
Domande
di P. Daniele; replica B. Adriano.
Gennaio 2006 - Agg. Ottobre 2008.
- Che cos'
è U.R.N. Sardinnya?
Un
gruppo di privati cittadini che ha dato forma ad un mezzo di
comunicazione
(politica e non) quale il presente Portale.
-
Con quali finalità?
Differenti
e concomitanti: intanto esporre la necessità di far
comprendere
ai nostri Lettori tutti i ritardi in cui versa la Sardegna a causa dei
partiti
italiani e quali credibili alternative poter adottare. In secondo
luogo, ma
non meno importante, capire quali strumenti politici possono aiutarci a
risolvere i problemi, tra cui emerge l' idea di un Partito Nazionale
Sardo
(ipotesi non solo da noi auspicata).
Terzo, capire quali dinamiche oggi abbiano portato quasi tutte le sigle
politiche identitarie sarde a dividersi, rovinando tra l' altro il
proprio buon
nome con iniziative talvolta fuori dalle righe.
-
Federalisti, autonomisti o indipendentisti?
La Sardità non è una scelta, se ricordiamo un
passato slogan sardista
-"Sardi si nasce, liberi si diventa"- non si può che essere
d' accordo sul
principio. Il punto sta nel capire quale percorso adottare: sia esso
con
l' Italia, sia eventualmente in futuro da indipendenti, per poter
garantire
all' isola lo sviluppo tanto atteso. Come si conquista la
libertà di poter
stabilire che tipo di economia promuovere nel proprio territorio?
Intanto
potenziando la nostra autonomia e traghettando sempre più
poteri da
stato centrale a periferico. Anche federalisti dunque oltre che
autonomisti. Se di patto tra eguali si vede parlare ed oggi non ve ne
sono
le condizioni, acconsentire a questo percorso dall' alto non esclude per
conseguenza la volontà di lavorare ad una Carta della
Sovranità Sarda.
Ma c' è di più:
Nel momento in cui tuttavia la nostra appartenenza identitaria ci
ricorda
di essere una vera e propria Nazione, con una sua cultura, una storia,
una
lingua, usi e costumi tutt' altro che italiani, è proprio
allora che dobbiamo
domandarci se una volta conseguita la piena potenzialità
economica non
sia opportuno automatizzare le nostre istituzioni regionali dando
così
corso ad una nuova storia in cui finalmente la Sardegna non sia oggetto
di arroganza decisionale da parte di altri popoli. In passato, tra i
tanti:
fenici, romani, arabi, spagnoli, francesi, piemontesi, quindi italiani
fino al
presente. Un presente in cui tuttavia l' omologazione del novecento ha
livellato la specificità sarda imbrigliando lo sviluppo
economico.
Paralizzando il settore primario: Pesca, agricoltura ed allevamento.
Danneggiando il settore secondario: Manifatture, etc. Nonché
limitando il
moderno settore terziario, in cui tanti giovani che oggi lasciano la
Sardegna potrebbero
trovare sbocco anche qualora doverosamente
potenziassimo il livello di istruzione nel territorio. Pensiamo all'
incremento
degli investimenti nel settore turistico, nelle infrastrutture,
pensiamo ad un
sistema del credito, alle telecomunicazioni, etc.
Siamo indipendentisti, senza se e senza ma. Il federalismo e
l' autonomismo sono dunque strumenti, percorsi
funzionali al
conseguimento di quelle capacità strutturali con cui
finalmente la
Sardegna
avrà il posto che merita nella storia.
Ma questo saranno i cittadini a stabilirlo
attraverso un referendum nel
momento in cui le nostre scuole (grazie ad una reale autonomia)
ripareranno al crimine di aver ignorato la storia sarda
dalla Pubblica
Istruzione, quando i mass-media sardi avranno trasmissioni di
qualità e
nel suo complesso l' isola godrà di un
compiuto federalismo -politico oltre
che economico- in cui la nostra virtuosità
spingerà la cittadinanza a
separare le nostre istituzioni dai deficit del
centralismo romano con tutte
le sue nefaste articolazioni presenti nel nostro
territorio:
Partiti di ambo gli schieramenti che, nonostante le facili promesse,
amministrano lo status quo di un territorio in declino a braccetto con
un
sindacalismo che -oltre alla doverosa tutela dei lavoratori-
crea
invece le
condizioni dell' inefficienza aziendale (e della macchina pubblica)
aggravando così la situazione generale degli stessi
lavoratori
apparentemente difesi.
Il nostro compito oggi è operare affinché l'
indipendentismo permei con
responsabilità le istanze autonomiste e federaliste in cui i
cittadini
potranno trovare prime risposte alle correnti esigenze richieste alla
partitocrazia italiana ma puntualmente disattese. Anche coloro i quali
riterranno in futuro di poter continuare il proprio percorso
con la
penisola
italiana.
-
Capitalizzare quindi il disagio sociale ed economico verso un partito
territoriale?
Ricorda la strategia della Lega Nord o dell' SVP del
Sud-Tirolo.
Casomai ricorda la strategia del Partito Sardo d' Azione, un progetto
perduto per strada: sia per l' incapacità delle dirigenze
che in esso si sono
susseguite, sia per i diversi ritardi ideologici sorti storicamente:
prima
con il doveroso antifascismo e dopo con il fermento culturale del 1968.
La svolta indipendentista del 1980 nel congresso di Porto Torres
conteneva già il seme della discordia e quindi il suo
tracollo era scontato
in partenza. Ma questo durante la guerra fredda non si poteva capire.
La colpa non è di nessuno in particolare ma di tanti nel suo
complesso.
Serve una revisione storica dell' identitarismo sardo alla luce degli
epocali
sconvolgimenti occorsi nell' ultimo ventennio.
Beninteso: non siamo avversi alla sinistra, ma a quella chiusura ed a
quel
frazionismo politico che essa ha generato nell' identitarismo sardo
contribuendo così a separare le istanze autonomiste da quelle
indipendentiste. Si è dato vita così ad una
inutile e deleteria divisione tra
forze che perseguivano e perseguono scopi analoghi.
