Controstoria - La notte della Repubblica Sarda
Indipendentismo e
società contemporanea:
Gennaio
2006.
La civiltà avanza, con
essa gli usi, i costumi e anche i consumi, quale sintomo
di benessere delle società più sviluppate.
Ma se un mondialismo dal volto equo rappresenta la necessità
di affermare
un localismo come elemento di proposizione in un progresso che tutto
assorbe
e tutto espone, allora questo indipendentismo presenta piccoli passi
che lo
collocano in una situazione di relativa positività per i
termini del fine che intende
rappresentare.
Ma è poi utile affermare tale principio quando nella
pratica, nelle legislazioni,
nelle consuetudini economiche e sociali, esistono comunque i margini per
proporsi?
L' intellettualizzazione dei modelli pone quindi un serio pericolo
circa il
perseguimento degli obiettivi in essere: Un grande partito non ha alcun
condizionamento sotto tale profilo e non ha nessun limite nella
propugnazione
della sua azione politica.
Le pregiudiziali di principio, di caratura filosofica ed intellettuale
sono quindi un
formidabile deterrente che penalizza le scelte e la corretta
applicazione di una
data azione politica.
Le parabole di pensiero non possono quindi trovare spazio in un moderno
e
versatile movimento indipendentista.
Con il crollo delle ideologie nei primi anni '90 del secolo scorso,
vengono meno
alcune funzioni tipiche del dibattito e della comunicazione politica,
tra di esse:
La propaganda, l' immagine, l' esposizione pubblica dei linguaggi, dei
messaggi
e dei principi che costituiscono la base di ogni movimento politico.
In una società quale la nostra in cui il sardismo
è una componente frastagliata
del panorama politico nostrano, l' azione di elementi sociologi e
mediatici ha
influenzato, al pari della valenza politica italianista, l'
orientamento sociale della
nostra popolazione.
Il contesto e lo sviluppo dell' ultimo secolo appena trascorso, hanno
inciso senza
ombra di dubbio sulla cultura identitaria della nazione in misura
certamente
superiore ad ogni altra presenza esterna occupante in passato il
territorio della
Sardegna.
Ma se queste considerazioni sono da tempo state acquisite dai movimenti
indipendentisti, non si è ancora acquisito un rinnovamento
delle funzioni di cui
sopra: La propaganda, l' immagine ed i termini di esposizione e di
raffronto politico
con il proprio elettorato (o potenziale tale).
Vetrina
controproducente:
Gli
attuali movimenti seguitano dunque attraverso una proposizione del
dibattito
politico superata, mentre la società è avanzata
per effetto di una situazione che,
a condizioni correnti, vede l' assenza di una totale unità
popolare sulla base di
radici comuni.
Mentre questa cittadinanza assume erroneamente posizioni di
rigidità nei confronti
di un passato che spesso non conosce bene, poichè oscurato
da un contesto
generale noto a tutti.
Le nuove generazioni evitano la cultura Sarda, relegata a
manifestazioni
popolar-folkloristiche implicite ad una realtà che ci
assimila a quello di altre
regioni italiane, con ognuna i propri dialetti, tradizioni e vicende.
Ma si hanno anche medesime carenze strutturali ed economiche:
Trasporti, infrastrutture, occupazione, sviluppo sociale, etc.
Si ha quindi uno snaturamento della cultura identitaria progressivo e
lesivo per la
soppravivenza stessa della nazione.
Nelle aree urbane ad alta incidenza demografica rispetto a
comunità urbane
interne e/o numericamente inferiori, la lingua Sarda è
addirittura uno spettro da
eliminare.
Un indipendentismo che conosce ma non converte in azione politica la
risoluzione
di queste problematiche non
può rappresentare una stagione di rinnovamento cui
la Sardegna necessita.
Le chiacchiere e gli intenti non sono sufficienti.
Al contrario, la proposizione di funzioni del dibattito politico
superate, porta ad
un' alienazione della pubblica opinione da questo modello/i di
indipendentismo.
Si viene quindi assimilati ad una parte politica ascrivibile nel
linguaggio politico
classico ad un' area massimalista funzionale al sistema italiano.
Benchè una parte del circuito indipendentista abbia, ad
esempio, abbandonato
una impostazione ideologica dei termini di conduzione della causa.
Non ha quindi alcuna valenza politica che questi modelli di
indipendentismo si
presentino agli occhi della pubblica opinione con analoghe iniziative
(vedi Basi,
etc).
Si richiama spesso a raccolta un popolo che non esiste nei termini in
cui questi
movimenti lo considerano.
Con simboli, loghi e linguaggi tipici di nostalgiche formazioni di
liberazione del
passato, l' immagine rappresenta il primo ed essenziale gradino di
comunicazione
politica con la società contemporanea.
Non sono pertanto esclusivamente i contenuti politici il problema.
E' evidente la difficoltà delle nostre formazioni di
sdoganarsi presso la pubblica
opinione.
Non
solo il metodo, ma la forma.
Non ci si può quindi
lamentare se spesso tali movimenti vengono spesso associati
(a torto o a ragione, a seconda dei casi) a forze politiche basate su
aspirazioni di
derivazione socialista-comunista, "antimperialista" e collocate nell'
immaginario
collettivo "a sinistra", per quanto valgano oggi le etichette.
