Ideazione: B. Adriano, M. Roberto - Lettera di P. Serra -
Scritti: B.
Adriano

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Ricorrenze
Afferma Pietro Serra di Sorso
La vicenda di Titti Pinna
Garibaldi a Budoni, cerimonia ed ipocrisie unioniste
Antonio Gramsci, perchè ricordarlo
Napolitano, Melis e i "barbari"?
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Maggio
2007.
Quando non si
è parte di alcun movimento indipendentista, quando lo si
è ma non si
condivide a 360° gradi la linea del proprio partito di
militanza, quando si ritiene lecito
incrementare la moderazione presso la rispettiva parte politica, si
è passati almeno
una volta presso URN Sardinnya.
Gentili Lettori, partiamo immediatamente con il caso Titti Pinna.
Afferma lo studente di Sorso Pietro Serra:
"E'
veramente di cattivo gusto vedere in questi giorni le
insinuazioni e le ipotesi
formulate da "La Stampa" su Titti
Pinna.
Credo che questa vicenda meriti molto
più rispetto sia verso il sequestrato che
verso la famiglia
e la comunità bonorvese.
Abbiamo visto nostro malgrado
come lo stato italiano si sia comportato in questo
sequestro nonostante le belle dichiarazioni
d'intenti dette da qualche deputato in
Parlamento.
Abbiamo
visto come ad esempio il Governo Italiano si è
comportato sul caso
Mastrogiacomo o dei sequestrati in Nigeria
esercitando pressioni sui governi
locali fino ad
ottenerne la liberazione.
Le regole come tutti sappiamo
con Mastrogiacomo non sono state rispettate e
mi chiedo
come mai invece qui in Sardegna con Titti lo stato
non permetta di
pagargli il riscatto o lo faccia esso per
loro.
E' meglio liberare 5 assassini talebani che
torneranno ad uccidere in cambio di un
giornalista?
Forse la vita di Titti non vale
abbastanza? O forse non interessa perchè
non ha un peso
politico e mass mediatico?"
Che dire? Parole che racchiudono tutto il senso dell' apatia che
è calata sulla vicenda
umana di Giovanni Battista Pinna, l' allevatore di Bonorva scomparso
nel 2006.
Non ci sono dubbi, sul caso Mastrogiacomo ad esempio, il Governo
Italiano aveva tutto
l' interesse a cavarne il ragno dal buco, con tanto di lode ai Servizi
Segreti, in realtà
intervenuti solo per interposta persona a mezzo Emergency.
Quale vergogna se le strutture italiane di intelligence, dopo mesi in
cui lo si è anche dato
per spacciato in qualche filone di inchiesta (stando
a certa stampa), lo avessero in
realtà
già trovato da qualche tempo in ottima salute, bruciando
così la propria credibilità dopo
aver asserito dubbi opposti in precedenza.
Il chè giustificherebbe il progressivo silenzio che
và calando sulla vicenda.
Naturalmente con le supposizioni non si fa strada e concordiamo appieno
con la
posizione del Comitato spontaneo sul caso Pinna.
Riferisce la rappresentante Angela Sechi:
«E'
ora di finirla con queste voci che vogliono Titti in
fuga all'estero, o peggio ancora,
morto.
Sono solo
dicerie, ipotesi fantasiose e prive di qualsiasi fondamento.
Titti
è stato rapito, è vivo, e deve essere
liberato».
Il nostro auspicio è che Pinna possa tornare presto a casa.
La cinquantina di persone alla manifestazione promossa grazie e Pietro
Serra a Sassari
ha tuttavia segnalato il disinteresse generale in cui è
incappata la collettività su questo
problema, per non parlare della classe politica tutta.
Se consideriamo l' obbligata presenza dei sindaci (due), dall'
indipendentismo non si è
visto nessuno, forse interessati a qualcos' altro piuttosto che al
gravoso tema dei
sequestri di persona. Come se il problema non avesse mai riguardato la
Natzione Sarda.
