
III - Papassinos in custa
arrejonada:
Dimonios
(Dialogo e Sardismo).
- Il "nemico" alle porte:
Bipartitismo maggioritario.
- Attualità politica del Partito Sardo d' Azione.
- L' interesse natzionale.
- Il merito della Lega Nord: Sì alla devolution.
- La caduta dei miti.
- Superamento delle divisioni storiche.
- Versatilismo.
- Le contraddizioni di SNI.
- L' occasione mancata di IRS.
- La consapevolezza dei "demoni".
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Introduzione:
Febbraio/Marzo
2006, quali sono
oggi i temi che dividono l' indipendentismo?
Quali
sono oggi i temi che dividono il sardismo dall' indipendentismo?
Cos'
è oggi il sardismo?
Cosa sarebbe necessario alla
nostra politica?
In questo spazio si offre una
nuova chiave di lettura, che non si limita alla schematica divisoria e
classista tra forze
politiche italiane, indipendentiste e Sardiste: Si analizza il
mondo politico nel suo complesso e nella sua pratica
integralità, con
l' unico obiettivo di enuclearne l' interesse politico per lo sviluppo nazionale Sardo.
Non ci limitiamo alla
classica critica sterile del dialogo fine a se stesso, ma si tenta di offrire sempre e
comunque
motivazioni e ragionamenti propri ad una analisi politica
soddisfacente, offrendo pertanto possibili margini di risposta
(praticabili nel ns contesto).
Analizziamo non solo la
nostra realtà, ma anche la realtà italiana per
capire verso quali traguardi ci si
incammina e
come e cosa indipendentismo e sardismo stanno elaborando a tale
riguardo:
Argomenti tanto
semplici quanto complessi.
Le argomentazioni del portale
partono dalla constatazione reale che esiste una oscillazione percentuale nel
panorama
politico di "Sardismo", spartito tra varie sigle che costituisce un 20%
circa di popolazione votante, questo è un dato
politico enorme ed
incontrovertibile.
Sardismo che non è
altri che un mero strumento politico per rastrellare voti, non ha più nulla a
che
vedere con i principi
che tanto contestano gli indipendentisti attuali.
Non possiamo dunque chiuderci
a questa presenza "Sardista" nel panorama politico poichè
oltre vi è in misura
esclusiva una preponderanza italiana.
Esso rappresenta il bacino
strategico-politico di espansione elettorale per la tutela dell' identità
nazionale.
Per comprendere bene le
dinamiche che separano i ns movimenti politici è
opportuno innanzitutto sapere quali fermenti
si aggirano nei poli
italianisti, dalla
destra alla sinistra.
Teniamo
presente che a livello nazionale italiano ci si avvia verso un processo
inarrestabile:
Bipartitismo
maggioritario.
Partito
Democratico per il centrosinistra e Partito Popolare (o Moderato) per il
centrodestra.
In
Sardegna nel centrodestra, preso atto della disfatta politica e dello
studio della
vittoria di Progetto Sardegna,
nascono in diverse anime di UDC, Fortza Paris,
parte di Forza Italia e liste annesse, la volontà di riunire
in una lista
tutte le forze che mirino a dare una rappresentanza politica
"moderata" alla popolazione
Sarda, benchè per il
momento Alleanza Nazionale si chiami fuori
da tale evidente manovra centristica e postdemocristiana.
Il
disegno politico in questione è chiaro, presenta due sole
vie di fuga:
1-
Creazione di un simil "terzo polo" centrista in chiave "Sardista".
2-
Spartiacque dopo il punto 1 per l' avvento in Sardegna del futuro
Partito Moderato
di centrodestra.
Quest' ultimo è un processo che potrebbe protarsi per un
decennio.
Per
il centrosinistra la situazione è relativamente chiara,
Progetto Sardegna esaurirà
la sua ondata iniziale smorzata
da una efficenza politica a tempo determinato,
per stessa ammissione di Soru.
Il
Partito Democratico è alle porte, sopratutto dopo che a
livello nazionale italiano,
la vicenda Unipol ha messo in luce
le capacità del mondo
finanziario e
politico (l' ala riformista della sinistra) di intaccare l' ultimo
ostacolo al progetto:
I vertici dei DS, che hanno recepito la strada da seguire.
Sintesi:
Entrambi i poli anche in Sardegna stanno lavorando per conquistare la
più volte
citata platea di moderatismo
e riformismo presente nella ns
società.
