nostri giorni, non presentano le connotazioni di
manovre riconducibili ad una voce identitaria, poichè l'
unica voce identitaria ad oggi esistente è una visione
di tipo "unionista", o mossa da elementari manovre politiche sorte in
seno alla sfera del dibattito politico
italiano.
Unionismo "collaborazionista" che non include il fattore associativo di
una nazione ad un' altra, ma unionismo
inteso come associazione di una realtà territoriale
(regionale) allo stato centrale (Stato Italiano), esattamente
come qualsivoglia altra regione italiana che pone innanzi delle
questioni locali ai vertici istituzionali di
rappresentanza.
L'
indipendentismo deve prendere atto del mutamento occorso
alla nostra società ed aprirsi ad una chiara
conversione concettuale dei suoi modelli secondo l' orientamento
esposto.
Persino i nuovi
quadri politici delle forze italianiste non si sentono Sardi,
ma italiani.
Il processo "negazionista" ha nel tempo assorbito ed inglobato a dei
canoni esterni la loro cultura identitaria.
Non possiamo neppure più accreditare a taluni personaggi l'
etichetta di "servilismo" poichè in realtà
trattasi
di persone professanti la loro appartenenza identitaria all' Italia, in
buona fede, aldilà del ritorno opportunistico
in termini di rendita.
Il processo ha ormai assunto palesi connotazioni oggettive e non
più unicamente soggettive.
E' anche il momento di rinunciare alla delegittimazione dell'
avversario politico, utile solamente a foraggiare
una magra propaganda interna ai movimenti e senza risvolto alcuno verso
l' esterno.
Le grandi formazioni politiche italiane hanno da tempo la
consapevolezza di gestire una popolazione che non
ha niente a che vedere con la realtà (da noi inesistente) di
un popolo "prossimo alla ribellione".
Tutte le forze politiche italianiste muovono la popolazione in tale
direzione, pertanto sulla base della
inopinabile constatazione per cui il nazionalismo Sardo non
è altro che una minoritaria percentuale del
panorama politico isolano, anche i termini "separatismo" e/o
"secessionismo" acquistano una propria
valenza nell' ambito della promozione della causa (Vedi
sezione Innovazioni).
Questo indipendentismo non deve fare i conti esclusivamente con le
istituzioni italiane, ma altresì con la
maggioranza stessa del suo popolo, di tipo italianista.
"Cognizione di nicchia" rifiutarsi di affermare la realtà e
perseguire una politica basata su crescite nell' ordine
di qualche magro punto percentuale, non è la maniera idonea
per affrontare la questione; solo per effetto di
una presa di coscienza della nostra realtà attuale si
potrà arrestare progressivamente un processo ormai
avanzato, un processo che volge verso il declino delle comuni radici
natzionalitarie.
La mancanza di tale riconoscimento riduce l’azione politica
progressista-indipendentista e la porta a
presentare programmi politici in dissonanza con tale
società, programmi che si ritraggono esclusivamente sui
margini della suddetta e limitata coscienza natzionalista, programmi
che non sanno rispondere alle esigenze
economiche dettate dalla società italianista e tipiche del
dibattito politico italiano (Lavoro, precarizzazione,
sviluppo, sindacalismo, etc.)
Manca pertanto un concetto fondamentale che deve contraddistinguere una
ponderata azione politica
indipendentista:
Restaurazione.
II
- Conseguente mancata presa di coscienza della realtà
sociale:
Non vi sarà mai un riformismo compiuto sé non si
accetterà il confronto con la maggioranza della
società
di tipo italianista, né se non si riconoscerà che
il presupposto cardine di tale azione politica è subordinata
al riconoscimento che la coscienza natzionale è in minoranza assoluta.
Riproposizione dei valori comuni nel quadro della moderna
società, un traguardo che non può avvenire
assolutamente previo isolazionismo di una o più forze
politiche dal resto del panorama politico italianista,
al contrario, l’indipendentismo deve confrontarsi con
l’avversario politico sul suo stesso terreno, sui suoi
stessi temi, con l’unico obiettivo iniziale di accrescere il
consenso politico, evitando così di presentarsi nelle
modalità con cui spesso la politica indipendentista si
cristallizza, poiché seguita ad esporre basi teoriche in
contrasto con la realtà corrente, una realtà che
esula da ideologie, da promesse di una società alternativa
con una globalizzazione equa e solidale.
