VII
Cattolicesimo ed
Indipendentismo
(A) Espansione ed evoluzione della
piattaforma politico-popolare dei modelli.
(B) L' avvento di un nuovo centro.
Giugno
2006.
Mentre dalle ceneri dell' antifascismo andava modellandosi
un Sardismo colmo di speranze,
Roma non appariva unicamente come la capitale della vecchia monarchia
dominante e dei
nuovi salotti Repubblicani emergenti, Roma rappresentava ieri come oggi
qualcosa di più per
milioni di uomini in tutto il mondo ed in tutte le Nazioni:
La capitale del Cristianesimo.
Come ricorda la Costituzione conciliare "Lumen Gentium", la Chiesa
è un unico popolo di Dio
la cui multiculturalità data dalle differenti Nazioni ivi
riconoscentisi in essa, ne rappresenta
la ricchezza e l' universalità allo stesso tempo (Vedi
Concilio Ecumenico Vaticano II - 1964).
Per decenni, un indipendentismo
marcatamente connotato ideologicamente
ha negato senza
remore il diritto alla cristianità del nostro popolo, il
diritto a cui ogni Nazione spetta non solo
in quanto professione di singoli individui, ma anche in quanto
società.
Il diritto di ogni società a professare il culto in cui
crede da secoli, senza forzature, senza
limitazioni, senza imposizioni che ne intacchino lo spirito libertario
da parte di chi deve avere
la missione di farne politicamente le veci.
Nella nostra Sardegna dai tratti fortemente cattolici, ciò
non è avvenuto.
Qualcuno si è dimenticato che la nostra bandiera natzionale porta impresso il sigillo della
cristianità?
La croce di San Giorgio.
Se oltre all' antifascismo qualche entità politica passata avesse rappresentato il pluralismo
culturale e politico della Natzione, quello vero, la storia sarebbe dalla nostra parte.
Il Sardismo è rimasto inerme, decretando una delle sue
sconfitte più pesanti che hanno
determinato un passaggio costante e duraturo di consenso popolare nelle
mani di un' avversario
politico temibile: La Democrazia Cristiana.
Non solo, ma persino nelle mani di terze varianti socialiste, di cui
si annoverano addirittura
svariate diramazioni del PCI, il catto-comunismo.
E mentre il processo negazionista italiano avanzava impavido, nuovi
elementi scaturiti da
processi tecnologici, umani e storici, determinavano l' avvento di
nuove fenomenologie
politiche, quali il moderatismo.
Di tutto ciò l' indipendentismo non si è mai reso
conto, volontariamente o meno.
Nelle perduranti lotte intestine al Sardismo Azionista si è
determinata anche un' altra
evoluzione, il Partidu Sardu Indipendentista.
Anche quest' ultimo ormai lontano dalla comprensione della stessa
società che intendeva
rappresentare, finita l' epoca delle contestazioni studentesche rosse,
del brigatismo italiano
anni '70-'80, delle fabbriche, finite le scorribande del banditismo
più o meno lecito e spia di un
malessere isolano diffuso, cosa è rimasto alla Nazione?
Sardigna Natzione. Un movimento che si proponeva di rappresentare un
baluardo di difesa
identitaria nei confronti di Roma, anche in essa, nessuno si
è mai sognato di comprendere il
divario che separava l' ottica protodemocristiana ormai assorbita da un
centrodestra
saldamente italiano, da una sinistra natzionale da SNI nei fatti
rappresentata.
Non vi è mai stato un chiaro segnale di apertura verso una
dovuta riforma della nostra storia
indipendentista.
Per quali motivi?
Ideologici, come sempre.
La deriva si è trascinata fino ad oggi, con un PS d' Az
ancora in balia di una sinistra italiana,
un' avvento di IRS tutt' altro che superpartes al suo debutto
Fiorentino ed una Sardigna
Natzione in costante contraddizione con gli intenti esposti
pubblicamente.
Silenzio assoluto sul nostro sempre presente pianeta Cristiano.
Ed eccolo lì, il nostro indipendentismo attuale, ridotto a
rivangare consensi presso i più
discutibili centri sociali.
Incapace di offrire una immagine nuova e propositiva circa la
modernità da contrapporre ad una
cultura italiana, giunta al culmine della sua potenza.
E' doveroso ricordare tuttavia che il Sardismo azionista non si è certo distinto per
anticlericalismo, basti osservare i vari scritti storici del partito, ma, nei fatti:
Si son mai attivate battaglie sociali con e per il mondo cattolico?
