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Riciclaggio
La
situazione politica italiana
Duos
annos de U.R.N. Sardinnya
Bilancio,
situazione ed aspettative nei
mutamenti occorsi in Italia e Sardegna
La lunga strada delle riforme
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Dicembre
2007.
Editoriale.
Cari
Lettori,
Correva
il dicembre 2005, benvenuti nel secondo anno di attività del
nostro network.
Che cosa succede in Italia? La Casa delle Libertà crolla per
ridefinire ruoli e
geografia del centrodestra; la sinistra governativa sopravvive alla
finanziaria e
prosegue la sua guerra settoriale per la fondazione del
Partito Democratico.
Diversi politici Sardi osservano con stupore un terremoto del tutto
programmato.
E' un piacere che con oltre un anno di ritardo anch' essi siano
arrivati alle
medesime conclusioni che nei nostri spazi conoscete da tempi non
sospetti.
Un piacere dal sapore amaro tuttavia, uno stupore che rappresenta la
spia di
una manifesta incapacità politica di percepire gli eventi,
uno stupore oggi presente
sui volti di chi ci governa e di chi pretenderebbe di farlo.
Per bocca dello stesso leader di FI Silvio Berlusconi, il bipolarismo
perfetto in
Italia è impossibile nella patria del frazionismo, ma
è pur sempre percorribile la
strada di un "bipolarismo all' Italiana", magari con sistema
proporzionale tedesco.
Non è difficile immaginare due grandi partiti contendersi
Palazzo Chigi sulla base
di percentuali elettorali che di fatto escludono dal governo ale
radicali, il tutto
coniugato magari da un grande centro e/o alle appendici da formazioni
politiche
affini per programma, anche con "grandi coalizioni", non più
dunque accozzaglie
parlamentari dal dubbio spessore governativo come nel presente.
Fiutato l' affare del progetto nato sul tavolino di Montezemolo, i vari
Veltroni,
Berlusconi e Casini tentano la via del riciclaggio, chi sfornando nuove
etichette,
chi spacciandosi come "volto nuovo" della politica dopo decenni di
presenza nella
stessa, chi stracciandosi le vesti per il "golpe di una notte" con cui
Forza Italia
confluisce verso una nuova denominazione, evento su cui dopo pochi
giorni lo
stesso Berlusconi fa marcia indietro annunciando che il PDL non
sarà altro che un
"partito rete" aperto a tutti per cui nascerà una
costituente, mentre Forza Italia
rimarrà intatta fino a futura configurazione del progetto
"Partito Popolare delle
Libertà".
Un
piccolo cataclisma causato dall' errore di valutazione di Sandro
Bondi e soci:
Il governo non è crollato di fronte alla finanziaria come si
pensava, evento che
ha determinato una automatica presa di coscienza da parte di
Berlusconi, ovvero
che a breve non vi sarà alcuna nuova elezione, piuttosto è il momento di aprire la
porta al dialogo con la sinistra per le riforme, come abbiamo modo di osservare
questi giorni, Veltroni in
primis.
Per il governo Prodi rimane l' incognita al Senato del gruppo di onorevoli al seguito
di
Lamberto Dini, superato lo scoglio parlamentare sul welfare, la situazione
appare tuttavia sempre più chiara su ciò
che sarà il futuro assetto istituzionale
della politica italiana. Rifondazione Comunista non demorde ed esige una verifica
di programma sin da gennaio per dirimere la profonda crepa apertasi in seno alla
maggioranza, o ciò che ne rimane.
In questo confusionario quadro della politica italiana, registriamo che proprio dalle
ceneri della CDL parte il primo impulso riformista, sono infatti state tra Veltroni,
Fini e
Casini le prime intese sulle riforme istituzionali ed elettorali, tra cui pare, in
8/12 mesi potrebbe nascere una proposta di legge per un Senato delle regioni.