La pubblica opinione non segue miti, né improbabili modelli
sociali alternativi, ha già un modello di sviluppo
serio e reale.
Un modello cui non solo la società italiana di per
sé espone, ma anche il resto delle nazioni, impegnate nel
costruire una vera società equosolidale sulla base della
corrente realtà di mercato e dei valori universali in un
mondo ancora imperfetto.
E’ un discorso che esula da considerazioni tipiche della
divisione in blocchi di pensiero, dalla destra e dalla
sinistra.
Ad oggi il nostro indipendentismo non presenta alcuna innovazione
culturale, nonostante recenti tentativi che
hanno tuttavia reciso un cordone ombelicale che legava buona parte del
satellite indipendentista all' ideologia.
Ma una autentica innovazione culturale la si ha solamente qualora la
stessa interessi ampi strati della società,
elemento assai distante dalla realtà.
Anche la strategia politica non presenta novità nei
confronti dell' opera portata avanti dai nostri indipendentisti.
Gli stessi che, in buona fede magari, non intendono confrontarsi con la
realtà, di conseguenza con la
maggioranza politica dei nostri cittadini.
III -
Paventata gradualità:
La gradualità è il punto da cui partire nella
prosecuzione della lotta indipendentista, unita
all’accettazione
del compromesso politico e, ripetiamo: al confronto
programmatico-politico sulle stesse tematiche con cui
le forze politiche italianiste dominano la nostra società.
Solo da un confronto credibile con essi può nascere un vero
riformismo del modello politico indipendentista,
che sappia battersi graduatamente ed in progressione per ottenere ampi
spazi di manovra.
Pertanto i punti successivi divengono la proposizione di politiche
strategiche e mirate sulle esigenze sia del
popolo che si intende restaurare, sia per l’azione politica
che un movimento politico volto
all’autodeterminazione ha la responsabilità di
assoggettarsi.
Responsabilità politica e storica di guidare un popolo
prossimo all’estinzione.
Responsabilità che deve tendere a limitare la
predisposizione di costituirsi in movimenti marcati
ideologicamente e/o privi di reali contenuti e fondamenti
programmatico-politici.
E’ quindi opportuno presentare programmi politici in linea
con i programmi italianisti, e null’altro in
una prima fase di estesa durata temporale, mediante una progressione
costante che guarda
all’accrescimento del consenso elettorale del movimento,
senza ideologia alcuna, di tipo moderato.
Si dovranno reintrodurre
progressivamente elementi riconducibili alle comuni radici
natzionalitarie, senza
rinnegare l' acquisizione italianista presente nelle attuali
generazioni.
Ogni materia affrontata dall’indipendentismo deve essere
esente da turbative politiche volte a delimitare
il conseguimento di ogni singolo punto, non si dovrebbe pertanto porre
paletti e/o pregiudiziali alcune,
qualora la legislazione italiana consenta l’introduzione di
elementi propri alla ns azione politica con la
motivante dettata dal diritto storico, per cui “tutto ci
dovrebbero concedere e subito” in ragione di tale diritto
storico all’autodeterminazione.
Sebbene taluni vertici indipendentisti siano consapevoli di
ciò, non si esprimono tuttavia chiaramente sui
termini di un percorso strategico e chiaro che assorba in una formula
unitaria lo spirito multiforme della nostra
società.
IV
- Il perno sociale - Mondo del lavoro:
Si ricreerebbero pertanto alla sinergia dell’adozione di una
politica “italianista” gli spazi e
l’obiettività per
lavorare con accuratezza su differenti pertinenze del ns percorso in
una fase primaria, quali (ad es.):
Introduzione di elementi per il ripristino integrativo
nell’istruzione pubblica delle pertinenze culturali del ns
popolo, adozione di strumenti per l’intromissione nel mondo
del lavoro mediante istituzione di una
confederazione sindacale del lavoro sarda: In sintonia con i vari
settori professionali della società,
pubblico-amministrativo e privato, sia dipendente che autonomo.
Il sindacalismo è una delle chiavi di volta per
l’interruzione del braccio motore che connette la politica
nazionale italiana alle realtà locali del lavoro, quindi
della società.