Si sono mai sviluppati rapporti duraturi con associazioni di derivazione cattolica nel ns territorio?
Si sono mai sviluppati ad es. rapporti duraturi con la CEI?
Si sono mai ricreate intorno alla comunità ecclesiale isolana situazioni di aggregazionismo
azionista riconducibili ai valori del Sardismo?
Mai.
(A)
Espansione ed evoluzione della piattaforma politico-popolare dei
modelli.
Dobbiamo
recuperare uno dei punti che ci ha sottratto per anni un reale
indipendentismo
democratico:
Per
altre Nazioni in lotta l' identità Nazionale condivisa
è stata una formula compensativa
dell'
assenza di democraticità dei movimenti indipendentisti (la
destra); da noi, in assenza
di tale sentimento unitario, era necessario lavorare su un collante sociale preesistente (vedi la
dottrina
sociale della Chiesa, a cui si ispirano i principi della destra
italiana contemporanea),
elementi che sono
stati esposti unicamente da forze italianiste.
Altro che socialismo.
Non
avendo dunque una comunione popolare sulla base del senso di
appartenenza ad una
unica
Nazione, possiamo definire dunque il nostro un indipendentismo
incompleto, mutilato
per
ragioni storiche, trascinate in seguito per ragioni del tutto
ideologiche.
Nessuno
ha mai dato una rappresentanza politica ad un bacino elettorale da noi
preponderante:
Il
cattolicesimo.
Perentoriamente
assorbito in misura uniforme dalla cultura italiana, fortemente
connotata dalla
presenza
sociale e politica Vaticanista.
Fattore
che ha trovato la sua naturale espressione politico-sociale nel
consenso alla DC.
La vera rivoluzione culturale sarebbe stata rappresentata dalla Chiesa, che sulla base di una
scia politica avrebbe dovuto dialogare con i credenti affermando implicitamente nelle sue
pertinenze pastorali l' accredito alla naturale esistenza della Nazione Sarda per mano Divina.
Chi ha disintegrato quindi questo collante politico-culturale?
I Sardisti e gli attuali indipendentisti.
Ma non siamo quì per alimentare ulteriormente dissidi, siamo quì per alimentare una critica
costruttiva, anche per essi.
I responsabili di questa "arroganza" concettuale non hanno ancora
individuato (i presenti) le
responsabilità che portano sulle spalle dai tempi dei loro
predecessori, padri di un' altra epoca,
ma pur sempre correi delle medesime limitazioni.
Debbono quindi rinunciare essi alle loro rispettive ed univoche
propensioni ideologiche?
Probabilmente no.
Essendo nato a sinistra, per ragioni storiche, spetta all' attuale
indipendentismo capire che
proprio esso deve lavorare per una piena ed esaustiva apertura di
un fronte indipendentista
asettico, ossia privo di radicalizzazioni ideologiste, non tanto nei
fatti, ma persino a livello
comunicativo.
Per quali motivi? Poichè come abbiamo detto, la cultura
della destra (italiana) Sarda è sorta
esclusivamente in simbiosi ad elementi culturali tipici del
cristianesimo, onda che il Sardismo
non ha colpevolmente saputo cavalcare.
Chiamandosi fuori da un mondo sociale-popolare che già di
per sè esisteva ed esiste ancora
oggi nella Nazione:
Il Cristianesimo.
Non dimentichiamoci che tutto ciò deve muoversi di pari
passo ad elementi comunicativi
innovatori della concezione stessa di esporre i termini ed il valore
della causa.
La vera democratizzazione dell' indipendentismo e dunque la sua
spontanea evoluzione per
la rappresentanza e l' espansione del bacino politico di riferimento,
potrà avvenire
esclusivamente per gradi, non a mezzo di derive laico-socialiste, ma a
mezzo di aperture
anche verso la professione cristiana.
Il tema laicismo-cristianesimo nella nostra realtà ha dunque
una valenza superiore a quella di
altre realtà etniche non riconosciute.
Elemento di cui politicamente URN Sardinnya tiene conto e pone alla
testa del proprio
percorso.
(Vedi anche al riguardo sezione Società: parte 2, I valori celati).
Ma
attraverso quale approccio l' indipendentismo può apporre la
sua opera "Sardizzatrice" delle
forze
politiche presenti in Sardegna?