In un epoca di rivoluzioni, i moderati si sono rifugiati in un
autonomismo
pacificatore ed integrante con l' Italia, mentre i massimalisti si sono
chiusi
in un perverso ed utopico indipendentismo dedicandosi ad una lotta
senza
quartiere (democratica e pacifica per carità) al sistema,
allo stato,
all' italianità in ogni sua forma e consolidando il
parossismo ideologico.
Nei fatti allontanandosi sempre più dal pluralismo del
Popolo Sardo e
dalla sua legittima propensione di integrazione con il progresso e la
comunità globale. Ecco i danni del Marxismo in Sardegna.
-
Autonomisti contro indipendentisti?
La "separazione delle carriere" in Sardegna lascia un unico cadavere
sul campo: Il Popolo Sardo. Poiché la superflua lotta
intestina tra sigle
limita la consistenza politica di più forze nel parlare all'
unisono contro
chi nel frattempo ci amministra penosamente.
PNV Basco, SNP scozzese, Blocco del Québéc, etc.
In tutto il mondo,
la crisi dello stato-nazione non è più solo una
passata teoria politologica
ma pratica. L' indipendentismo internazionale lotta politicamente con
successo per il federalismo in un' ottica indipendentista
poiché spoglio
di tutti i limiti ed i ritardi purtroppo presenti nelle nostre forze
politiche
sarde.
-
Aldilà dei riferimenti internazionali, la
necessità di unire è proposta da
Sardigna
Natzione fin dal 1994 con scarsi risultati.
Con la differenza che i ritardi di cui abbiamo parlato poc' anzi non
sono
mai stati affrontati seriamente ed hanno contribuito a corrodere
ulteriormente dalle fondamenta un moderno ed unitario progetto politico
nazionale sardo.
Nel 1994 durante il travaglio del GATT è nato il WTO (World
Trade
Organization - '95), il
commercio mondiale. E' una data decisiva così
come quella del 1989 in
cui è caduto il muro di Berlino e con esso le
ideologie predominanti nel '900.
Sardigna Natzione nel '94 ha fatto un passo in avanti e due indietro:
Ha riconosciuto la fine della disputa "destra-sinistra" comprendendo
quanto in realtà i poteri nevralgici amministrativi fossero
ormai omologati,
ma ha
conservato gli stessi costumi e vizi che contraddistinguevano le
sue vecchie battaglie quando, chiusa la parentesi del "Partidu
Indipendentista Sotzialista Sardu", Caria e Cumpostu si affacciarono in
quel nuovo contesto.
Il 1994, pertanto, non fu occasione di un serio dibattito in cui la
liberaldemocrazia diventasse un punto di riferimento verso cui
traghettare
l' indipendentismo: Unendo alla causa la necessità di dare
un volto umano
ad una inevitabile globalizzazione (tutt' oggi priva di regole volte
all' equità
sociale). Ma, secondo il vecchio costume post-sessantottino, al posto
di compartecipare politicamente ed ideologicamente ad un allineamento
dell' indipendentismo alla società in cui i Sardi albergano,
si sono
rifugiati ancora una volta nel massimalismo.
Ecco che quindi l' apertura alla liberaldemocrazia non viene accettata,
si cerca conforto nel pianeta no-global e non si intuisce tutta la
validità
di poter e dover concorrere nella globalizzazione al suo perfezionamento
sociale. Da tale dinamica parte la corrente impalcatura "anti-sistema"
dell' indipendentismo "a priori", quello che nella pratica preserva la
missione di "sardizzare" l' ambiente circostante, incurante questi dei
danni di immagine di questa strategia nel nuovo contesto socio-politico.
Non siamo noi ad essere entrati nella globalizzazione, è la
globalizzazione ad essere entrata in noi. Liberismo e comunismo sono
finiti, siamo nell' era del mercatismo.
Nei fatti quindi lo spettro del socialismo post-sessantottino
non ha mai
smesso di aggirarsi nelle ansie di Sardigna Natzione.
Abbiamo perso quasi venti lunghi anni. La volontà unitaria
insomma non
ha alcun valore se non accompagnata da un processo riformista interno.
-
Eppure nei primi anni il
"conservatorismo natzional-ideologico" di SNI
unito
alla volontà unitaria di Cumpostu ha dato un buon risultato
elettorale.
Cosa ha prodotto più tardi questa formula se non nuovi
elettori?
IRS. Come ogni cosa che nasce da qualcos' altro che aveva dei problemi
irrisolti. Nel movimento di Sale finiamo per trovare altri problemi,
diretta
conseguenza dei primi. Come abbiamo detto in precedenza, se il
sardismo autonomista propenso all' italianità sarda ha
proseguito la sua
opera, la collaborazione di SNI con esso -unita al conservatorismo
nazionalista ed ideologico di Sardigna Natzione- ha spinto alcune sue
componenti NON a ricercare il dialogo col sardismo per ritrovare una
strada comune ma a rigettarlo. E la necessità di riformare
l' idea di una
Sardegna verso canoni moderni ha spinto questo ambiente di
sinistra a
trovare le cause dello stallo nel discutibile nazionalismo esposto da
SNI.
Ecco che la sintesi di queste incomprensioni produce la nascita di IRS,
tra l' altro spinta dall' eccesso di personalismo fomentato dalla
scuola di
pensiero di Gavino Sale contro quella di Cumpostu. Successivamente
Sale troverà la saldatura concettuale di queste
incomprensioni nel
pensiero dell' ideologo di IRS Franciscu Sedda.
Oggi tale movimento attacca i capisaldi dell' identità: Il
nazionalismo e
persino la bandiera dei 4 Mori. Tutto il contrario di ciò di
cui abbiamo
bisogno. Ma ai Sardi cosa gliene frega o viene in tasca?
-
Quindi un' altro passo verso l' aborto del Partito Nazionale Sardo?
Precisamente.
Il primo ostacolo alla fondazione del PNS non è nei partiti
italiani, è in
SNI, è in IRS, è nel PSD' AZ.