La
maggioranza della popolazione (Breve
specifica del fenomeno: Vedi sezione Question
time).
I
movimenti come si stanno preparando alla rivoluzione politica
italianista?
(Che
incrementerà il livello di clientelismo sociale).
Il
Sardismo Azionista come si pone innanzi a tale processo?
Si
insegue il mito del terzo polo senza averne i requisiti? (Vedi
sezione Società).
Lega Nord e Rifondazione
Comunista/Verdi, etc, saranno potenziali appendici strumentali delle due grandi
forze
italiane.
[ Anche
attualmente la politica italiana in Sardegna prevede comunque la finanziazione di sigle
politiche
"autoestinguenti": Movimenti che surrogati da destra o da sinistra hanno come
unico scopo la capacità
di erodere percentuali minime alla controparte
politica, sigle che vengono abbandonate o risvegliate periodicamente
in funzione
della loro marginale utilità operativa.]
La Lega Nord si è
attrezzata in un progetto politico con la Lega delle Autonomie nel Sud, non solo un cartello
elettorale per il 9 aprile, ma un quadro per contenere il potere che avranno i poli
di
spazzare via tutte le
minoranze politiche dalla scena decisionale e governativa,
anche regionalista:
Ciò
perchè il mondo finanziario ha capito che se vuole
sopravvivere nel confronto con l' economia
concorrenziale
estera, deve dotarsi di un sistema politico stabile.
La partitocrazia è
al tramonto in questa stagione politica, con essa saranno altresì eliminati i
fenomeni di
democrazia partecipativa ed associativa politica nati in questa fase
transitoria
(1994: Seconda Repubblica e
2001 per quanto concerne la nascita del
fenomeno contestativo su vasta scala in Italia, nato a sinistra per ragioni
politiche).
Assolutamente impropri
i paralleli esposti da parte di una fetta di indipendentismo che guarda ad essi come a
riflessi
sorti ad esempio in aree latino-americane e/o Arabe, in commistione spesso
con l' impalcatura no global, dinamiche
che hanno in realtà
spiegazioni ben più complesse.
Nel ns contesto, non significa
che tali fenomeni associativi scompariranno dalla scena politica, ma significa
che
verranno isolati, occludendone la possibilità per cui possano mai andare oltre
consistenti risultati.
La sensazione prevalente
è che da parte dell' indipendentismo non si sia colto il processo in atto.
Il terzo polo prospettato dal
Partito Sardo d' Azione riproposto secondo i canoni esposti dalla coalizione
Sardigna
Libera con Sardigna Natzione, si candida (eventualmente) pertanto ad un
ennesimo chiaro
flop politico.
Per quali motivi?
Poichè ormai il
"brand" di Sardigna Natzione è inviso (Vedi
sezioni Informative,
Società,
L' opinione) politicamente
e socialmente,
mentre il Sardismo è ormai un concetto astratto che politicamente
si pone nella seguente definizione:
Contenitore generico di
elettorato identificantesi nell' appartenenza a radici comuni della propria storia
e/o territorio.
Non necessariamente volto
all' autodeterminazione.
In questo portale per
Sardismo, si intende tale contenitore politico presente sia nel centrodestra che nel
centrosinistra.
Quando si parla di unione,
non si intende quindi esclusivamente "unione" con lo stereotipo che offre l'
indipendentismo
(ovvero con il PS d' Az).
Il Partito Sardo d' Azione
è un modello superato, incapace di rilanciare i suoi contenuti e la sua immagine.
La comprensione che l' Italia
ha avuto di questi processi di indebolimento è stata tradotta sia a destra che a
sinistra
nella creazione di varie sigle sardiste che hanno assorbito tutte le
percentuali possibili di elettorato.
(Tra l' altro dimostrando anche
l' assenza di validi analisti politici Sardi).
Tra gli esempi concreti che
possiamo fare vi è la schiacciante evidenza di una fascia di votanti passata dal
Partito
Sardo d' Azione a Progetto Sardegna, entità che neppure si richiama in
maniera esplicita ad una ormai inesistente
tradizione sardista.
L' UDS dov' è
finito? Le ultime news lo vedono in trattative con Floris a Cagliari
per un eventuale sostegno politico.
Ci si augura che non si abbandoni mai la via per la ricerca dell'
unità nazionale, sebbene si trovi in una posizione
difficoltosa e relativamente ostile dato il clima che circonda un
evidente declino dei principi politici del "Sardismo".