All' interno della riforma elettorale sembra ventilare non solo l'
ipotesi sul modello
tedesco ma anche parti del modello elettorale spagnolo, soluzione che
nella sua
generalità non soddisferebbe movimenti come i Verdi rispetto
ad altre sigle, in
quanto non radicati su determinate percentuali in date circoscrizioni
ma solo in
linea assoluta a livello nazionale, ciò impedirebbe loro l'
ingresso a Montecitorio.
Gli sbarramenti locali soddisferebbero invece movimenti come Lega Nord
Padania
o Udeur presenti e consolidati su determinate amministrazioni locali.
Staremo a vedere il risultato finale delle bozze che
salteranno fuori sulla prossima
legge elettorale.
L' Italia salva il salvabile di una barca che affonda nei deficit
più
disparati mentre da
noi l' isola gode di risorse inestimabili inutilizzate e/o non
valorizzate da forza
lavoro ed universitaria costretta dal decadente sistema economico
italiano ad
emigrare e non investire sul nostro territorio.
Rimane un velo di amarezza nello scorgere che nelle aree più lontane dal centro
del riformismo si riposizionano ideologie (chi tra destra, chi tra sinistra) dal sapore
nostalgico, spesso folkloristiche nelle rispettive goliardate ed immature nella
comprensione della comune accettazione delle differenze che le
contraddistinguono. Per carità, la democrazia esige l' alternanza, ma non una
alternanza basata su peculiarità etiche e sociali oggi superate.
Ad esempio, le destre marginali vicine a simbologie più da "ventennio" che non
da nuovo millennio, anche per quanto riguarda l' accettazione dell' immigrazione
regolata, più (purtroppo) sulla base di pregiudiziali etniche che non sulla base di
capacità professionali e/o ricchezza multiculturale.
Che dire della sinistra radicale? Ancora orfana della comprensione nel 2007 delle
dinamiche che tutelano la nostra società ed i mercati da un mancato sviluppo,
quest' ultimo assai presente in regimi verso cui spesso simpatizzano, tra cui Cuba.
Ma se la politica è anche lo specchio di un dato paese, nell' Italia repubblicana
ciò assume il colore dell' immaturità politica di buona parte di questo popolo.
Cos' è quindi la politica in Italia? Forse l' arte di rappresentare le proprie
immaturità.
Piuttosto, la Sardegna? Archiviato il caso Soru - Cabras, la destra latita.
Attraverso quali misure la politica indipendentista Sarda si prepara
alla situazione?
Probabilmente non si prepara affatto, una parte di essa è
ancora occupata a dare
addosso al Popolo Sardo, ad ignorarne le aspettative, ad avversarne
diverse
categorie professionali, tra cui corpi militari e di Polizia, pilastri
della Pubblica
Sicurezza in cui parecchi Sardi operano ogni giorno con dedizione e
riescono a
mandare avanti la famiglia tra innumerevoli avversità.
Quando iniziammo l' opera di critica, pressione ed informazione
politica del nostro
network, presso l' indipendentismo Sardo era impensabile non
dichiararsi come
provenienti da estrazioni politiche di sinistra, nella fattispecie, da
una obsoleta
concezione del Marxismo in cui la cultura dell' antagonismo prevale su
tutto,
persino tavolta sui Sardi stessi, giudicati di tanto in tanto alla
stregua di "biechi
traditori al saldo dell' imperialismo".
I
modelli per l' indipendentismo nostrano non sono (se proprio idoli
devono esserci)
formazioni politiche quali il Blocco del Québec o lo
Scottish National Party di
Scozia (UK), sono piuttosto modelli che a differenza dei citati non
hanno mai
conseguito risultati politici concreti per la loro nazione, nella
migliore delle ipotesi.
La peggiore è che alcuni di questi movimenti (PKK, Sinn
Féinn, Batasuna, etc.) si
sono addirittura inimicati parte del loro stesso popolo generando
ulteriore
frazionismo interno e, purtroppo, ricorrendo talvolta neppure tanto
velatamente a
simpatizzare con gruppi paralleli armati.