Sardigna Natzione deve superare i suoi antistorici limiti ideologici,
IRS
deve superare il suo settarismo ed aprire la sua creatività
al nazionalismo,
così come ogni moderno partito indipendentista
internazionale. Il Partito
Sardo d' Azione deve superare l' obsoleta concezione Mazziniana
dell' azionismo e recuperare quel concreto percorso federale che nel
1980
fu posto come strategia per il conseguimento dell' indipendenza senza i
noti appiattimenti elettorali denotanti la scarsa dignità di
svariati
esponenti sardisti. Bisogna inoltre mettere la parola fine alla
taratura
ideologica che si trasforma in una puntuale sudditanza verso un' affine
humus post-sessantottino italiano ormai privo di un concreto orizzonte
sui
grandi numeri della politica.
-
E' finita l' epoca di Antoni Simon Mossa?
Dal 1989, ma se ne sono accorti in pochi. Tanti hanno fatto finta di non
accorgersene.
-
Allora c' è troppa sinistra?
Non ci sono dubbi, non si è ancora avuto il passaggio
quantomeno verso
una chiara visione socialdemocratica aperta al mercato moderno e ad una
chiara interazione con la Comunità Internazionale.
Oltre che del proprio popolo, prevalentemente attraversato da dinamiche
moderate e riformiste.
-
Spieghiamo ai lettori, che cosa è il moderatismo?
Dobbiamo andare oltre la tradizionale concezione filo-conservatrice:
Il moderatismo è dato dalla sintesi di una fascia
generica di elettorato che
si discosta dalle appendici estreme presenti nel panorama politico.
Spesso
il metro di unione è dato da più fattori che
puntano a convergere
in
un dato soggetto politico.
Alcuni
di questi fattori sono (ad esempio) il ripudio delle ideologie, delle
tecniche
di linguaggio massimalistiche, con la conseguente ricerca di una
stabilità sociale ed economica basata su una realpolitik
contrapposta ad
ideologie utopiche ed impraticabili, sia a destra che a sinistra.
Ma il
bacino di questo fenomeno è in costante espansione, vanno
inglobandosi
svariati valori generici, quali la tutela della famiglia,
l' affermazione di
una giustizia sociale, etc.
-
Da chi erano formati i circoli identitari di
"Città-Campagna"?
Da esponenti del PCI e del PSD' AZ dei tardi anni '60, più
personalità varie
della sinistra radicale extra-parlamentare. Scopritori di "acqua calda".
-
Che significa?
Storicamente, l' autonomismo sardo nasce a sinistra con l' azionismo
mentre l' indipendentismo sardo nasce a destra con la Lega Sarda di
Bastià Pirisi fin dal 1929 e successivamente a livello
politico-elettorale
nel dopoguerra.
Questo partito fu falcidiato dalle accuse dei filo-Lussiani,
evidentemente
propensi all' unione con Roma, i quali etichettarono Pirisi come
"fascista",
isolandolo e coagulandone la deriva politica. Da non escludere a monte
un' operazione dello stesso Emilio Lussu, del PCI ed ambienti prossimi
all' allora governo italiano di De Gasperi.
Pensate che la Lega Sarda considerava tra i suoi padri putativi Michele
Schirru, il quale fallì nel tentativo di assassinare
Mussolini. Altri tempi.
In seguito, la Feltrinelliana sinistra identitaria (con "Su
Populu Sardu")
riscoprì l' indipendentismo dopo decenni di frazionismi
interni fino
all' approdo nel 1980 della causa nello statuto del PSD' AZ.
La sinistra (prima marxista) non si è mai smentita ed ha
continuato a
frazionarsi secondo diverse sfumature fino ad oggi.
Nel 2008, dopo aver perso 60 anni di indipendentismo che già
esisteva
grazie alla predetta Lega Sarda, risulta ancora difficile per diversi
attivisti
identitari vedere l' indipendentismo moderno come una ideologia
universale non appartenente nè alla destra, nè
alla sinistra.
Se un' operazione a monte ci fu per distruggere l' ideologia di Pirisi,
60
anni di omologazione italiana della Sardegna ci dicono quanto l'
ipotetico
complotto abbia avuto successo anche grazie all' indiretta
complicità
della sinistra sarda.
- E
il Cristianesimo come si inserisce nel dibattito?
Il Popolo Sardo ha una marcata valenza cattolica che guarda allo Stato
Pontificio come punto di riferimento. Ed è ad esso che
guardiamo con
rispetto. Questo rispetto è immutato, sia per chi tra noi ha
un pensiero
laico e/o progressista e sia per chi vede nel Papato una guida
spirituale
oltre che morale.
Nell' indipendentismo Sardo non è la legittima professione
di fede dei
cittadini credenti ad essere messa in discussione, ma spesso purtroppo
il rispetto, sia per la sua direzione spirituale, sia verso l'
istituzione
ecclesiastica.
Un' altro pesante limite dell' indottrinamento Marxista in Sardegna
è stato
infatti proprio quello di contrapporsi a questo rispetto,
sottovalutando
colpevolmente il diritto democratico dei cittadini ad essere
rappresentati
anche sul piano etico e sociale. Aspetto tuttavia oggi da rivalutare
alla
luce di quanto esposto in precedenza.
Un eventuale Partito Nazionale Sardo non potrebbe esimersi da quel
rispetto (oggi purtroppo spesso assente nell' indipendentismo) ma
neppure dovrebbe perdere di vista il valore dei diritti a cui parte
della
popolazione guarda con apprezzabile apertura. Il criterio insomma
seguito da ogni moderno partito di massa.
- Le dirigenze politiche
indipendentiste non sono al corrente di tutti i
problemi fin' ora elencati?
Certamente sono avanti rispetto alla propria militanza, ma pur di
preservare irrisorie percentuali di bandiera, persistono con il classico
conservatorismo dogmatico delle loro "dottrine ideologiche" che lede
l' immagine agli occhi della Pubblica Opinione del concetto stesso di
indipendenza: alienandosi di fatto dal panorama politico oppure spesso
stabilizzandosi su margini elettorali esigui.