Materia strategica in cui l’attuale indipendentismo evidenzia
un pesante ritardo organizzativo e di
disordine coordinativo unitario nella trattazione delle vertenze di
ogni singola categoria (allevamento, pesca,
etc), ed anche di assoluta assenza
in svariati settori cardine (pubblica amministrazione, editoria,
terziario in
generale, etc), in assoluta incapacità propositiva di
adozione della rappresentanza della categoria stessa in
ragione del confronto tra le parti sociali.
Non esistono neanche valide politiche sociali di carattere
previdenziale.
Del lavoro.
Della pressione fiscale su base italianista.
Sugli incentivi allo sviluppo.
Nella ridefinizione dei criteri autonomistici/federalistici (come
passaggi graduali di decentramento di date
competenze dallo stato centrale), autonomismo non come spettro di
immobilismo e generatore di sottili
unionismi ed altrettanti autonomismi replicanti, ma come spartiacque
dell’autogoverno fiscale, anticamera
dello sviluppo economico (determinante coesione sociale) e quindi
dell’indipendenza.
Il concetto di partenza di tale visione sull’autonomismo se
raffrontata alla storia della Sardegna contemporanea
e delle sue forze autonomiste non può essere considerata
fallimentare poiché avvenuta in contesti ed epoche
non raffrontabili con il presente.
Superare quindi il tabù del termine
“autonomismo” per approdare ad una valutazione
più serena ed obiettiva
di un percorso graduale, poiché esclusivamente per gradi
è possibile sviluppare una strategia di efficienza
politica che guidi l’isola verso il fine comune.
Non possono trovare applicazione strategie "solitarie"
ancorchè non si sarà riconosciuta la maggioranza
politica italianista predominante nel nostro contesto.
Valida l' idea del futuro ipotetico polo Sardista.
Tale osservazione racchiude la volontà di poter guardare ad
una politica con uno spettro di azione più ampio
e meno condizionato del presente, poichè nel presente
albergano opinabili interpretazioni su una tematica così
delicata.
L'accettazione di una versatilità politica da parte dei
movimenti accresce la valenza dell'efficacia politica,
in relazione agli eventi che si porranno di fronte e alle sfide che i
movimenti dovranno accettare, non
isolandosi in una corsa propria, quasi si vivesse in un sistema
parallelo.
L' adozione di tale versatilità porrebbe in essere la
posizione più avanzata raggiunta dal nostro
indipendentismo, l' introduzione di più elementi innovatori
caratterizza l'incipit della svolta progressista.
V
- Nebulosa linea di politica economica - Assenza di una politica degli
scambi e del risparmio:
Assente dai movimenti indipendentisti ad oggi, anche una linea
economica da costituire per lo sviluppo del
settore terziario, con riferimento alla modernizzazione
dell’economia sarda, telecomunicazioni, politiche sul
risparmio e d’intermediazione del credito, sul turismo, sui
trasporti, etc, in un corso storico che tende a
spostare verso oriente i pilastri del settore secondario e ad affermare
in occidente l’espansione del modello
economico Anglosassone, il primo nella comprensione dei mutamenti in
essere alternativi agli standard del
modello Renano classico.
Una linea che ad oggi può trovare la sua naturale
applicazione per lo sviluppo del ns settore terziario, dalle
ingenti potenzialità.
Sulla base delle ns capacità operative di produzione, anche
il prodotto primario evidenzia tuttavia la sua
capacità impositiva sul mercato globale, in funzione della
sua qualità (es. produzioni agroalimentari) nei
confronti del prodotto generico di massa apportato dalle grandi
distribuzioni.
Non si è mai parlato di modernizzazione dell'
economia Sarda, ago della bilancia che volge verso le nuove
generazioni, non si riesce ad affermare l' espansione oltre il settore
primario, dalle grandi possibilità di
sviluppo.
Mancano dunque capacità propositive anche in tale settore,
per lo sviluppo di programmi volti al perseguimento
di accordi di natura economico-finanziaria nella politica degli scambi
e di coordinamento per l’allocamento più
idoneo delle ns produzioni sul mercato.
E' altresì opportuno sfatare miti e luoghi comuni
per cui da un punto di vista economico-fiscale, lo stato assorba
attraverso le imposte il potere finanziario regionale, mentre in
realtà trasferisce procapite più di quanto versato
dal singolo cittadino.
Non risiede nel fisco il potere assistenzialista dello stato centrale,
ma sul risparmio:
Non
si sono mai effettuate lotte sul risparmio, per la tutela del ns sistema produttivo,
bancario,
imprenditoriale,
per
l' esposizione di valide alternative economiche e programmatiche di
intervento sociale, salvo eccezioni poco
credibili
in ordine al piano meramente ideologico e/o proposte poco fattibili in
relazione alla legislazione italiana
in materia di comparto fiscale.