Che vergogna.
Il balletto delle ipocrisie è proseguito la mattina del 27
aprile presso l' aula consiliare
del Comune di Budoni, quando l' apoteosi della politica unionista
cittadina ha accolto con
tutti gli onori la pronipote dell' eroe dei due mondi, Anita Garibaldi,
celebre omonima.
Avvenimento seguito da un nostro membro di URN Sardinnya.
Tra applausi, discorsi impomatati e quant' altro, si è anche
citata la ormai nota
definizione di "Popolo Sardo" e "Colonizzazione", quasi dipingendo
Garibaldi senior
come un esempio di riscatto dalle tiranniche oppressioni estere.
Come se il Giuseppe nazionale italiano ci avesse liberato da 5 eserciti
del 1800 e
ricondotti all' ovile Italiano dopo la sua vittoria.
Per carità, pieno
rispetto alle opere di Giuseppe Garibaldi, vero eroe ed
indiscusso
politico, oltre che stratega militare dell' epoca, persino chiamato da
Lincoln negli USA
a dirigere (circostanza poi mai conclusasi) il Ministero della Difesa.
Ma francamente, festeggiare un personaggio che ha condotto la Sardegna
sotto l' ala
di una entità statuale estera e dominatrice, non ci
pare un qualcosa di decoroso, specie
se il giorno seguente si chiamava "Sa die de sa Sardigna", ovvero
quando il 28 aprile
1794 partirono i moti anti-piemontesi capitanati purtroppo dopo con
scarso successo
dal nostro vero eroe natzionale Juanne Maria Angioy.
Il colmo dunque.
In Sardegna un giorno prima si festeggiano rappresentanti dell' unionismo,
il giorno
seguente si festeggia (poco e nulla) la data del riscatto popolare Sardo, non sotto il
nome di
Angioy (di cui la Regione Sardegna si scorda "casualmente"), ma sotto il nome
di Antonio
Gramsci, celebre fondatore del Partito Comunista Italiano.
Niente di più incredibile.
Su Gramsci e Sa die de sa Sardigna vi invitiamo a leggere l' omonima
sezione di gennaio
di Sa Natzione,
trattante l' argomento.
In breve, in essa non si contestava la figura del Gramsci
intellettuale, quanto il fatto che
nel giorno di tutti i Sardi, la presenza di Gramsci in un giorno di
comunanza identitaria
collettiva (specie se finanziata ai circoli accademici unionisti)
appariva ed appare
quantomeno ingombrante.
Gramsci merita una sua celebrazione a parte, in quanto insigne cittadino
Sardo ed
indiscusso intellettuale.
Benchè a 70 anni dalla sua scomparsa non si hanno
più dubbi sulla sua più totale
estraneità alla causa di indipendenza per la Natzione Sarda ma piuttosto una certificata
collusione storica con l' unionismo (vedasi alba del PCI), lo stesso Gramsci và
promosso e tutelato.
Perchè?
Perchè ogni nazione matura deve poter riconoscere con
spirito bypartisan i suoi gioielli
nazionali, indipendentemente dal colore politico di cui furono
magnanimi esponenti.
Non si capisce perchè ancora oggi il Gramsci debba essere
studiato prevalentemente
all' estero e non nella sua/nostra terra natia senza alimentare futili
polemiche.
Solo la sinistra indipendentista, aldilà degli istituti
unionistici Sardi ed Italiani, ha
tentato di valorizzare una figura di enorme spessore intellettuale, portandola
tuttavia
sotto canoni faziosi non certo apprezzabili da ogni parte politica e/o culturale.
I tempi sono forse prematuri per un riconoscimento imparziale del
pensiero Gramsciano,
ma, cari lettori, prima o poi bisognerà pur iniziare.
In data 30 aprile, anche il Presidente della Repubblica Italiana si
è dovuto arrendere di
fronte alla vastità del personaggio Sardo, venendo
personalmente a rendergli omaggio.