-
Proseguiamo con le finalità di URN Sardinnya.
Veicolare un volto riformista della causa, rivoluzionare l' immagine
demolendo i classici luoghi comuni, addirittura per simbolistiche.
Offrire spunti differenti, segnare un punto di rottura con tradizioni
del tutto
fallimentari.
Presentiamo inoltre approfondimenti e/o informazione, non solo
politica,
ma anche attualità, cronaca, esteri, costume, etc.
-
URN Sardinnya è di "destra o di sinistra"?
URN Sardinnya è un mezzo di comunicazione web imparziale,
denuncia
gli eccessi di radicalismo ideologico, promuove il pluralismo e sostiene
la nascita di un Fronte democratico formato da movimenti anche
differenti
per estrazione di pensiero. Partendo tuttavia dalla
necessità di dover
pensare ad una testa di ponte che sia espressione del rilancio unitario
natzionale sardo. Un Partito Nazionale Sardo.
Il tempo delle ideologie contrapposte è finito, destra e
sinistra oggi sono
corretti
sinonimi di un solo programma economico ma centralista (quindi
non idoneo alle ns caratteristiche economico-territoriali). Le divisioni
ruotano unicamente attorno a materie etiche, a leaders politici e potere
clientelare che gli stessi riescono a tessere dalle segreterie centrali
dei
partiti in cui vengono decisi (forse bene) i destini d' Italia e
(certamente
male) i destini del Popolo Sardo.
-
Che cos' è il "Sardismo diffuso"?
L' intuizione di Mario Melis, celebre sardista. Tempo dopo disintegrata
dai
suoi stessi sostenitori con non poca eleganza.
-
Perché?
Perché si temeva e si teme di legittimare terzi "sardismi"
al di fuori
dell' azionismo, il chè mina le basi stesse del Partidu
Sardu.
Indirettamente, così facendo, si dà anche un
grande aiuto a chi intende
tenerci divisi ed incapaci di coordinarci in un Fronte.
-
Ma come dobbiamo interpretare dunque l' esistenza di diversi "sardismi"?
Il sardismo tradizionale, sorto e veicolato dall' intellighentzia
azionista è
spirato da tempo. Oggi ci ritroviamo niente di più che
contenitori politici
portatori di valori un tempo esclusivamente azionisti.
Noi abbiamo definito "Sociale" il sardismo diffuso poiché l'
esistenza di
svariate sigle sardiste non è una mera manovra politica,
presunta o reale,
ma se ha un così valido successo, evidentemente Melis fu il
precursore
del riconoscimento di un nuovo fenomeno:
Non
è altro che la proiezione culturale residua di un popolo in
forte crisi
di identità ma che non si riconosce compiutamente in una
identità italiana.
Il sardismo sociale quindi a livello politico è un processo
fondamentale da
studiare poiché la moltiplicazione di sigle in tal senso ha
dimostrato
l' esistenza di un considerevole bacino elettorale trasversalista
identitario.
- E
quelli che vedono come una favola tale fenomeno?
Si tratta degli "esorcisti".
-
Chi sarebbero?
Nel giornalismo italiano, Pansa definisce esorcisti coloro i quali nel
loro
ambito ideologico negano un fenomeno reale pur di tirare l'acqua al
proprio
mulino o circolo accademico, si tratta della stessa dinamica.
Sigle ad esempio come Fortza Paris non sono solo il sintomo di azioni
politiche unioniste, ma il costante consenso che riscuote presso una
fetta
di Sardi, ne dimostra una marcata valenza identitaria a cui tale fascia
sociale di popolo fa riferimento.
Il sardismo è dunque ormai evoluto al rango di enorme
contenitore
generico identitario, non più ascrivibile ai criteri ben
delimitati del PSD' AZ.
-
E' un bene la passata nascita di sigle come Fortza Paris? Non creano
più
confusione
identitaria in Sardegna replicando inoltre il gioco
dell' unionismo?
Fortza Paris è un' esperienza politica relativamente recente
di matrice
democristiana.
Ma prima di essa, nella destra politica sarda non esisteva
alcunchè di
identitario. Non si capisce perché essere infelici se il
sardismo ha
contaminato anche tale parte politica. Ben vengano, si tratta di Sardi
esattamente come tutti gli altri. Finiamola col fare figli e figliastri
in
maniera sciocca ed antitetica al criterio della concordia natzionale.
Una Nazione è la sintesi di più esperienze, la
base del nostro spirito
democratico. Il problema di Fortza Paris è che, sulla
falsariga dello
spirito italianista di noti settori del PSD' AZ, l' autonomismo lo
concepisce bene sulla carta ma poco sulla pratica, di fatto fungendo da
bacino elettorale identitario che poi riversa voti proprio nel sistema
che
dovremmo politicamente avversare e che è causa dei ritardi
della
Sardegna. Senza un minimo di orgoglio identitario, il destino di queste
sigle è, purtroppo, la fusione perfetta nel bipartitismo
italiano, annullando
così la loro specificità territoriale.
-
Allora ha ragione IRS e l' indipendentismo/autonomismo sardo non
dovrebbe
allearsi con i partiti italiani?
In Sardegna abbiamo avuto una grande civiltà come quella
nuragica, ben
prima di altri popoli del pianeta siamo arrivati all' architettura, alla
navigazione, a tante capacità ed al solidarismo tra
individui per costruire
una società indipendente ed aperta allo stesso tempo. Altri
tempi.
Oggi il Sardo è afflitto dal male dell' individualismo,
nell' indipendentismo
questo "virus" si è dimostrato particolarmente aggressivo al
punto da
trovare giustificazione per la sua inerzia negli errori passati come ad
esempio quelli ricordati del PSD' AZ.
Ma questa non è una buona ragione per consolidare l'
isolamento sociale
ed elettorale di un vero progetto politico nazionalitario sardo.
Le nostre idee sono solo la sintesi di quanto da molti seminato da
tempo
ma mai colpevolmente raccolto.