Non
certo attraverso una "manca Sarda" (già presente da tempo
del resto): Superflua ed
inutile contrapposizione
politico-ideologica di destra e di sinistra, ma invece esaltando i
rapporti tra cattolicesimo
e laicismo, vero ago della bilancia politica Sarda.
Questa
rappresenta la vera evoluzione dell' indipendentismo.
Solo in tale maniera sarà possibile negli anni consentire
uno sviluppo in chiave natzionalitaria
di tutti quegli ambiti socio-politici dell' isola oggi completamente in
mano a soggetti politici
italiani.
L' indipendentismo giungerà al suo pieno completamento con
quella parte di società in cui
i principi cattolici sono la base di alcune preferenze che vanno a
collimarsi con la scelta di un
dato soggetto politico.
L' altra faccia della medaglia oggi assente, colei che partendo da un
presupposto culturale,
quale il cattolicesimo, trascinerà ad effetto domino la vita
politica
del nostro Paese,
"sardizzando" alcune forze politiche che mai prima d' ora hanno avuto
la necessità di
compensare in chiave natzionalista le loro pertinenze politiche,
rimanendo perfettamente
saldate alla cultura italiana: Fattore che verrà
destabilizzato.
Tra le osservazioni che possiamo fare,
badiamo anche al peso che ha avuto in Sardegna
l' ingerenza dello Stato Pontificio in tema referendario di
fecondazione assistita.
Un elevato ritorno di
consenso politico-popolare, trasversalmente presente nel pianeta
moderato.
Dov' erano i nostri indipendentisti?
Speravano che il popolo Cattolico Sardo preferisse il referendum sullo smaltimento delle scorie?
Chiedetevi anche quante e quali sono le forze politiche sorte intorno
ad un baricentro centrista
di derivazione cattolica, sia tra la destra e la sinistra italianista ed altresì nelle sue espressioni
pseudo-sardiste.
(B) L'
avvento di un nuovo centro.
Se l' indipendentismo
intende sopravvivere e rigenerarsi, deve aprirsi al Cattolicesimo.
Chi insegna tale metodica nel mondo occidentale? Roma stessa.
Quando l' imperatore Costantino intuì che il dilagare del
Cristianesimo avrebbe demolito il suo
impero, decise di istituzionalizzarlo ed inglobarlo, controllando
pertanto qualsiasi moto politico
un tempo di dubbia monitorazione.
Persino le funzioni pastorali nelle nostre chiese dovranno trovare la
loro naturale vocazione nel
riconoscimento e nella trasmissione di quei valori riconducibili ad una
univoca identità
natzionale Sarda.
Non da escludere lo sviluppo di una gioventù cattolica, già di per sè esistente e prossima alle
comunità parrocchiali, situazioni ricreative parallele alle funzioni clericali ed oggi saldamente
in mano a pertinenze italiane: Es. Azione Cattolica, Scouts, etc.
Sono anche questi fattori contingentali reali di introduzione del messaggio indipendentista
nella società.
Prospettando quindi una seria formula politica capace di introdursi e radicarsi nel tessuto
sociale collettivo, ben altra cosa dall' attuale indipendentismo, dalle connotazioni a circuito
chiuso.
Tutte le attività orbitanti oggi intorno ai movimenti si flettono su se stesse sviluppando
dinamiche settaristiche e prive di effettivo riscontro verso la collettività esterna.
Tra gli esempi pratici di aggregazionismo a circuito chiuso, IRS ne è un fulgido esempio (TV
via web, musica, circoli, etc).
Analogo errore và sviluppandosi in SNI, nella rincorsa settaristica ad IRS.
Dunque, la nascita di una destra natzionalista e di un autentico centro
come base di sviluppo
politico della democratzia, è oggi implicitamente
subordinata acchè l' attuale indipendentismo
legittimi il cattolicesimo.
Il cattolicesimo come strumento di permeazione della vita sociale e politica del Paese.
Poichè come abbiamo visto, il terreno fertile su cui si
è sviluppato ad esempio, il moto
democristiano, ha trovato il suo ambiente naturale e culturale in una società,
quale quella
Sarda, che unisce i valori della destra ai principi dogmatici della Chiesa, fattore a cui
oggi
dobbiamo annettere la dinamica socio-politica del moderatismo.