E'
proprio sui grandi numeri della produzione finanziaria
che la Sardegna cede il suo potere patrimoniale
all' esterno,
incrementando il prodotto interno lordo italiano.
Anche i redditi e gli utili delle nostre imprese e dei privati partono
alla volta dell' area continentale senza alcun
ritorno
in termini di investimento per lo sviluppo economico, territoriale e
sociale.
VI
- Mancata credibilità - Assenza di strumenti politici:
- Talvolta si espongono spesso interventi economici assolutamente
impropri e suscettibili di reale applicazione
da parte dei movimenti indipendentisti in alcune delle aree indicate.
In taluni casi al limite con la credibilità, sia per
proposte che per metodo.
Non vi è quindi la capacità operativa di
prefigurarsi quali garanti ed interlocutori privilegiati con la ns
società
in una reale alternativa politica di confronto, sia essa sul terreno
prettamente politico, sindacale, e spesso
istituzionale, quali eventuali concertazioni su varie materie con gli
organi dello stato centrale, un compito
questo che ci vede costantemente scavalcati da sindacalismi, enti,
associazioni e formazioni politiche
italianiste.
Ciò avviene anche per la mancanza di strumenti politici
forti che il ns indipendentismo non ha saputo costituire,
si parlava di sindacato appunto quale strumento guida di permeazione
degli ambienti chiave dello sviluppo
economico, il mondo del lavoro.
Agitare bandiere è un mero strumento propagandistico, non
politico.
Persino la già esistente CSS (Confederazione
Sindacale Sarda) ha esaurito la sua valenza nella
capacità
di fornire uno strumento idoneo di tutela per i nostri lavoratori, sia
in ambito professionale che previdenziale,
addirittura di immagine, lasciando campo libero alle grandi
confederazioni sindacali italiane che coprono tutte le
fasce economiche ascrivibili al nostro tessuto sociale e produttivo.
CSS non rappresentativa purtroppo di una considerevole percentuale di
cittadini.
Non solo: trattasi di un sindacato palesemente marcato ideologicamente,
ben distante dall' orientamento
sociale della nostra popolazione, nonostante sia navigato da
personalità di indiscussa professionalità
nell' ambito delle competenze sindacalistiche.
Ma è proprio il nostro indipendentismo che dovrebbe
rappresentare il suo rilancio, evitando di incorrere in palesi
e ricorrenti ostacoli di natura ideologica che ne limitano le effettive
capacità di recupero nel quadro del nostro
circuito produttivo.
Ben consapevoli che un unico movimento non è sufficiente ad
apportare tale cambiamento, in funzione delle
oggettive avversità in cui un sindacato si ritrova ad
operare.
“Il buonsenso oltre ogni ragionevole dubbio” di
pensare che sia la politica ad avvicinarsi alla popolazione e
non viceversa, poiché solo presentandosi in linea con la
maggioranza politica dei nostri cittadini è possibile
accrescere il consenso.
Non vi sono neppure succursali collaterali al pianeta politico che
veicolino il nostro messaggio natzionalista, ciò
sarebbe dato da associazioni no profit attive sul sociale,
sull’ambiente, quali articolazioni pubblicitarie nella
società del movimento/i politico che dovrebbero
rappresentare.
Valida la proposizione di petizioni popolari, strumento che
và incrementato.
VII
- Superbia intellettuale - Assenza di realismo politico:
L’indipendentismo deve altresì potersi liberare
dall’ossessiva volontà di creare un nuovo modello
sociale per
una Sardegna libera.
Eliminare qualsiasi testo, filone e/o teoria passata e/o presente che
comporti la costituzione di principi che
vanno a cementare la base dell’azione politica dei movimenti
attualmente esistenti.
La società moderna non ha bisogno di modelli e strade da
seguire.
Le strade sono già tracciate.
Si ha bisogno di risposte concrete sulla base delle reali ed attuali
legislazioni di mercato, del diritto, delle
correnti consuetudini sociali:
Realismo
politico.
Si guarda ad un modello indipendentista “asettico”,
privo di variabili ed impalcature teoriche che fin’ora
hanno penalizzato e paralizzato l’azione dei modelli
presenti, contribuendo unitamente a fattori terzi, alla
loro destinazione marginale nell’eterogeneità
della nostra società.