Le alleanze si possono fare MA devono ruotare unicamente attorno ad una
base programmatica e liberarsi dai vincoli ideologici che oggi ne
rallentano
una sua versatilità nel panorama politico nostrano.
-
Mani libere? Ci si allea con chi accoglie di più le istanze
autonomistiche
e indipendentistiche?
Non si vede dove stia lo "scandalo". Scandalosa è di sicuro
la situazione
attuale.
-
Dobbiamo aggiornare lo statuto autonomo regionale del 1948?
E' una domanda retorica. Certamente sì. Ma prima di
domandarci se
questo sia stato ben applicato in sessanta lunghi anni dobbiamo
chiederci
se una Costituzione Sarda potrebbe risolvere i limiti del corrente
statuto.
Una provocazione: Chi si ricorda del disegno di legge costituzionale
presentato dal Presidente emerito F. Cossiga in Senato nel 2006 sullo
status della Regione?
Diamogli uno sguardo. Troveremo magari qualche passaggio similare allo
statuto autonomo della Catalogna in Spagna? Troveremo piuttosto
parecchi punti interessanti.
-
Ma il nazionalismo che cos' è?
Una concezione politica sorta nel passato che racchiude il sentimento
dell' unione politica tra il cittadino ed il suo territorio al fine di
valorizzarne
la propria cultura. Si tratta di una ideologia più che mai
attuale e
largamente diffusa nel mondo moderno secondo mille sfaccettature.
Ad esempio, l' indipendentismo dello Scottish National Party -oggi al
potere in Scozia- rappresenta un nazionalismo di centro-sinistra (per
quanto volatili risultino oggi queste etichette).
-
La Pubblica Opinione nostrana teme l' isolamento.
Come abbiamo spiegato in apertura, sarà il Popolo Sardo
stesso a capire
quanto in realtà sia oggi la
Sardegna ad essere isolata e periferia di un
mondo che corre a velocità tripla rispetto a quella dell'
Italia.
Nell' isola l' economia che gira la si vede al massimo con i binocoli
dalle
spiagge mentre le navi mercantili saltano la Sardegna per finire il loro
viaggio in Spagna e in Francia.
Chi mai investirebbe in Sardegna senza uno straccio di infrastruttura e
con un simile livello di burocrazia e pressione fiscale?
E dire che il sig. Moratti con la sua azienda petrolifera (Saras) a
Sarroch
(CA) distilla all' ombra dei Sardi il 15% dei prodotti petroliferi
immessi in
tutto il mercato italiano. Abbiamo in Sardegna uno dei 6 supersite
petrolchimici più grandi del vecchio continente nel settore
della
raffinazione.
Noi staremo in Europa con nostri rappresentanti, altro che siciliani.
Il nostro posto nella Comunità Internazionale
sarà fuori discussione.
-
Che significa l' acronimo U.R.N.?
"U Erre Enne": Unione per la Responsabilità Natzionale.
Quest' ultima è
quella concezione che in ogni nazione in difficoltà spinge
diverse sue
personalità (anche differenti per orientamento politico) ad
unirsi per
discutere in serenità sulle cause dei problemi e le loro
possibili soluzioni.
- E
con il Sardismo diffuso/sociale, che fare?
Evitare "giudizi accademici" ridicoli ed aprire a seri studi di natura
sondaggistico-statistica, chissà che non ne vengano fuori
dati interessanti
per gli attuali movimenti da applicare per una seria riforma
concettuale e
comunicativa delle rispettive pertinenze.
-
Cos' è quindi il Fronte Unitario?
Qualcosa che faremo quando tutti i movimenti capiranno la
necessità di
coordinarsi tra di essi, evitando ciascuno l' arroganza di poter
rappresentare tutti i sardi, anche per i motivi sopra spiegati,
acquisendo
così, vero "senso dello patria". Quella Sarda ovviamente.
Occorre legittimazione reciproca.
-
Renato Soru lanciò un progetto di unificazione linguistica
per la
pubblica amministrazione chiamato Limba Sarda Comuna. Cos' è
dunque
la LSC?
La volontà di capire che se non si superano i campanilismi,
l' assenza di
una grammatica unitaria decreterà una delle cause
della fine della nostra
lingua.
-
Chi lo dice?
I dati delle Nazioni Unite, studiando i fenomeni che hanno determinato
negli ultimi decenni la scomparsa di vari idiomi a livello mondiale.
- E
le nostre varianti?
E chi le tocca? La parola d' ordine è integrare lo standard,
non sostituire
le varianti con lo standard medesimo.
La LSC, per quanto avversata, ha avuto il merito POLITICO (forse
linguistico) di tenere aperto il dibattito identitario attorno a questa
tematica.
In Sardegna, non avendo seri movimenti territoriali al governo della
Regione, mantenere le porte aperte su determinate materie è
pura
"manna dal Cielo".
-
Che fine farebbe la lingua italiana con l' indipendentismo?
Nessuno si allarmi, rimarrà ovviamente nel tessuto sociale
come oggi.
Per chi ambisce alla Repubblica di Sardegna il pensiero va (in materia
linguistica) alla consapevolezza che esistono diversi stati nel mondo
in cui
si parlano lingue diverse. Come la Svizzera o il Canada ad esempio.
Ma guardiamo anche il caso scozzese, se gli indipendentisti
d' oltremanica non si sono scandalizzati nell' accettare solo l'
inglese
diffuso, non si capisce perché noi dovremmo fare una
battaglia
anti-sociale per eradicare via l' italiano. Sarebbe fantasia.
-
Cos' è il colonialismo?
Un termine attuale per la nostra realtà in Sardegna, un
termine antiquato
per l' attuale dibattito politico.
-
Quindi?
Se vogliamo convincere i Sardi che il termine è attuale,
paradossalmente,
rischiamo di allontanarci sempre più da essi.
Non stà scritto da nessuna parte che per essere
indipendentisti oggi sia
necessario fare sfoggio di tali terminologie.