Questa necessità, ancora inevasa, è una
colpa ulteriore apportata dai vecchi padri della
Nazione per tutto il dopoguerra ed il cinquantennio successivo, in cui
non si è pertanto solo
sottratto un formidabile elemento di contiguità politica tra
l' indipendentismo e la popolazione,
ma si è addirittura sottratto un elemento socio-culturale
con cui l' indipendentismo avrebbe
potuto prosperare politicamente e limitare dunque i danni di un inarrestabile processo
negazionista.
Senza questo legame con il cattolicesimo, l' indipendentismo attuale
non riuscirà mai a
sviluppare una compiuta democratzia in senso natzionalista.
Un movimento indipendentista oggi, non può ragionare
esclusivamente come tale, ma deve
collimarsi con una caratteristica propria agli stati indipendenti, deve
comprendere le
dinamiche sociali e culturali presenti nel suo territorio e dotarle di
una quanto più ampia
rappresentatività politica.
Machiavelli docet.
Non serve a nulla un indipendentismo quale quello attuale, sia PS d'
Az, IRS e SNI,
falsamente innovatore, immaturo, racchiuso in semisfere utopiche, ideologiche e
del tutto
equidistanti dalla legittimazione del vero spirito esposto dalla Nazione nella
società
contemporanea.
I padri intellettuali dell' indipendentismo si sono
colpevolmente dimenticati per strada la nostra
realtà sociale, persino nelle loro espressioni intellettuali
più recenti.
Del tutto fasulle.
La loro Sardegna non esiste, nè potrà mai
esistere nei termini in cui la concepiscono.
Ecco le motivanti per le quali siamo per il superamento
dei miti e delle vecchie rigidità
ideologiche, che non consentono e limitano la fisiologica evoluzione
del nostro indipendentismo
onde coprire quella fascia di popolazione politicamente e culturalmente
"ceduta" negli anni
all' Italia.
(Vedi
sezione Progressisti-Innovazioni; Vedi sezione L' opinione, parte 3:
Dialogo e Sardismo).
Siamo tutti laici che devono assumersi la responsabilità di rappresentare la nostra area
cattolica di popolazione.
Persino il vecchio e redivivo ambiguo "trasversalismo" di SNI, non
poteva e non può funzionare
poichè privo di quella caratterizzazione cattolica presente
nella nostra società.
L' oggetto di tale osservazione? La contiguità con un certo
elettorato non risiede tanto
nell' essere di "destra o di sinistra", ma nella contrapposizione tra
laicismo e cattolicismo,
fenomenologia socio-politica estremamente rilevante nel quadro delle
nostre dinamiche sociali.
Il cristianesimo è dunque la reale piattaforma di contiguità tra la destra e la sinistra
radicamentate nel territorio.
Anche una doverosa opera di "sardizzazione" delle forze politiche balneanti nel centro, deve
poter ricevere un input che può solo partire dall' indipendentismo, poichè come abbiamo visto,
il centrodestra italianista è saldato ad elementi culturali e sociologici italiani di caratura
democristiana, il chè non ne ha mai consentito l' evoluzione in senso natzionalista.
Ma la breccia esiste, ed è rappresentata da quell' area postsardista di estrazione democristiana.
Un fasullo sardismo unionista che non troverebbe mai alcuno sbocco senza un' apertura che
può giungere esclusivamente dal pianeta indipendentista.
Ecco allora che si determinerebbero le istanze per la effettiva realizzazione di quel mitico e più
volte sbandierato "centro natzionalitario" mai realizzato.
Il PS d' Az ha da tempo acquisito una valenza indipendentista più che autonomista, ciò è
dovuto non solo a fattori dibattimentali interni al partito, ma anche per via delle crescenti
contraddizioni esposte grazie al piccolo pianeta indipendentista, portatore senza sè e senza ma
nel corso degli anni di una dottrina natzionalistica anti-unionista di tipologia laica.
Pianeta attualmente rappresentato da Sardigna Natzione ed IRS.
Se a specchio nella destra non è possibile replicare tali dinamiche per l' assenza di un
indipendentismo democratico e pluralista, l' unico input possibile per la "sardizzazione" in
chiave natzionalista è l' accettazione da parte dell' indipendentismo del cattolicesimo come
componente per il riconoscimento e la legittimazione della professione di fede della
maggioranza di popolazione Sarda avente diritto al voto.
In cui andranno ad allinearsi pertanto tutte quelle forze post-democristiane, le quali, essendo
portate a sviluppare delle contraddizioni interne per via di tale rappresentanza politico-popolare,
dovranno, ad effetto domino, integrare le loro politiche con elementi e tematiche sviluppate in
passato dal Sardismo.