VIII
- Miopia politica:
Attualmente non si è ancora dato seguito a tali
considerazioni, la politica indipendentista è occupata nel
foraggiare una propaganda viziata da tesi alquanto equidistanti dalla
realtà della società esposta, spesso
occupata a preservare percentuali minime di sussistenza del proprio
simbolo politico, oppure occupata
ad espandere compartimenti stagni, cui inevitabilmente finiranno per
collidere con il muro moderato di una
società italianista, “moderati” per cui
tale azione politica non può avere seguito, i ns movimenti
andranno
come fisiologico assestandosi percentualmente su costanti numericamente
invalidanti e determinanti quindi il
suicidio politico di un popolo (la parte residua)
IX - Assenza
di prospettive - Banalizzazione del concept indipendentista:
Da essi, non si evidenziano strategie chiare e condivisibili nel
medio-lungo termine.
Non esistono criteri di osservazione della comunicazione e della
propaganda politica in essere.
Non esiste una commissione periferica per lo sviluppo della
statistica/sondaggistica sulla falsariga di
qualsivoglia formazione politica, per lo studio, l’analisi e
la trattazione dei programmi sulla base dell’evoluzione
del dibattito politico nell’ambito territoriale.
Non si riesce di conseguenza ad andare oltre una reale
capacità propositiva e di seria credibilità che
stà alla
base della comunicazione politica stessa.
Il risultato è un’indipendentismo a tratti
folkloristico, protagonistico, antagonista con sé stesso,
talvolta serio,
talvolta figlio di un’integralismo natzionalista spinto
all’eccesso, restio a contaminazioni esterne, talvolta poco
chiaro nelle prospettive, talvolta perduto in disquisizioni
filosofiche, talvolta aperto ma contenitore senza
contenuti, talvolta portatore inconsapevole di un’isolamento
che paradossalmente combatte nei suoi intenti
per mostrare una Sardegna che sa confrontarsi con il progresso e la
modernità sociale.
A questa società non serve una "politica" simile, neanche
suscita largo consenso.
La strada del terzo polo è una via percorribile
esclusivamente in un bacino di presupposti che ricalcano quanto
esposto punto per punto.
Talvolta vi sono comunque sezioni apprezzabili evincibili dai
programmi, sebbene passibili di rilievo e modifiche,
che vengono tuttavia oscurate dall’ingombrante presenza di un
background ideologico e/o organizzativo (a
seconda del movimento) che penalizza tali note positive.
X
- Paralleli impropri - Meccanica binaria:
E’ inoltre improprio paragonare la Sardegna ad altri popoli
in lotta, poiché nella ns realtà la coscienza
natzionale non è diffusa, né è
passibile di espansione verso un’elettorato omogeneo,
poiché il ns
estremamente variegato, assorbito ed omologato sul modello di altre
regioni italiane, anche le correnti
autonomiste di tipo unionista all’Italia, benchè
derivanti da medesime radici comuni alla coscienza
natzionalista, sono anch’esse relegate a posizioni
minoritarie nel panorama politico nostrano.
L’indipendentismo deve adottare una meccanica binaria:
- Politica programmatica a carattere italianista che miri in un primo
modulo strategico ad elevare il
consenso politico su base italianista della sua società,
poiché tale base in maggioranza:
In sinergia con una permeazione graduale mediante strumenti di
ingerenza politica: Sindacalismo,
mass media, etc.
Et reintegrare per gradi elementi di ripristino delle comuni radici
natzionalitarie (Restaurazione).
- Politica programmatica che miri a rappresentare gli intenti di una
nazione ipoteticamente libera
(Unico punto esposto dalle attuali formazioni indipendentiste, spesso
confusionario ed inoculato
nel primo)
XI
- Assenza di strutturazione partitica - Immagine inappropriata:
Si evince la necessità di rimarcare l’esigenza di
una ristrutturazione ordinata dei movimenti, che assumano
le connotazioni di partito
a tutti gli effetti, con la ridefinizione degli statuti interni.
Studio
delle corsie preferenziali e discrezionali sul finanziamento dei
movimenti.
Restyling di immagine e simboli, forte segnale di
discontinuità non solo politica con il passato.
Questo spazio critico
è volto ad unire le voci di dissenso createsi
dall’impasse della dirigenza politica
sardisto-indipendentista.