Niente ci vieta di tutelare il diritto all' indipendenza rimuovendo
aspetti
comunicativi distonici dalla dialettica politica contemporanea.
-
Le ripetute sconfitte elettorali non hanno insegnato nulla ai movimenti
indipendentisti sardi?
Nò, perché i movimenti sono gestiti da monarchie
dirigenziali,
puntuali
nell' addebitare i propri fallimenti al "sistema" e/o sempre e comunque
agli avversari "servilisti".
Talvolta persino ai sardi stessi. Dirigenti tutt' altro che riformisti.
Ricordiamo
inoltre che l' indipendentismo non è un modello sociale, non
dobbiamo
imporre noi al popolo qualcosa, ma è il popolo che deve
essere
assecondato
politicamente dall' indipendentismo.
Un concetto che rende chiara la rottura con una tradizione di tipologia
vetero-marxista dell' indipendentismo, una ideologia autoritaria
tendente
ad imporre al popolo la sua visione sociale.
-
Qualcuno ritiene che oggi la lotta non sia più di "classe"
ma di "popolo",
che
ne pensa?
Che un popolo privo di coscienza non conduce nessuna lotta, men che
meno una "classe", di qualsivoglia attribuzione sia composta.
-
Come si sviluppa la coscienza di popolo?
Scoprendo l' acqua calda giorno per giorno, la politica deve adeguarsi
al
nuovo sardismo diffuso e solo allora, a seguito di concrete posizioni
governative raggiunte, instaurare gradualmente le nostre pertinenze
statuarie. Scuola appunto, mass-media, valorizzazione delle risorse
economiche, etc.
Il popolo deve assorbire per gradi i mutamenti e riconoscere per gradi
la
sua reale condizione alternativa a quella imposta ed ormai saldamente
acquisita in buona parte dei Sardi, del tutto italiani.
-
Siamo in minoranza quindi?
Ai mondiali di calcio 2006 abbiamo visto parecchi tricolori italiani sui
balconi.
-
Non è meglio accettare la resa e continuare a vivere nella
disoccupazione? Nel sottosviluppo? Nell' emigrazione? Nella chiusura?
Mai. La Natzione esiste ancora, finchè l' ultimo uomo
terrà in vita l' ultima
parola del Sardo, finchè qualcuno ricorderà la
nostra storia e la nostra
civiltà. Ed i numeri dell' autonomismo (aldilà
delle sigle indipendentiste)
parlano chiaro: Senza l' identitarismo, in numerose amministrazioni
locali, il centro-destra o il centro-sinistra italiano non avrebbero i
numeri
per comporre una maggioranza.
-
U.R.N. Sardinnya è pacifista?
Torna alla memoria l' epoca d' oro di grandi personaggi come Gandhi e
Martin Luther King, ma questa è la Sardegna del 2008:
Il pacifismo è un' etichetta di cui non abbiamo bisogno e
denoterebbe
tutta la debolezza della nostra azione politica.
Avremmo un punto in meno rispetto agli avversari centralisti.
Il nostro indipendentismo non proviene da una cultura violenta ma
moderata. Ponderata oseremmo dire. Noi guardiamo alla democrazia
esattamente così come può guardare ad essa ad
esempio qualsivoglia
partito italiano e/o internazionale: PD, PDL, Democratici USA, "Tories"
britannici, CDU tedeschi, etc. Questi partiti devono dimostrare ai
propri
cittadini che non sono "violenti"? Il nostro pacifismo è una
ovvietà.
Non abbiamo tempo da perdere con dialettiche da circolo sociale.
-
Cos' è il "folklorismo" in politica?
L' ostentazione identitaria unita talvolta all' eccesso ideologico,
causa
primaria di perdita di credibilità.
-
Dobbiamo pure vestirci come gli italiani?
Perché? I Sardi non usano giacca e cravatta?
-
Ma gli italiani ci hanno imposto usi e costumi non nostri.
Perché distinguersi dal mondo moderno è un
riscatto "anti-imperialista"?
Sciocchezze che aiutano e coadiuvano l' azione italiana nel processo
disgregazionista e ridicolizzatore della nostra identità.
Anche i Sardi possono stare al passo con i tempi e tutelare la propria
cultura senza ricorrere a bieche comparsate controproducenti.
-
Cos' è l' Europa?
La nostra terra, così come la Sardegna.
-
Come aderirvi da indipendenti?
Quesiti che meriterebbero pagine su pagine di esplicazione, intanto
consigliamo ai nostri giovani militanti di rinunciare alla lotta
"no-global" al
sistema. La storia ci insegna che le migliori riforme rispetto a quelle
negative sono sempre arrivate dalla democrazia e non dalla piazza.
-
Come spiegano i dirigenti politici indipendentisti che almeno l'
apertura
verso
la socialdemocrazia è un presupposto basilare per accettare
il
mondo
moderno ed ottenere le chiavi per accedervi?
Non lo spiegano perché è più comodo
agitare un numero fisso di militanti
che tengono in piedi la sigla ed il teatrino di turno, così
se ne stanno
buoni buoni nel loro
angolino a sognare utopie socialiste del tutto
fantasiose. Lassù, tra i centri del comando, non esistono
ideologie, gli
slogan stanno
fuori dalla porta.
Angelo Caria (tra i padri di SNI), pur essendo uomo di sinistra,
comprese
questo fondamentale aspetto.
-
Ma chi era Emilio Lussu?
Il fondatore di un pezzo della storia di Sardegna, il PS d' Az.
Un grande autonomista, da ricordare, nonostante alcune ombre.
-
Che ne pensa URN Sardinnya quindi?
Che chi se ne và in Italia rischia di lasciare in patria
parecchi balocchi.
Un grande Sardo oltre che italiano, ma non era indipendentista.
Ad ogni modo, non possiamo proseguire nel nuovo millennio con tali
sterili
diatribe.
-
URN Sardinnya è "glocal"?
Noi siamo per la globalizzazione, per i nostri prodotti e la nostra
cultura
nei mercati
mondiali, ne abbiamo le capacità e le
disponibilità, non
solo
materiali.
