Vigilia delle elezioni (9
aprile 2006).
I movimenti si presentano al cospetto del popolo e reclamano il diritto
ad essere rappresentati in
ragione della politica che rispettivamente portano avanti.
Quale che sia il risultato, quanto ci si appresta ad esporre in queste
righe sarà verosimilmente
presente anche nei prossimi tempi.
27-03-2006.
Come e dove dovrebbero orientare la loro azione i nostri movimenti?
Quali sono i limiti ed i possibili
margini di miglioramento?
Tematiche alquanto complesse in un mondo, quale quello indipendentista,
estremamente
variegato e litigioso nelle sue componenti cardine.
In ordine di fondazione: PS d' Az, SNI, IRS, più un
paragrafo dedicato ai programmi ed alla linea
di indirizzo comunicativo/strategico.
Partito Sardo d' Azione.
Sul Sardismo azionista non rimane molto
da dire, molto è stato detto, molte polemiche non
verranno mai meno.
Il binomio Lega Nord-Sanna ha destato inevitabilmente le ire di un
pianeta sonnecchiante ma
sempre vitale: L' indipendentismo ideologico, un indipendentismo
radicato nelle viscere di una
guerra aprioristica a qualsiasi entità che si muova in
misura difforme da una visione di caratura
socialista.
Quello stesso indipendentismo che condanna il passato del Partidu Sardu
per le sue scelte
(spesso erronee), ma che sceglie la sinistra italiana appiattendosi
sulle medesime posizioni
del passato.
Una minoranza Sardista racchiusa in vincoli serrati a doppia catena
all' evenienza di qualsiasi
alleanza esterna fuorviante da una "tradizione" conclamata a sinistra.
Chi sono i principali oppositori oggi di Giacomo Sanna?
Personaggi contigui ai DS.
Personaggi la cui foga italianista avrebbe spinto il Partito Sardo a
cedere il suo simbolo e
scomparire definitivamente nelle mani dell' avversario politico,
perchè di avversari si tratta.
La Nazione si ritrova purtroppo un partito non all' altezza per essere
rappresentata, non tanto
per la storica possibilità che il suo rappresentante possa
ottenere un seggio in Parlamento
con la Lega Padana (cosa di cui dobbiamo ed andremo fieri all'
evenienza), ma perchè un
partito che adotta strategie simili all' ultimo minuto, mentre una sua
componente interna è
dedita a tirare la giacca all' avversario, non può essere
ritenuto credibile.
Il Sardismo azionista deve discutere di una seria riforma se vuole
sopravvivere, non basta stare
legati ad un simbolo il cui significato ha ormai perso la sua
esclusività nel mondo politico Sardo.
Rimane un problema di fondo del resto:
Come può un partito di derivazione laica-socialista
rappresentare il pluralismo di una Nazione?
Quesiti che nel 2006 non trovano ad oggi una benchè minima
parvenza di razionale motivante.
A questa confusione politica la Nazione può mettere in conto
tutto un corredo di ululati, i quali,
provenienti da "babaccioni provvisti di paraocchi", gridano allo
scandalo, come se Bossi fosse
"inferiore" a D' Alema in quanto a sensibilità verso la
nostra Nazione.
Il partito non può essere una succursale della sinistra
italiana. Da
altre parti esistono personaggi quali Mastella che si alleano con
Caruso ma non destano scalpore. Ma che
mondo sarebbe senza Mastella?
L' aspetto positivo comunque per il Partidu Sardu risiede nel fatto di
aver adottato una linea
politica che finalmente segue un percorso politico coerente per la
Nazione (ma meno con lo
statuto di partito e la sua tradizione).
Nel PS d' Az pare che qualcuno la notte tenga una foto di Fassino sul
comodino.
Questa risma di personaggi può benissimo continuare a
scegliere e sognare con quali figuri
italiani proseguire la strada.
Anche l' ALE non può ritenersi immune (sul versante
italiano) da questo discorso.
I vari Gesuino Muledda sognino pure la Sardegna autonoma di
centrosinistra che
preferiscono,
noi Sardi continueremo a sognare la Nazione Sarda che preferiamo.
Sardigna
Natzione Indipendentzia.
La natura del movimento coordinato da Bustianu Cumpostu presenta alcuni
scenari
apprezzabili, ma, al contempo, nodi irrisolti e sempre più
opprimenti in quanto a contraddizioni.