Declino che non corrisponde chiaramente al ritorno sociale che hanno
tali liste politiche richiamantesi a questo
generico contenitore politico.
Un chiaro segno che le radici comuni sono ancora ben radicate presso la
nostra popolazione, sebbene in minoranza.
Per stare in tema di PS d'
Az, è
doveroso ricordare le svariate occasioni in cui tale soggetto politico
è spesso incorso
in valutazioni politiche clamorosamente erronee per il perseguimento e l'
avanzamento politico-strategico dell' interesse
nazionalitario.
Non guardiamo gli errori del
passato dovuti a molteplici variabili, diamo un giudizio politico sul presente,
di cui pare
che nessuno si occupi, o si rischia che i vari "filosofi" lo facciano fra
"30 anni": La rincorsa ai partiti del centrosinistra
ha apportato
la nefasta considerazione sulla devolution approvata dal centrodestra nazionale.
Solo un soggetto
"politicante" (non politico), obsoleto e pregiudizialmente marcato ideologicamente
poteva
sostenere la contraddizione
di essere indipendentista/autonomista
ed allo stesso tempo avversare (per via della
coalizione) una riforma
costituzionale che pone l' accento sui seguenti temi
sociali:
- Cultura scolastica.
- Sanità.
- Pubblica sicurezza.
Pilastri non solo sociali, ma
anche politici, come eventuali strumenti da utilizzare nella stesura di un futuro
ipotetico
nuovo statuto regionale transitorio.
Forse senza una riforma Costituzionale avremmo potuto ottenere ad
esempio un corpo di Polizia Sardo?
O forse gli autonomisti,
ripetiamo: gli autonomisti si sono dimenticati che essendo la loro una strategia
graduale non
potevano pensare che in tale riforma fosse assente un richiamo al
centralismo statale italiano?
La Lega Nord opera in una
coalizione italianista, non dimentichiamolo.
Ha apportato un ottimo lavoro
comunque. Che và riconosciuto.
Il PS d' Az perde di vista le
priorità fondanti della sua esistenza stessa, ovvero l' interesse
natzionale,
in nome di una
politica annacquata da una torre di Babele quale è l' Unione
Prodinottiana di centrosinistra, in cui si dice tutto ed il
contrario di tutto.
E' in atto dunque un classico
strabismo politico, si sacrifica il primario interesse nazionale Sardo, per
salvaguardare
l' interesse nazionale Italiano.
Se questa viene spacciata per
una seria politica autonomista e Sardista, allora con la stessa coerenza si
dovrebbe
rifondare il "Partito Italiano d' Azione".
La stessa coerenza vuole che
dal momento in cui la regione ha approvato la delibera per la messa in opera
del
referendum anti-devolution, il PS d' Az avrebbe dovuto assumere posizioni
incisive e formali contro tale decisione.
Dovrebbe giungere
spontanea la conclusione di carpire il momento politicamente ideoneo a rassegnare le
dimissioni
da precisi incarichi istituzionali come risposta alla cialtroneria sancita da
tale delibera.
Dobbiamo dire stop agli aut-aut
ideologici e politicamente
inopportuni per la causa.
Anche in altre regioni
italiane, svariati movimenti indipendentisti/autonomisti sono incorsi nel medesimo
errore, come
se la "sinistra" italiana avesse qualche merito in più
rispetto alla "destra".
Fesserie
ideologiche.
Entrambi possono essere strumenti
di prosecuzione della strategia, anche stavolta le magre parabole di
pensiero
hanno segnato la miopia politica degli autonomisti e/o
indipendentisti in questo passaggio storico.
Naturalmente ci si augura
sempre il contrario, ma il rilancio del PS d' Az per i suoi dirigenti sarà
un' operazione
estremamente
difficoltosa, l' obsolescenza "burocratica" delle strutture,
della concettualità e del personale è il
primo
limite di un doveroso processo
riformatore.
Spesso passa in secondo piano
l' interesse
natzionale:
Nostra prerogativa cardine.
La priorità
fondante del progetto Progressisti risiede anche nella
capacità di poter recedere da alleanze
oggettivamente contradditorie per tale interesse.
La nazione deve poter venire prima del timore di perdere
elettori a causa di recessioni invalidanti con
eventuali alleati politici italianisti.
Anche i movimenti
indipendentisti pongono prima il loro interesse di bandiera rispetto alla nazione, con
la
differenza
a specchio, che se entrano in alleanza con terzi, parte degli elettori abbandona il
nido: Un serpente che si morde la
coda. (Al seguito
proponiamo delle argomentazioni al riguardo).