Circostanza che ha spaccato oltremodo il pensiero indipendentista tra
IRS e SNI.
I primi hanno (correttamente) ritenuto di avviare una pratica
distensiva rispetto al passato,
non contestando la figura repubblicana italiana, ma accogliendola (solo simbolicamente)
come
un qualsivoglia rappresentante di istituzioni estere.
Posizione condivisibile che denota quanto da mesi sosteniamo: Un
indipendentismo che
non si rifugi sugli strepitii di piazza ma sappia dimostrare
maturità e capacità di
relazionarsi con stati (Italia inclusa) che dovranno verosimilmente (in
una futura Sardegna
libera) sviluppare partnership a vario titolo con noi.
Un messaggio del resto positivo di
indipendenza da trasmettere alla Pubblica Opinione.
SNI per bocca del coordinatore natzionale B. Cumpostu alza i toni sulla
presenza di
Napolitano e catalizza preventivamente dissenso ed assenso non tanto
esternamente
(cosa prevedibile), ma anche internamente all' indipendentismo.
Dare del "barbaro" a Napolitano non rientra nello stile del
coordinatore Cumpostu, ma si
inserisce purtroppo nella lunga trafila (di cui anche IRS non fa
eccezione per terze
materie) di comparsate pubbliche folkloristiche e chiassose, il cui
unico risultato nella
Sardegna del 2007 è quello di aiutare Roma a ridicolizzare
sempre più l' immagine della
causa.
URN
Sardinnya ritiene inaccettabile che oggi per essere Sardi
indipendentisti si debba
scendere
in strada ad insultare qualsiasi personalità non
indipendentista (dato che sono
stati
attaccati anche i "liberti") e fare sfoggio di metodiche di cui
non vi è assoluta
"urgenza".
Non è un regime, Napolitano può essere
contestato, l' indipendentismo ne ha tutto il
diritto storico, purchè lo si faccia senza macchiare la
causa con bassa propaganda e
stili che oggi trovano spago solo presso la sinistra radical-chic
italiana e/o gli ambienti
post-sessantottini.
L' indipendentismo dovrebbe essere rispettato per i suoi contenuti, non
certo vilipeso per
insulti di cui se ne poteva fare a meno evitando certi termini prima
dell' arrivo del
Presidente della Repubblica Italiana sul nostro territorio natzionale.
Questa volta è stato inevitabile dissociarsi da Sardigna
Natzione, senza mai perderne
la stima che da sempre ci accumuna a tutti i
movimenti identitari, nessuno escluso.
Il paradosso arriva da piccoli giornalisti quali Giorgio Melis, che
dalle righe di
Altravoce.net si scandalizza (non a torto) per il termine "barbaro"
riservato da Cumpostu
a Napolitano, salvo poi non scandalizzarsi nel momento in cui a sua
volta Melis insulta
Cumpostu dandogli del "cerebroreso".
Che schifezza
di articolo caro Melis.
Come se in Sardegna avessimo bisogno ancora di questo cabarettistico
avanspettacolo.
Certo, qualcuno ha tentato di spiegare l' etimologia della definizione
"barbaro", ma
in politica con gli intellettuali non si fa strada, si dimenticano che
nel 2007 alcune
terminologie potrebbero avere significati più nefasti, specie se
dati in pasto alla stampa.
Non riusciamo a salvarci, il pluralismo indipendentista del resto
continua a latitare.
Qualcuno ci prova anche a presentare il primo maggio di Burgos, "festa
internazionalista
dei lavoratori", come qualcosa che rappresenta tutti i Sardi.
Forse più i Palestinesi, dati i temi trattati in tale
manifestazione, o la solita accolita di
facinorosi post-sessantottini, che più che riconoscere la
democrazia di pensiero vigente
in Sardegna, si occupano sempre e solo del loro pensiero (unico).
Buon primo maggio.
URN Sardinnya
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