Nel nuovo sito online (SNI) di prossima pubblicazione, si adotta nel
progetto del movimento,
dopo innumerevoli titubanze, il riconoscimento di un percorso chiaro
verso un processo politico
che guidi all' autodeterminazione.
Ricalca essenzialmente quanto da noi esposto nella sezione Progressisti: Come e
Perchè, in tema
di attribuzione di una valenza politica positiva all' azione intrapresa
dalla Lega Nord, di
cui ricordiamo il progetto: Creare un terzo polo in Italia tra tutte le
forze indipendentiste per
ottenere dei passaggi costituzionali che consentano ampi spazi di
manovra in chiave federale
ai vari territori interessati al fine di giungere alla piena
indipendenza.
Non che nel dna concettuale di SNI il riconoscimento della formula
leghista fosse anonima, è
stata piuttosto oscurata da un background ideologico, tutt' ora
presente.
Si sottolinea che nè il ns portale, nè Sardigna
Natzione identificano in tale percorso l' unica via
possibile, al contempo, sia SNI, sia il portale URN Sardinnya, si
dissociano da comportamenti
lesivi sulla diversità razziale esposti da una parte della
propaganda Leghista.
Un percorso quello descritto, ad oggi ancora poco convincente per "l'
integralismo
indipendentista", un "purismo indipendentista" poco chiaro sull' azione
politica da intraprendere,
spesso fantasiosamente portato a credere che lo stato italiano possa
riconoscere il diritto alla
Nazionalità specifica Sarda alla nostra isola senza
battaglie costituzionali.
Oppure modificando uno statuto regionale che non avrebbe la minima
valenza operativa nel
restituire ai Sardi delle pertinenze statuarie e sociali:
Pubblica sicurezza, istruzione, fiscalità, etc.
Elementi questi ultimi, che solo una modifica costituzionale possono
apportare.
Positiva dunque la presa di posizione del movimento.
"PARTITI ITALIANI?"
"NO, GRAZIE!"
Le contraddizioni non vengono
tuttavia mai meno, un candidato di SNI
afferma:
"....Nel ricordare che il Movimento pur essendo Progressista, non
considera pregiudiziale
ideologica l' essere di destra, pone come unica condizione il rifiuto
dell' italianismo antitetico
alla Causa dell' Indipendenza della Sardegna".
Se si parla solo di destra si dà per assunto che vi
è una qualche collocazione insita a "sinistra". Ma cosa significa oggi
essere
Progressisti?
Poco o nulla.
Nel portale URN Sardinnya, il progetto Progressisti si attribuisce tale
nominatività con la sola
proposizione di innovare, di progredire, di riformare l'
indipendentismo Sardo con la dovuta serietà.
Senza riverniciature, senza nascondere la polvere sotto il tappetto in
un maldestro tentativo di
accontentare tutti per creare un improbabile contenitore politico
indipendentista.
La terminologia "Progressista" dal canto nostro, non segue pertanto
alcun riferimento storico e
politico, ma meramente innovatore in quanto a condizione concettuale
politica in Sardegna.
SNI non pone dal canto suo alcuna pregiudiziale verso
nessun orientamento politico, ma pretende
di rappresentare la Nazione:
Da quando in quà un movimento anti-globalizzazione
può risultare credibile agli occhi di altri
pensieri che vedono nel mondialismo un' arma con cui poter accrescere
le nostre imprese sui
mercati?
E' necessario (per magri ritorni d' immagine) inserirsi in certi ambiti
di marcata ideologizzazione
quando piuttosto per cominciare dovremmo badare a come dotare di un
marchio di origine i nostri
prodotti?
Da quando in quà un movimento che sfila al G8 di Genova nel
2001 può rappresentare la massa
politica e sociale del popolo Sardo?
Si dica più obiettivamente che tali scelte identificano e
rappresentano solo una piccola parte di
popolazione Sarda.
Non è quindi un indipendentismo ancora libero da vincoli
ideologici.
Noi siamo per la libertà dei Sardi, altri sono per la
libertà dei centri sociali.
In data 25-03-06, il quotidiano L' Unione Sarda pubblica una breve
intervista
a Bustianu Cumpostu,
in essa troviamo alcune risposte del tutto condivisibili:
La denuncia sulla mancanza di soggettività politica della
Sardegna nei confronti di altre realtà
indipendenti (e non poteva essere altrimenti), il ruolo di Barrack in
Costa Smeralda, l' inutilità delle
divisioni tra indipendentisti.