Valida comunque la posizione
assunta dal Partidu Sardu per l' adesione al partito politico Europeo dell' ALE, sebbene
tale
partito rischi (come altre formazioni internazionali) di sminuire la sua opera in nome
dei classici gradini ideologici
presenti in questo ambiente:
Una "sinistra
internazionalista" che si è auto-arrogata le
capacità di poter guidare le popolazioni non
riconosciute
verso una propria statualità.
Nè "destra" e
nè "sinistra" possono pensare di poter rappresentare il
pluralismo di una nazione e la
libertà di
professione politico-orientativa dei suoi
cittadini.
Alcuni ritengono che la via
estera sia da privilegiare nei rispetti della via interna all' Italia (in un processo
storico di
unificazione UE), entrambe le vie sono in realtà percorsi
obbligati.
Dobbiamo dire sì,
senza sè e senza ma alla devolution.
Grave errore politico che da
parte del PS d' Az non vi sia stata una chiara
presa di posizione a favore del progetto
federalista della Lega Nord, un progetto che rappresenta una fase necessaria
(stagione di riforme costituzionali)
per il
conseguimento pacifico e
politico di una disarticolazione ed indebolimento progressivo dello stato
centrale, che abbia
come obiettivo finale l' indipendenza.
Ma nè nel "Sardismo
autonomista", nè tra le file dell' indipendentismo si ha ben chiaro cosa significhi strategia
graduale,
di cui tanto si parla, ma nei fatti nessuno contempla (IRS in testa,
sebbene a parole si affermi il contrario).
In tema di devolution, anche i
movimenti indipendentisti, sebbene consapevoli di tale avvenimento, mostrano
titubanze
o tiepide dichiarazioni al riguardo.
Forse con qualche timore di
essere accostati alla Lega Nord.
Il PS d' Az più che altro dà chiaramente per
archiviata
l' esperienza Leghista, la devolution verrà con ogni
probabilità
rimossa a mezzo referendum ed a Palazzo Chigi vi potrebbe essere l'
avvento di Prodi, ergo l' alleanza con il
potenziale nuovo inquilino Romano non è tanto un' elemento
di forza ma quanto di debolezza politica del Partidu Sardu.
Chi sceglie la via più breve a livello strategico e non il
contrario, fornisce una chiara connotazione del suo disegno
politico finale.
E' altrettanto improbabile che Roma crei un precedente in Italia
accreditando alla Sardegna una sua compiuta
Nazionalità (del tutto legittima naturalmente),
poichè
altre regioni a catena potrebbero rivendicare elementi di natura
rivendicazionistica, alimentando dunque seria instabilità
per l' unitarietà della Repubblica Italiana.
Certamente in questi temi il PS d' Az per conservare il suo giaciglio
nell' ALE avrà interesse a non accostarsi troppo
al movimento Leghista.
La via più credibile è pertanto un percorso per
la
creazione (interna all' Italia) di un cartello politico-federalistico
forte.
Ci si augura che tutti, PS d' Az, IRS e SNI riconoscano senza timori la
valenza dell' opera compiuta dal Carroccio,
con particolare riguardo all' intesa siglata dal movimento nordista con
la Lega per le Autonomie del Sud.
Cosa
è opportuno dunque alla ns politica in Sardegna?
Un soggetto politico
Progressista e centrista, il traguardo di un autentico terzo polo (Vedi
sezioni Società, Progressisti).
Purtroppo anche l' incremento
di voti a favore dell' Udeur di Mastella in Sardegna conferma ulteriormente la ns
analisi, vi
è una consistente fascia di elettorato che và assestandosi in
misura trasversale verso una figura moderata e centristica.
Non essendo certo
postdemocristiani, si ha certamente la necessità di un soggetto politico aperto al
pluralismo, sia
alla tradizione socialista (L' errore per antonomasia del Ps d' Az e
di SNI, ritenendola l' unica tradizione politica
possibile, per manifeste
finalità tradizionaliste/ideologiche), sia all'
orientamento liberaldemocratico.
Unico punto di equilibrio
nella nostra società isolana.
Laico ma aperto ai valori
universali della società.
Una forza politica efficente
contro il post-Soru a sinistra, contro la riorganizzazione della destra e
la simultanea ascesa
dei due poli nell' imminente futuro bipartitico.