Uno
spazio aperto anche a membri di qualsivoglia formazione politica, anche
in minoranza, che non si
riconoscono
nei percorsi politici adottati dai loro esponenti guida.
Uno
spazio aperto anche a chi condivide pienamente la loro area politica,
ma presenta dubbi e/o riflessioni
su
determinate tematiche.
Tutti
avranno voce.
Una
corrente che ha il diritto ed il privilegio di richiamare alla
responsabilità politica per la guida storica
della
natzione.
Una
responsabilità a lungo compromessa e male interpretata in
buona fede dai responsabili politici a
rappresentanza
della natzione.
Non ci
possiamo più permettere un’azione politica
indecisa, poco trasparente e credibile nel gravoso
confronto
con le forze italianiste che proseguono ad oltranza
l’assorbimento sociale, politico, territoriale
ed
umano di un popolo.
Il
tracollo dell’immagine indipendentista agli occhi
dell’opinione pubblica e della storia della nazione non
è
quindi
imputabile solo a fattori esterni ma talvolta spesso dettata dalla
parzialità
e dall’inadeguatezza della
classe politica che rappresenta la natzione, e non ci si stà
riferendo
esclusivamente ai partiti di derivazione
italiana.
Si parla spesso di divisioni, poca unità, eppure i nostri
vertici indipendentisti sono i primi responsabili ad aver
creato le condizioni per una situazione oggettivamente negativa per l'
interesse della natzione.
Se alcuni di questi personaggi non si sentono all' altezza del compito
ad essi affidato, che facciano un passo
indietro.
Uno
spazio critico riempie anche una mancanza tipica
dell’indipendentismo, la critica politica:
Senza
critica non si è spinti a migliorarsi, sé voci
solitarie non sono mai state in grado di contestare in maniera
opportuna l’operato della nostra politica, si evidenzia la
necessità di invertire tale tendenza.
La
porta del dialogo non ha serrature.
Sè dei patrioti hanno diviso il loro comune cammino, non
significa che oltre una differente visione della
metodica da attuare, non si possa convenire su temporali accordi
strategici sulla base di varie tematiche ed
iniziative analoghe, nell' interesse della Natzione.
E non nell' interesse di questa o quella bandiera.
Non si evince altrimenti tutta questa "unione" di popolo di cui tanti
parlano, a sproposito.
Quasi che a livello politico, oscillazioni di consenso tra lo zero
virgola qualcosa ed il due virgola qualcosa %
fossero dati di rilievo.
Di conseguenza, come agire? Attendere dunque improbabili crescite nell'
ordine di qualche altro zero virgola
punto percentuale?
Il tempo passa, perderemo altre generazioni, le nuove generazioni.
Non è auspicabile perdere il treno della storia.
Unione degli sforzi verso una piattaforma comune di dialogo che
sancisca un nuovo inizio.
E' quello il treno su cui salire.
In questa società, l' identità natzionale non
gode certo di buona salute, a differenza di altre nazioni non
riconosciute.
In questo contesto, NON possiamo permetterci divisioni.
Consapevoli del funzionamento interno dei movimenti, quando dall'
esterno si raggiungono simili analisi
critiche sull' obiettività della situazione, è
chiaro che qualcosa non ha funzionato a dovere nella politica
portata avanti per promuovere la causa.
Figurarsi se la pubblica opinione che neppure segue (avendone modo o
meno) l' evoluzione, o meglio, la stasi
del dibattito politico indipendentista, concede il suo interesse e lo
trasforma in voto.
Neppure sulla valutazione delle manifestazioni pubbliche dei nostri
movimenti saprebbero in cosa si
differenziano.
L' immagine che passa per l' esterno è il primo veicolo di
comunicazione con il cittadino.
Blanda efficienza avere percorsi politici diversi a parità
di esibizioni pubbliche su temi analoghi.
Sotto tale profilo non vi è stato alcun rinnovamento della
strategia politica, caratterizzata dal solito format.
L' accorgimento di tali problematiche è il primo passo verso
un compiuto riformismo
politico del modello/i
indipendentista/i.
Il
messaggio è rivolto a tutti, a chiunque avrà la
responsabilità storica di assumere le posizioni
più idonee per
il
perseguimento della causa.
Per
una natzione libera.
URN Sardinnya (Dicembre 2005)
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ed il diritto di Israele ad esistere. |
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