Per il resto, vi sono parecchi elementi su cui si può e si
deve esprimere il più totale dissenso:
Nell' intervista il termine "Colonia" è un brutto colpo
comunicativo, al pari dell' affermazione di
considerare la società Sarda in quanto custode di un
carattere socialista diffuso.
E poi si và a raccontare in giro che SNI è libera
da iperboli di carattere ideologico.
Quì non è questione di essere o meno di "destra o
di sinistra", è questione che un movimento
indipendentista certi termini non li dovrebbe neppure nominare.
I militanti hanno libertà di preferenza ideologica, ma i
vertici di un movimento non possono
continuare ad alimentare certe sciocchezze.
La storia per cui SNI sarebbe il centro di "diversi colori" quando la
maggiorparte dei testi del
movimento vanno in una precisa direzione, è un principio
lesivo per l' universalità della causa che
va rimosso alla radice.
Tornando all' intervista: Chi lo dice che la Sardegna ha una tradizione
socialista?
Cumpostu ci informa di qualcosa di nuovo, negli ultimi 50 anni del
resto, la presenza della DC ha
ampiamente soverchiato altre ideologie.
Indipendentemente dalla forza che il partito democristiano italiano ha
avuto nella ns società.
Non si capisce bene dove stia questa tradizione socialista,
probabilmente solo in una parte di
popolazione, sarebbe stato più corretto affermare che la
Sardegna ha da sempre un carattere
democratico e pluralista.
Sia laico che cattolico.
Ma si parlava del piano politico o sociale?
E non ci si venga a dire che anche il PS d' Az ha
rappresentato la componente cattolica di
popolazione, men che meno SNI nel presente.
Cumpostu non può cavarsela inoltre addebitando alla politica
italiana la concettualità nell' essere
di "destra o di sinistra", SNI sarà pure antitetica ai poli
italiani, ma non è super partes in quanto
ad impianto concettuale.
Il problema ideologico è una figura endemica alla
maggioranza di movimenti contestativi mondiali.
Sul termine "colonia", è chiaro, la società Sarda
attuale non si sente colonizzata,
l' indipendentismo deve pertanto rassegnarsi alla realtà e
prendere atto della sconfitta politica in
cui versa persino a livello sociale la nostra Nazione:
SNI deve adeguare la sua politica comunicativa al presente.
Non basta riverniciare un sito internet o colorare meglio dei
manifesti, sono i contenuti prima di
ogni altra cosa a dover essere messi in discussione.
Quand' è che la Sardegna potrà disporre di un
movimento indipendentista libero da connotazioni
di sinistra?
IRS ha dimostrato che un piccolo cambiamento era possibile, la rottura
con una vecchia
schematica era possibile, sono i vertici dei movimenti che devono
guidare i militanti ad uscire dal
pantano ideologico e non viceversa.
In SNI si persiste nel soffiare velatamente sul fuoco.
IRS in sè non ha tuttavia superato realmente il passato
comunista di svariati membri che la
compongono, basti osservare svariate azioni pubbliche del movimento.
Sull' intervista a Cumpostu, il dato generale da segnalare è
che in un periodo in cui i temi del
dibattito politico hanno come tema il mondo del lavoro e dell' economia
in generale, l' intervento
di Cumpostu appare difforme da quel sentire comune presente nell'
opinione pubblica, nella
fattispecie, vedi la tematica precariato, occupazione, etc.
Bisogna cmq tenere conto obiettivamente dello spazio riservato a SNI
nella pagina in tale
consultazione.
Ma a parte tutto, gli elettori continueranno a votare normalmente per i
partiti italiani, aldilà di
motivanti clientelari o simili, tenendo presente la
diversità di contesto in cui il meccanismo
clientelare trae forza:
Elezioni amministrative e non politiche nazionali italiane.
Se pertanto escludiamo il vincolo "clientelistico" da tali imminenti
elezioni, balza immediatamente
all' occhio l' inadeguatezza comunicativa cui SNI ci ha abituato nel
corso degli anni, decretando
quindi una inefficenza assoluta nella capacità di
conquistare voti oltre il classico bacino elettorale
indipendentista.
A prescindere dal numero di apparizioni pubbliche e mediatiche
riservate in preponderanza alle
grandi forze politiche italiane.
