Imprenditore nel settore Telecomunicazioni, a seguito dell’invito di Soru che con Bertolaso stava identificando aziende Sarde capaci di sostenere la predisposizione dell’evento, Confindustria Nord Sardegna ha raggruppato le aziende di settore associate per fare sistema e finalizzare una ATI con un'importante società del settore operante a livello internazionale. Da allora furono invitate le maggiori firme del settore tra le quali se ne selezionò una con la quale si firmò un documento d’intesa. Da lì in poi, una volta terminato questo processo, Soru e Bertolaso sparirono lasciando cadere il lavoro da noi svolto nel nulla. Nonostante le proteste della locale Confindustria, i vertici italiani dell'organizzazione sono parsi allineati su posizioni poco trasparenti. Lei in che momento ha capito -come altre aziende- che non avrebbe potuto beneficiare appieno delle opportunità promesse dalla politica per i lavori sul G8?
Lo abbiamo capito nel momento in cui i primi appalti assegnati sono stati dirottati su aziende che di Sardo non avevano niente: Anemone Costruzioni, Giafi etc.
Al di là delle varie opinioni politiche sull'utilità del G8 ed a seguito del suo spostamento verso l'Abruzzo, possiamo affermare che il meeting tra le più grandi potenze industriali del pianeta rappresenta una indubbia vetrina di promozione internazionale per il territorio ospitante. Quanto sostegno ha avuto dalla classe politica regionale nel vano tentativo di compartecipare ai lavori?
Penso che dire Zero sia poco.
Non le chiederemo pareri specifici su precise personalità politiche, nè di maggioranza e nè di opposizione. Ma, lei ritiene che in Sardegna la nostra classe dirigente abbia pagato un dazio di inferiorità verso interessi più grandi in cui pochi hanno deciso tempi e modi per spartirsi una torta così invitante?
I nostri Politici non hanno pagato nessun dazio perché sono inferiori ed incapaci.
Non è consuetudine in Sardegna vedere un imprenditore (Sardo) acquistare spazi pubblicitari per protestare contro una politica ritenuta inadeguata. In ogni Paese civile infatti la politica ha lo scopo di incentivare l'economia locale e da noi questa più elementare norma di buongoverno è venuta meno. Perché ha ritenuto opportuno far conoscere ai Sardi questa negligenza amministrativa oltre che l'imbroglio subito da Roma?
Perché il nostro silenzio è la loro forza e perché io non sono abituato a fare da spettatore masochista. La stessa cosa dovrebbero fare tutti i Sardi evitando magari i manifesti ma scendendo in piazza, o meglio ancora, assediando il palazzo della Regione per chiedere giustizia. Perché quello che si è compiuto in Sardegna prima in nome del G8 e poi in nome della solidarietà per l’Abruzzo è un atto criminale.