Ricordiamo ovviamente che l' indipendentismo Sardo vive in misura
esclusiva nel
quadro di una battaglia politica democratica, lungi da frange
estremistiche vicine
alla penombra della violenza.
Ma se l' indipendentismo europeo
nella sua preponderante componente
ideologica
non ha mai cavato ragni dal buco, non si capisce per quale motivo
solidarizzare
con tali formazioni quando piuttosto le stesse andrebbero educate ad
una nuova
linea politica, più incentrata sul moderatismo e l'
integrazione in questa società
globalizzata che non alla sua opposizione.
Movimenti di indiscusso successo come ad esempio il DPP Taiwanese, l'
SNP ed
il Blocco del Québec sono riusciti a coinvolgere nella loro
opera ogni categoria
professionale della nazione, portandola attraverso strumenti
democratici alla
consapevolezza della necessità di una automazione rispetto
agli stati centralisti.
Così, mentre l' Italia oggi pone all' angolo il massimalismo
e la sinistra contestativa,
in Sardegna l' indipendentismo si comporta esattamente all' opposto di
quel sano
buonsenso con cui invece Roma ci sottrae elettorato moderato.
Nella nostra isola non si lavora per riformare, si lavora per
consolidare ed estendere
numeri irrisori di antagonismo, si lavora per rimanere nell' angolino
politico in eterno.
I responsabili oggi di questa situazione sono in misura
progressivamente più tenue
alcuni settori di IRS, buona parte di Sardigna Natzione ed il movimento
A Manca
pro s' Indipendentzia a cui vanno abbinati alcuni gruppi minoritari.
La cultura del post-sessantottismo è dura da eradicare, ma
è un processo
inevitabile nel decennio che abbiamo di fronte.
I ritardi paiono spesso insormontabili.
Saremo con essi qualora capaci di riformare.
E' vero, se oggi siamo quì, lo si deve anche a movimenti che
per primi, a fronte del
declino azionista nel '900, hanno nominato con più coraggio
la parola
"Indipendenza". Ciò non toglie che essi oggi siano i primi
promoters della disunione
e dell' antagonismo ideologico con cui alimentano il baratro che separa
la causa
della comune autodeterminazione dal resto della società
civile.
Il Partito Sardo d' Azione vendette la sua casacca all' unionismo
italiano perdendo
così quella straordinaria opportunità storica di
conseguire per gradi una sempre più
maggiore autonomia dallo stato italiano, per poi infine giungere alla
piena
indipendenza. Progetto deluso da personalismi e piccole lotte intestine
di potere.
Ma l' errore più grave oggi sarebbe generare ulteriore
frazionismo abbinando il
giudizio storico a quello politico.
Errore di cui si è macchiata IRS, il movimento di Gavino
Sale.
Grazie all' opera di informazione da noi prodotta nell' ultimo biennio,
sempre più
militanti indipendentisti sono disponibili a riflettere sugli errori
delle rispettive
dirigenze politiche, più che su alcuni contenuti, sul metodo
di conduzione politica.
La militanza ispirata ai criteri delle liberaldemocrazie cresce, sfortunatamente è
cresciuta anche in misura robusta proprio quella sinistra indipendentista che da
anni vieta l' espansione sociale della causa.
In quanto <<all' antisardismo>>,
dobbiamo ricordare che esso è un anti-valore, ed in
quanto tale non può rientrare nei principi di chi ad esempio
erge il Gandhismo a
proprio punto di riferimento. Si tratta con ogni evidenza di una
clamorosa svista.
A nostro avviso, simili mitologie non hanno ragione di esistere nella
Sardegna del
2007, è prioritario avvicinarsi alle esigenze reali e
quotidiane dei nostri concittadini.
Figure come Antoni Simon Mossa, per quanto stimabili storicamente,
appaiono
superate nel raffronto con la società contemporanea, del
tutto prossima ad una
generazione globalizzata e multiculturale.