Ad oggi ciò non avviene realmente poichè nell' indipendentismo non si è sviluppata
l' accettazione culturale del Cristianesimo, ragion per cui le tematiche oggi esposte da un
centro-destra in Sardegna sono falsamente portatrici di caratterizzazioni postsardiste.
Il cattolicesimo dunque come strumento di "sardizzazione" ed altresì espansione
socio-culturale politica del pianeta indipendentista.
La stagione del pragmatismo ci impone dunque l' abbandono incondizionato delle utopie, dei
falsi miti e degli improbabili modelli ad oggi imperanti nell' indipendentismo.
Del resto, alcuni padri della Nazione, ci hanno mai indicato chiari percorsi per addentrarci e
radicamentarci nel tessuto sociale Sardo?
Mai.
Cari indipendentisti, il popolo è costituito da plurimi
orientamenti, sia politici, sia sopratutto
socio-culturali, di cui il cattolicesimo, non cadiamo ancora nella
trappola delle gabbie
monocolori.
Non si parla necessariamente di giungere a destinazione con un unico
partito, ma perchè nò,
diversificare le concettualità di alcune delle tre forze
principali indipendentiste.
Conformandole ai più attuali canoni di
rappresentatività politico-popolare corrente (il
Versatilismo).
Ciò può solo avvenire aprendo una fase dibattimentale interna all' attuale indipendentismo, che
si occupi di studiare accuratamente le misure entro le quali svilupparsi nell' attuale società
civile nel senso prospettato.
Seriamente, senza fasulli convegni dai quali si delinea abitualmente una Sardegna di cui,
a congressi chiusi, non si ha, nè si è mai avuta traccia nella realtà.
Non inevitabile altrimenti la creazione di un moderno soggetto politico
indipendentista, fautore
ed espressione di una piattaforma popolare assai più vasta
presente.
Fattore imprescindibile di un opportuno avvento della democratizzazione
e completamento del
nostro indipendentismo.
URN Sardinnya assorbe dunque nel progetto Progressisti alcuni principi e valori unitari della
dottrina sociale della Chiesa, come e poichè universalmente legittimati per tutte le nazioni dalla
Costituzione conciliare "Lumen Gentium", componente essenziale del lavoro ultimato dal
Concilio Ecumenico Vaticano II (1964).
La Sardegna ha pertanto pieno titolo a riconoscersi storicamente e culturalmente in tali
presupposti.
Esattamente così come ne hanno titolo a riconoscervici in Italia varie forze, tra cui Udeur,
AN, FI (Correnti), Margherita, UDC, etc, secondo terze rispettive sfumature storiche ed
attribuzioni concettuali.
Il progetto Progressisti delinea pertanto quell' elemento di flessibile contiguità sia alla "destra"
che alla "sinistra" tradizionale.
Fattore di contiguità di cui, ad esempio, Sardigna Natzione non dispone per poter rappresentare
un reale fronte "trasversalmente" unitario nel popolo, a seconda delle esigenze politiche che di
volta in volta puntualmente si presentano.
Idem IRS ed il Partidu Sardu, a meno di sostanziali revisioni dei loro rispettivi statuti.
Ma cosa c' entrano con l' indipendentismo Sardo gli indipendentisti che negano la cultura
Cattolica Sarda?
Saremmo tutti capaci di scrivere in uno statuto belle parole di uguaglianza e di tutela della
libertà religiosa, è nei fatti che tuttavia il Sardismo e l' indipendentismo hanno ripudiato negli
anni i valori universali della Chiesa per ragioni puramente ideologiche, celandosi dietro la bontà
del pensiero laico.
Ma a noi pare che nei fatti si sia assunto più un contegno laicista che laico.
Ponetevi la seguente questione:
Tra le forze politiche italiane di "destra e sinistra", esistono forze politiche riconducibili alla
tutela dei valori universali della Cristianità ed altrettante laiche?
Se la risposta è ovviamente sì, chiedetevi dunque se nell' indipendentismo esiste la medesima
capacità di rappresentazione politica della nostra popolazione.
Quale elemento sia assente è ovvio.
Verso il completamento dunque della nostra rappresentatività popolare in chiave indipendentista,
all' insegna di un indispensabile collante sociale e politico quale la cristianità, per le motivanti
sopra riportate.
Per un nuovo indipendentismo.
URN Sardinnya
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