Riteniamo chiaramente che sia necessario ridurre il divario tra
popolazione
mondiale ricca e povera, ma questo non ha nulla a che vedere con le
nostre aspirazioni di mercato, di sviluppo sociale e promozione delle
identità.
Teniamo distanti le iperboli intellettuali dalle scelte accorte e
decise di
politica economica, così come tutto il mondo moderno.
La nostra economia non ha tempo da perdere nei salotti culturali, ma ha
risorse da impiegare nelle asperità dei mercati.
Dobbiamo inoltre aprire al settore terziario, anche in relazione alle
esigenze
professionali dei nostri giovani, sviluppando un adeguato comparto
universitario.
Nei movimenti, i no-global in
lotta "contro il sistema" non ci servono.
Dobbiamo portare l' indipendentismo nel presente e nel futuro, esso
è
ancora fermo nella dogana del secolo scorso.
-
Ma il Partidu Sardu è finito?
Così come lo conosciamo oggi è evidente, deve
riformarsi ed accettare la
realtà di un sardismo evolutosi socialmente e politicamente,
ripartendo dal
concetto che a suo tempo espresse Mario Melis.
-
Finirà la "diaspora" sardista?
Non è mica un problema. Si voleva "sardizzare" il panorama
politico sardo?
Obiettivo raggiunto. Adesso che l' azionismo però perde l'
esclusiva, teme
per il suo stesso futuro e quindi fa marcia indietro
delegittimando tutti gli
altri sardismi.
-
Come si raggiunge l' indipendenza?
Come anticipato prima: sviluppando elementi strutturali di coesione
sociale,
ovvero pubblica sicurezza, lingua, istruzione, etc.
Il federalismo insomma come chiave di volta, ma non un federalismo
basato su un mero appiattimento di natura regionalistica, ma sancito da
criteri di peculiarità identitaria, ovvero con il
riconoscimento formale e
sostanziale della Nazionalità Sarda.
Presupposto verso la piena e completa indipendenza dallo stato italiano.
Gli slogan dell' indipendentismo attuale non ci hanno ancora spiegato
nulla
su quale percorso intraprendere.

|
Al Generale Ampsicora,
Eroe
Natzionale.
Guidò
le armate di Sardegna
nell'
anno 215 a.c. contro
l'
invasore romano. |
|
-
Perché Soru ad un meeting di IRS ha ritenuto necessario
prendere le
distanze da esso nel 2006?
Perché sa benissimo che immagine proietta oggi
sulla Pubblica Opinione
questo indipendentismo, ergo abbiamo da tempo chiari segnali della
necessità di riformare i nostri modelli identitari.
-
Cos' è il "Teorema Pisanu" e cosa ha prodotto la vicenda
degli arresti di
A
Manca pro s' Indipendentzia di metà 2006 per presunto
terrorismo?
Il teorema Pisanu è una dicitura impropria, meglio definirlo
"teorema
Bustianu". Lasciamo perdere le leggende metropolitane al riguardo.
La verità è che purtroppo il coordinatore di SNI,
nel blando ma lodevole
tentativo di unire l' indipendentismo in difesa degli innocenti
arrestati, non
ha fatto altro che unire il radicalismo dello stesso, facendo
così un
enorme regalo ai
"congiurati", se mai esistono.
-
Ovvero?
Le manifestazioni di unità, che noi avremmo preferito
caratterizzate da
simbologie universali, quali la bandiera Natzionale e/o Europea, hanno
in
realtà proiettato e consolidato l' immagine di un
indipendentismo radicale.
Ben saldato questi ai margini del panorama politico sardo.
Un ottimo lavoro di demolizione dell' immagine e del valore della causa.
-
Qualcuno disse: "Noi
crediamo che non la proprietà determini un certo
equilibrio sociale, ma l'uso di essa in termini collettivi. E, quando
diciamo
proprietà e uso di essa, non intendiamo la sola povera
terra, ma tutti i
beni e i mezzi di produzione che debbono essere gestiti dalla
collettività".
Spaventoso. Un chiaro pensiero di un mondo superato. E' aberrante oggi
solo mettere in discussione il concetto stesso di proprietà
privata.
Persino le moderne politiche socieldemocratiche occidentali riconoscono
il valore ed il diritto all' esistenza della proprietà
privata.
Si tratta di pensieri di derivazione statalista di grandi patrioti,
tuttavia oggi
inapplicabili e fuori contesto.
-
E' un peccato che Simon Mossa non abbia mai visto realizzato il suo
progetto
di CSS?
Certamente sì, con il senno di poi, avrebbe spiegato a
qualche
indipendentista attuale le ragioni della disfatta.
-
Ovvero?
L' ingenuità di scindere il legame politica-sindacalismo, un
concetto che
determina soprattutto in Italia il potere contrattuale e clientelare
delle
forze operanti. Il sindacato è e deve essere il braccio
motore nel mondo
del lavoro della politica identitaria, cosa che invece, non
è
mai avvenuta.
Magari
paradossalmente anche per una eccessiva ideologizzazione del
compito portato
avanti. Abbiamo infatti sindacalisti che parlano
più di
Palestina e
Chavez che non di Sardegna. Quale cittadino si metterebbe
mai nelle loro mani?
-
Che cosa è stata la coalizione "Sardigna Libera" di qualche
anno fa?
SNI e PS d' AZ: Un fiasco annunciato. Come diavolo si può
mettere
insieme un movimento no-global ad un partito diviso in federazioni che
ieri
come
oggi non ha ancora superato i ritardi e le gravose incoerenze?
Le finalità comuni non sono sufficienti a muovere simili
manovre politiche
ed i cittadini hanno decretato attraverso il voto un severo giudizio su
un minestrone avariato e rietichettato.
Entrambi i movimenti necessitano oggi più di ieri di
concrete riforme.
Solo dopo potremmo parlare seriamente di unioni e fronti identitari.
-
Perché tutti parlano di unità, ma spesso si fanno
dei distinguo?