Il discorso di Cumpostu si candida pertanto a preservare i soliti
elettori attraverso una struttura
comunicativa demagogica.
Basta con il vittimismo.
Basta con la storia della "gabbia italianista".
Rinnovamento non è un termine che deve spaventare i nostri
leader, è piuttosto una prova di forza
con cui dovrebbero imporsi, senza appiattirsi sulle posizioni di una
base militante restia ad una
vera apertura.
Aldilà della critica, si segnala in questo periodo un
attacco alla pubblicistica murale del
movimento, Anas o meno, personaggi dediti anch' essi alla campagna
elettorale, rimuovono
manifesti elettorali di SNI.
Noi ci auguriamo che tali personaggi tra i vari impegni trovino anche
il tempo per vergognarsi.
IRS.
IRS è il movimento che più di tutti è
stato in grado di abbandonare il fervore ideologico dalla
battaglia politica per l' autodeterminazione, ma gli strascischi
derivanti da un posizionamento
a "sinistra" di alcune sue componenti rende la sua azione politica
talvolta incompatibile con la
necessità di essere un movimento "super partes", in ragione
dell' universalità della causa che
persegue.
Anche Gavino Sale poteva risparmiarsi di portare il movimento a qualche
social forum per
rappresentare la Nazione.
Un vero movimento indipendentista che rappresenti tutti non
può prestarsi alla partecipazione di
un blocco contestativo che non rappresenta il popolo Sardo.
Siano essi cortei ascrivibili alla "destra che alla sinistra",
nazionale o internazionale.
Positivo il reclutamento e la passione di tanti giovani che fino ad
allora non si sarebbero mai
sognati di aderire a SNI.
Si segnalano svariate iniziative tanto positive quanto negative:
Radio, informazione, musica, etc.
Ambiti che denotano un dinamismo di IRS superiore ad altri movimenti
(attualmente) nella
capacità di attrarre fasce giovanili di
simpatizzanti/aderenti.
Ciò dato con ogni probabilità dalle esperienze
maturate da figure quali F. Sedda in ambienti
universitari.
I rischi?
La creazione di una "società parallela", tipica delle
dinamiche settarie, un mondo isolato dal resto
della realtà sociale e politica Sarda che vede nella
contestazione aprioristica e nei valori "puristi"
l' unica via percorribile per il movimento.
Perchè?
Perchè il militante è portato a credere che la
rinuncia a qualsiasi compromesso di natura politica
con il resto delle forze operanti nel medesimo ambiente sia un fenomeno
di rottura e di
innovazione del tutto coerente con la causale che determina tali
comportamenti: L' indipendenza.
Tra i fattori che surrogano un collante unitario in questa dinamica vi
è la fomentazione di una
esternalità negativa, nella fattispecie: Attaccare gli
avversari politici interni, Partito Sardo d' Azione
in primis, oltre che SNI.
Questo è il dato oggettivo presente in svariati monologhi
dei leader del movimento, tra cui spicca
la figura di F. Sedda.
Siamo ai saldi di fine stagione.
I difetti di tale calcolo politico sono imprevedibili per quanto
concerne le conseguenze politiche
future ed intuitivi per quanto concerne l' aspetto sociale all' interno
dell' ambiente indipendentista:
Si ricrea un problema similare a SNI, per anni si è
alimentata la favola ideologica, in IRS và
alimentandosi la favola "purista" (Nessun compromesso: Abbandono della
politica "classica").
Si stanno costruendo dunque le basi per produrre indipendentisti che in
futuro eviteranno senza
remore qualsiasi percorso istituzionale e/o verosimilmente di alleanze,
tese a conseguire risultati
politici nell' interesse della Nazione.
Attualmente buona parte della dialettica che viene veicolata fuori dal
movimento, non tiene conto
della realtà sociale in cui versa la nostra popolazione, o,
pur tenendone conto, si limita ad esibire
soluzioni improbabili senza argomentarne un chiaro percorso politico
volto alla realizzazione di
quanto si espone.
L' esempio classico della "Cassa Sarda delle entrate": Come realizzarla
se non ci si adegua ad un
trend di riforme costituzionali?
Come realizzarla se non si espone neppure una labile riforma dello
statuto autonomo ad oggi
vigente?
Se oggi molti militanti sono ingessati in SNI sul piano ideologico, in
IRS lo saranno sul piano
"purista", sigillando dunque l' ennesima divisione in seno ad una
improbabile unità natzionale di
cui tanti si riempiono la bocca.