Il significato della nostra
sigla URN esprime l' unico pensiero possibile per la Nazione Sarda.
Indipendentismo e "Sardismo"
affine, devono quindi inevitabilmente dialogare per giungere alla costituzione di
un
contenitore politico e concettuale univoco su cui operare.
Perchè oggi non
esiste il dialogo tra di essi?
Perchè gli
indipendentisti, anche sulla base di interpretazioni del pensiero di A.
S. Mossa, ormai superate dalla
corrente
realtà politica, hanno costruito il mito del "demone Sardista" su cui hanno
basato per anni
il loro esercizio
propagandistico interno.
Con lo scopo di accrescere il
loro consenso politico, ci si è dati la zappa sui piedi, per cui oggi, dopo
aver scaricato
nella figura del Partito Sardo d' Azione tutte le colpe (che in
realtà sono estremamente complesse e variegate), in
Sardegna è
divenuto eretico accostare l' indipendentismo al Sardismo ed al suo massimo e storico esponente
autonomista.
Con il risultato che si
è alimentata la divisione e la frammentazione della forza politica che caratterizzava
il valore
della causa di liberazione natzionale.
Disarticolazione che ha
portato il declino della guida politica della
Nazione Sarda.
Chi sono i responsabili
operativi di questo declino politico?
I leader senza ombra di
dubbio, recentemente da Cumpostu
a Sale,
assieme alla dirigenza
che ha consentito di
comune accordo che si giungesse alla situazione corrente.
In Sardigna Natzione la
contraddizione ha assunto dei connotati paradossali, si conviene sull'
utilità strategica
dell' alleanza con il Partito Sardo d'
Azione, come giustamente prospettato dal
coordinatore B. Cumpostu, ma,
al contempo, il pantano ideologico e l'
anatema antiautonomista disseminato nel corso degli anni impedisce di
fatto tale
passaggio politico.
E' questo il serpente che si
morde la coda, colui che consiglia di staccare la mela dall' albero in un
disegno che
finirà per danneggiare tutti i consimili, per usare un' eufemismo biblico.
Chi doveva
risolvere tali problematiche?
Le nuove formazioni? IRS -
Indipendentzia Repubrica de Sardigna?
Nella figura di Francesco
Sedda, coalizzato dalla dirigenza, si persiste nella sconsiderata manovra di
addebitare
all' autonomismo tutte le inadempienze politiche maturate dal Partito
Sardo d' Azione negli anni.
Sedda efficacissimo nel
giudizio obiettivo su Lussu, patriota Italiano certamente, assolutamente meno nel ruolo
ricoperto durante la sua fase "autonomista" Sarda.
Ma questo non significa che
il progetto di rilevazione graduale previo passaggio autonomista della nazione
sia
stato erroneo nella schematica intrapresa dallo storico Partito Sardista.
Contestualizzare a tale
soggetto politico un marcato spirito critico nel maldestro tentativo di accreditare ad IRS
capacità opinabili, è una evidente manifestazione di inesperienza politica dalle
forti conseguenze future.
Ma perchè oltretutto
continuare a parlare del passato per giustificare il presente?
Siamo nel 2006, in politica non
esiste il passato, esiste il presente.
Sotto il profilo storico non vi
sono rilievi da apportare, sotto il profilo politico basterebbe osservare le
funzioni
autonomiste raggiunte dalla Catalogna per smontare teorie che vedono
nell' autonomismo un virus autoreplicante che
allontana dall' indipendenza.
Teoremi che in politica non
trovano alcuna consistenza.
L' autonomismo reale in
Sardegna può dunque essere uno dei vari
passaggi graduali verso l' autodeterminazione.
Anche per un movimento
indipendentista, che potrebbe maturare in dati passaggi storici, la
necessità di utilizzare la
"macchina autonomista" come
strumento politico transitorio
e non definitivo.
Mossa è stato
senza ombra di dubbio una figura di valore per la nazione, ma nel contesto attuale
non trova più alcuna
applicazione e genera danni enormi nei processi per il conseguimento
delle più svariate azioni politiche.
Il "Mossianismo"
è pertanto un elemento da abbattere nel procedimento di riordino ed innovazione
dei modelli politici.
I movimenti attuali non hanno
superato diverse tesi Mossianiste, poichè le più disparate interpretazioni di
questi modelli,
contribuiscono a preservare tra l' altro il pretesto politico per
proseguire la "battaglia anti-autonomista" con cui vengono
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