Per
inciso, il PS d' Az si allea con SNI ma non riconosce Fortza Paris.
IRS
dal canto suo non riconosce nessun sardismo.
E da quando in quà qualcuno ha superato i campanilismi e si
interessa
sul serio all' unità ed alla concordia natzionale?
-
Che cos' è l' area "Progressisti" del Portale URN Sardinnya?
Un prototipo di moderno partito di massa di matrice indipendentista.
Realizzato per mostrare come in una bacheca il divario che separa gli
attuali movimenti da tale progetto.
Non è una "sfida" a nessuno, ma un esempio per tutti su cui
riflettere.
Lo amplieremo e ripuliremo da ogni sorta di contraddizione nelle
prossime
edizioni. Piuttosto vi consigliamo di visitare il nostro "Partito Sardo
- PNS"
all' indirizzo www.partitosardo.org.
-
Aberrante secondo alcuni, troppo moderato e globalizzato.
Vuol dire che siamo sulla strada giusta.
-
URN Esteri, non ci saranno troppe posizioni filo-occidentali?
Fino a prova contraria, la Sardegna è geograficamente sita
nel cuore
del Mediterraneo, la porta dell' Europa.
Non aspiriamo a divenire stati satelliti di Libia o altre micropotenze
nord-africane, oltre che divenire burattini, così come oggi,
dell' influenza
di Roma e magari un domani anche di Parigi.
Dobbiamo giocare con estrema attenzione la nostra posizione strategica
nel Mediterraneo con scelte ponderate di politica estera.
-
Non è prematuro trattare un' argomento simile?
Bisogna capire e far capire che l' indipendenza non è un
salto nel buio,
in questo senso, le posizioni di politica internazionale sono il sintomo
della rottura con tradizioni vetero-comuniste del tutto
anti-occidentali e
tendenti all' isolazionismo. Questo è ciò che il
lettore
deve percepire.
Noi vogliamo stare nella Comunità Internazionale da attori,
al pari di tutti
gli stati moderni. Non solo, agevolando così anche la nostra
presenza sui
mercati. Questo non significa chiudere gli occhi rispetto ad atti non
condivisibili in cui sia previsto l' uso bellico per dirimere ogni
controversia in
seno ad altri popoli.
Non importa essere liberali o socialdemocratici, le Nazioni Unite hanno
una
sola voce.
Sul piano prettamente militare, nel capitolo allocazioni della Difesa,
abbiamo molto da imparare dall' esperienza di repubbliche quali Malta.
-
Si scorge in queste posizioni un triangolo di vedute alquanto variegato:
Caria,
Mario Melis, Onida, ma anche tanto altro, ben oltre la storia
politica
di Sardegna. Ad esempio: Scottish National Party, DPP e terzi.
Meglio non fare impropri paralleli esterni con il contesto in cui
operiamo.
La politica identitaria è il frutto e la sintesi di
più concezioni, ma stavolta
tendenti a propositi completamente nuovi e volti alla demolizione degli
errori
passati (e presenti) mediante una nuova interpretazione.
Urge una visione globale dall' alto, imparziale e munita di "senso
dello
stato". Così dovrebbe essere.
Caria rappresentò la volontà di apertura politica
e di
ripudio del
massimalismo, la base da cui è sorta la volontà
di sviluppare una
piattaforma "laburista", non più obsoleta social-comunista
come purtroppo
ancora oggi appare.
Melis fu il fautore ed il precursore del concetto di
"sardismo diffuso", così
come sopra motivato.
Onida è il "cavallo di Troia" che inocula il germe della
politica identitaria
nel ventre della destra isolana. Etc. Sono tutti tasselli fondamentali
di un
lungo democratico percorso.
Le esperienze di successo esterne (SNP Scozzese ma non
Batasuna
Basco ad esempio) possono tuttavia rappresentare un ottimo metro di
valutazione sulle caratteristiche politiche dei ritardi che in Sardegna
ci
penalizzano. Dov' è il nostro PNS?
-
Quale è quella politica identitaria che URN Sardinnya tratta
e pone sullo
stesso
piano?
Noi riteniamo che chiunque nel proprio statuto di partito/movimento,
riconosca l' esistenza della Natzione Sarda, sia ascrivibile a tale
denominazione. Da Fortza Paris fino ad A Manca pro s' indipendentzia,
unione natzionale significa intanto rispetto paritario.
-
Ma non è troppo semplice giudicare la politica identitaria e
chi vi lavora
ogni
giorno?
Per chi proviene da culture politiche autoritarie, può
essere ben difficile
digerire critiche provenienti da qualche "accolita di marrani" che si
è
permessa di mettere le mani in pasta a cose di "loro" competenza.
Noi riteniamo che la Democratzia sia prima di tutto la
facoltà del cittadino
elettore di esprimere giudizi.
I risultati politici ottenuti da buona parte della politica identitaria
ci danno
un' ottimo strumento di critica e capacità di esporre dubbi
e rilievi sul loro
operato. In questo senso, poco contano le critiche giunte a questo
Portale.
La Democratzia è il diritto di esprimere i propri dubbi
senza timori censori
ad opera di nessuno, ben farebbero alcuni "imbavagliatori" a tenerne
conto.
La musica è cambiata.
-
U.R.N. Sardinnya è composta da precursori del nuovo
indipendentismo?
E' composta da cittadini che hanno la volontà di voler
parlare liberamente
e senza tabù dei problemi della politica identitaria.
Una parte politica troverà disgraziati alcuni passaggi del
Question Time,
un' altra parte politica altrettanto su altri passaggi ancora.
Nel Portale trattiamo di tutti gli argomenti ivi sondati, e tanto altro.
Significa che c' è molto lavoro da fare.
Diranno che siamo "eretici" autoreferenziati e/o al saldo di qualche
"potenza" politica italianista.
Probabilmente le critiche arrivano proprio da chi dispone di un lauto
collare
da cui abbaiare senza ritegno.
Ma a noi che ce ne importa?
Messaggio video Cuncordia
Natzionale (Wmv).
U.R.N. Sardinnya
|