L' attuale indipendentismo è un serpente che si morde la
coda.
Puntare in prevalenza sui giovani in politica rappresenta oltretutto un
salto nel buio, trattasi di
fasce percentuali instabili o tendenti a variare nel tempo,
seguono essenzialmente la dinamica
sociale di una moda e nulla di più.
Pertanto dietro tutta l' apparente organizzazione del movimento, non si
identificano percorsi
precisi circa il conseguimento istituzionale di obiettivi progressivi
per la Nazione.
IRS qualora intendesse confrontarsi realmente con la nostra
società deve iniziare da subito ad
ottemperare una soluzione ai problemi esposti, pena la capitolazione.
I
Programmi - Linea di indirizzo comunicativo/strategico.
Questa campagna elettorale ha riportato puntualmente a galla un' altro
nodo irrisolto
dell' indipendentismo, sia in SNI, sia in IRS, escluso il PS d' Az:
La creazione di programmi politici o obiettivi effettivamente
perseguibili nell' arco della legislatura
che ci si ritrova ad affrontare (nell' improbabile evenienza di un
successo politico).
Il fattore credibilità è una delle mine vaganti
dei nostri movimenti, essi dovrebbero concentrarsi
a presentare all' elettorato dei punti qualificanti basantesi in una
fase iniziale alla contemporaneità
sociale del dibattito politico, degli elementi effettivamente
perseguibili o tendenzialmente
rappresentativi delle esigenze popolari.
Pertanto i vari punti esposti in giro dai movimenti sono
prevalentemente tesi al soddisfacimento
demagogico del militante comune ma si ritrovano assolutamente
irricevibili dal cittadino comune.
Si ricordano alcune bislacche proposte: "Demandare in sede UE un
sistema di Difesa Sardo",
senza capirne bene la concezione strutturale entro la quale tale
proposta dovrebbe realizzarsi.
"Reddito sociale" o consimili.
"Gruppo diplomatico Sardo".
E via discorrendo (proposte sia dei movimenti, sia di groppuscoli
più o meno annessi agli stessi).
In IRS accade persino che spesso si replichino le solite raccolte di
pensiero, senza specificare in
quale misura elaborare soluzioni ai problemi esposti.
Per questi motivi URN Sardinnya aprì l' opzione della "Meccanica binaria"
in quanto metodica per
la presentazione di una strategia e relative proposte politiche per l'
indipendentismo. (Vedi
sezione L' opinione: Parte 1, punto X; Vedi sezione Progressisti).
Di cosa si tratta?
La formula è alquanto semplicistica, in un percorso politico
si tratta di identificare in pochi punti
politici i termini entro i quali dovrebbero concentrarsi delle
soluzioni per il conseguimento di alcuni
obiettivi.
Una fase iniziale in cui si si adegua alle esigenze della massa
politica e sociale corrente
(Versatilismo).
Ciò va benissimo a tradursi in campagna elettorale, ad
esempio, nell' esposizione di proposte
politiche credibili (vedi Lega Nord sul tema), tralasciando punti del
tutto prossimi alla fantasia.
Cosa che oggi non accade e di cui i rappresentanti politici dei nostri
movimenti non si occupano.
- Potrebbe accadere piuttosto che quando all' interno di un dato
movimento non ci si munisse
di misure opportune, evidentemente potrebbero esservi alcuni personaggi
che perseguono scopi
differenti dal nostro comun denominatore:
L' indipendenza.
Ma questa è un' altra storia.
Il secondo modulo va a costituire i punti cardine dell' azione politica
generale su cui si basa
l' impianto complessivo di un dato movimento, in essa vi sono
rappresentati degli intenti circa
l' obiettivo finale ed altresì si fornisce un quadro ed una
forma ad una transizione possibile verso
l' indipendenza.
Non è possible altrimenti parlare di indipendenza
tralasciando la percezione dell' opinione pubblica
che vede in essa un salto nel buio.
Esempi:
Nel caso della Lega Nord, la scelta fatta dalla base sociale di
elettori intravede nel movimento
Padano uno strumento credibile di contrasto a svariate problematiche
sociali ed economiche, si
è scelto un percorso istituzionale mirante in una prima fase
all' assimilazione dei temi portanti del
dibattito politico italiano: Economia, lavoro, giustizia, immigrazione
(problema sentito al nord),
fiscalità, etc.