La nostra opera non è sufficiente, per questo auspichiamo un
incremento delle
nostre capacità espositive pubbliche da un mezzo quale ad
esempio il web, in
ragione della facilità con cui possono essere raggiunti i
lettori più disparati nel
territorio, siano essi indipendentisti e non, i quali avranno sempre di
fronte una
concezione moderna della causa, aperta ad una globalizzazione
più equa e vicina
ai bisogni reali dei nostri amici concittadini.
Abbiamo
bisogno che l' indipendentismo Sardo si riformi, che sviluppi
la
consapevolezza storica di dover abbandonare il ruolo dell' antagonismo
al sistema
per integrarsi in esso a pieno titolo, recuperando
credibilità, rinunciando al folklore,
al radicalismo, a qualsiasi elemento negativo di matrice ideologica che
si
anteponga al fine ultimo eludendone la capacità di governo:
Unico strumento democratico per poter apportare un effettivo mutamento
della
situazione istituzionale, quindi anche economica e sociale Sarda.
Non abbiamo bisogno di no-globals o pubbliche comparsate, abbiamo
bisogno di
seri indipendentisti.
Abbiamo altresì bisogno di una classe dirigente
indipendentista che sappia dire nò
ad una militanza spesso antagonista, derivante da una sinistra radicale
che vieta
l' espansione sociale della causa indipendentista, che si oppone alle
riforme, che
si erge a giudice e carnefice di qualsivoglia soggetto stoni con
principi superati e
privi di una ipotetica e concreta applicazione pratica.
L' ideologia nata nel Marxismo è oggi il primo cancro dell'
indipendentismo Sardo.
Essere comunisti non è naturalmente una "colpa", chi come
noi sostiene i principi
liberali della democrazia non può che rispettare ogni forma
di pensiero.
Il problema è che oggi tale ideologia ritiene di essere
esclusiva, o spesso si cela
dietro una militanza autodefinitasi "socialdemocratica", scordandosi di
fatto 50
lunghi anni di socialdemocrazia e laburismo europeo, il quale da anni
compartecipa nella globalizzazione al progresso materiale e sociale
dell' uomo.
Una militanza spesso vicina a modelli discutibili quali i regimi
dittatoriali e/o
populistici dell' america latina.
Essere no-global oggi all' interno dei movimenti significa confermare ai Sardi il loro
timore isolazionista che per anni la causa ha ideologicamente trasmesso di sè.
I Sardi non hanno bisogno di accodarsi a nessuno.
Ben vengano i nuovi militanti aperti al progresso, socialisti o
liberali che siano,
aperti alla globalizzazione, al suo utilizzo in qualità di
risorsa e non dolo.
Ben vengano gli europeisti, ben vengano progressisti, conservatori,
ecologisti,
cattolici ed atei, chiunque sia parte integrante del dna natzionale,
chiunque sappia
mettere da parte il club culturale a favore di una politica vicina ai
cittadini.
Perchè non dobbiamo dimenticarci che prima di ogni etichetta
si è indipendentisti.
Proseguiremo la nostra battaglia politica per un maggiore impulso
riformista.
Il Popolo non ha tempo per un indipendentismo massimalista, ma ha tempo
per
discutere di famiglia, di giovani, lavoro, pubblica sicurezza,
giustizia, fisco e tante
altre tematiche che ci riguardano più da vicino.
Per "rivoluzionare" veramente la Sardegna dobbiamo prima di tutto
rivoluzionare i
tarocchi che oggi hanno generato una robusta perdita di
credibilità
dell' indipendentismo tra la Pubblica Opinione.
Il tema dovrebbe entrare di diritto nell' agenda politica dei movimenti.
Chi ignora il problema, ignora il futuro di questa Natzione,
perchè dallo sviluppo
dell' indipendentismo dipende la sua salvezza ed il suo ruolo nella
storia.
Grazie per la cortese attenzione, vi auguriamo Buone Feste.
URN Sardinnya
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