Quanti sanno che il blocco sociale maggioritario di elettori della Lega
Nord è un ceto di operai,
artigiani e piccoli imprenditori?
Quanti sanno che al nord la Lega è vicina al mondo del
lavoro ed è inserita nel contesto sociale ed
in tutte le dinamiche politiche di tale realtà?
Perchè un giorno D' Alema disse che il movimento Padano
è "una costola della sinistra?"
Perchè è stato il primo movimento a spezzare il
monopolio della sinistra sui temi sociali nel nord,
è stato il primo movimento aggiungiamo noi che è
riuscito a spezzare il dominio del sindacalismo
e del finto buonismo "comunista", occupandosi realmente dei propri
cittadini.
Senza ideologie di sorta.
Ma in Sardegna, vale effettivamente il pensiero "a noi ci sbarrerebbero
la strada?"
Non sarà che tra le causali di questo sbarramento, oltre
all' azione "italianista" e i deficit finanziari
vi è una discreta dose di mancata credibilità che
sottrae punti all' azione politica indipendentista?
Per stare sul disegno Lega, la stagione delle riforme costituzionali
è invece un passaggio in cui
vengono trasferite competenze dallo stato centrale quali: Pubblica
sicurezza, istruzione, sanità,
etc.
Questo è un lavoro politico progressivo per giungere all'
indipendenza, non l' unico, ma tra i più
percorribili in quanto a strategie in seno alla Repubblica Italiana, a
noi più vicino con l' avvento del
cartello MPA-Lega.
Non l' unico certamente, ma allo stato attuale, appare troppo comodo
che gli attuali movimenti
indipendentisti ci ricordino che noi siamo una Nazione per cui "ci
devono dare e basta
l' indipendenza infischiandocene della politichetta italiana e degli
altri".
Ma lo sappiamo anche noi che abbiamo un diritto storico all'
indipendenza.
Lo sappiamo anche noi che non siamo italiani e non ci possono essere
vie di mezzo.
Ma sappiamo che la cultura italiana è ormai parte della
nostra terra.
Sappiamo che dobbiamo rispettare la volontà politica di
tutti i nostri cittadini.
Sappiamo che non si può parlare di indipendenza predicando
conflittualità ma aprendo ad una
strategia politica credibile verso l' autodeterminazione.
Altrimenti sarebbe troppo semplice flettersi su se stessi ed abbaiare
alla luna accreditandosi
come indipendentisti.
Creare un vero movimento indipendentista, libero da pregiudizi e/o
ideologie sarebbe un passaggio
storico fondamentale per il corso della Nazione Sarda e,
perchè no? Anche verso terzi movimenti
indipendentisti presenti in varie aree geografiche, costantemente
ingessati su posizioni del tutto
irraggiungibili dalla società moderna.
I nostri indipendentisti attuali sono lontani dalla nostra
società, sono lontani dai nostri lavoratori,
sono lontani dalla società civile e dalla
contemporaneità del dibattito politico, ma sono alquanto
collusi con un mondo "collettivista", prossimo ai centri sociali, alla
contestazione, all' antagonismo,
a propositi libertari equidistanti dal nostro corso storico ed
economico: Noi non abbiamo nulla in
comune con certi ambienti, i movimenti debbono condannarne l' operato
senza timidezze e tenere
a debita distanza eventuali personaggi collusi con la violenza. (Vedi
sezione Progressisti). Purtroppo
ad oggi la Nazione non dispone ancora di un movimento politico valido,
il ritardo su tutti
i fronti è evidente.
Non si può addebitare responsabilità a singole
persone, ma se i vari Cumpostu, Sale e Sanna
fossero veramente interessati ad anteporre l' interesse Nazionale all'
interesse di bandiera, forse
si sarebbero seduti da tempo allo stesso tavolo per dialogare, pur
nelle rispettive differenze.
Evidentemente le "tifoserie" vanno in un' altra direzione. Noi
non vogliamo fantasie, vogliamo personale qualificato che abbia le idee
chiare per la nostra
Nazione, vogliamo un percorso razionale, senza illusioni sottobraccio,
vogliamo una seria riforma
del nostro indipendentismo.
Non vogliamo pagliacciate.
Vogliamo il progresso.
Ne abbiamo le capacità.
Vogliamo la libertà e lo sviluppo della Nazione.