Abbandonare altresì qualsiasi impegno/partecipazione nell'
ambito della sinistra
mondialista e dei movimenti riconducibili all' area contestativa
antiglobalizzazione.
Uno tra gli elementi di maggior esposizione mediatica che assimilano il
valore
della causa natzionalitaria a meri retaggi ideologici di antagonismo
massimalista
agli occhi della nostra pubblica opinione.
La collocazione politica in una delimitata area appare quindi uno
status
irrinunciabile per una società maturata in un panorama
politico di tipo bipolarista:
centrodestra e centrosinistra.
Status
politico (A):
L' indipendentismo non può avere una sua collocazione sulla
base di tali standards,
poichè esso emblema di un valore che si colloca oltre la
concettualità espressa
dalle definizioni tipiche presenti in questa società, che si
esprime appunto in
termini bipolaristici.
Ma se questo valore non può essere recepito da una
maggioranza di popolazione
italiana che questo indipendentismo si rifiuta di riconoscere, lo
stesso
indipendentismo deve poter rinunciare ai canoni fin quì
portati avanti, nè può
esimersi dall' invertire tale rotta e riallinerasi mediante l'
applicazione di una
formulazione centrista e moderata del suo status politico (Vedi la
sezione
Progressisti).
Non significa venire meno alla prosecuzione di quei principi che fin'
ora hanno
caratterizzato la forza ed il valore della causa.
Significa adottare una veste comprensibile a questa società,
la strategia
politica è un sistema formato da un connubio di elementi che
partono dalla
base concettuale relativa ai contenuti fino a collimarsi con la
comunicazione
e l' immagine politica.
Prerogative di un partito,
non di un movimento/i.
Certamente distanti da strategie di replicazione quali ad esempio la
via
intrapresa dalla Lega Nord, poichè nella ns
realtà, non sussistono i numeri
per poter giungere (per ipotesi) ad un livello percentuale, in base al
numero
di popolazione votante, simile a quello della formazione nordista.
Neppure si ha dietro un meccanismo di finanziazione della struttura
partitica
presente nel contesto geografico delle regioni norditaliane.
A noi interessa unicamente lo sviluppo politico dei ns movimenti nel
territorio,
l' unica via possibile nella ricostruzione di una coscienza collettiva
snaturata.
Nella devolution approvata nella legislatura 01-06 sono presenti
svariate utilities
di destinazione civile: Politzia federale, accento sull' utilizzazione
integrativa delle
pertinenze culturali nel sistema scolastico, pertinenze in materia di
disposizione
sanitaria nel territorio, etc.
Qualsiasi elemento di attribuzione positiva per l' interesse della
collettività non
può essere oggetto di censura alcuna.
Nella nostra realtà si necessita di un fattore di
acquisizione funzionale ad una
struttura quale quella di un partito, non di un movimento.
I movimenti devono dunque assumere la posizione di partito a
tutti gli effetti.
Deterrente
culturale:
I
movimenti ad oggi attivi non hanno ancora saputo porre in essere
iniziative
valide circa il mantenimento di un punto di equilibrio presso la nostra
popolazione per frenare l' avanzata di un contesto
oggettivamente ostile alle
comuni radici nazionalitarie.
Uno di questi punti fondamentali
in un popolo è
rappresentato dall' adozione
di una lingua
unificata.
Come
si può pretendere di avere un riconoscimento della nostra
lingua se prima
non
si avvia un processo di formale unificazione della stessa?
Non
si può riconoscere qualcosa di inesistente.
Non vi
è stata mai una presa di posizione unanime nella risoluzione
di tale
problematica nel circuito indipendentista.
Non
può esistere un popolo senza una univoca espressione della
propria
cultura.
Solo una Costituente
di forze sardiste ed indipendentiste può colmare questo
limite, poichè nella maggioranza della popolazione e delle
forze politiche italianiste
non sussiste la necessità di dare seguito a tale
orientamento.
La minoranza linguistica non la si invoca, ma la si crea.
Anche solo
sulla carta, poichè rappresenta uno strumento
politico di rilievo.
Le commissioni fin quì istituite a vario titolo non potevano
funzionare, neppure
si sarebbe potuto mettere nelle mani dell' indipendentismo una simile
"arma".
Altro elemento di cui si è tuttavia spesso discusso,
nonchè fattore di rilievo è
la pubblica istruzione.
Un popolo senza la sua storia è chiaramente inconsapevole
del proprio
passato e vive la sua condizione di cittadinanza in accettazione di
canoni
imposti da un percorso storico a noi estraneo.
Nessuno ha mai posto in essere inizative forti di ripristino
seppur di tipo
integrativo all' educazione scolastica italiana del ns percorso storico.
Figurarsi linguistico.
O forse costoro hanno storto il naso poichè ritengono che in
ragione del noto
"diritto storico" all' autodeterminazione, si debba concedere tutto e
subito alla
nostra terra.
L' istruzione è il potere della ragione.
Con essa, si costruiscono i presupposti
nelle generazioni che verranno per la
creazione di un' ambiente favorevole in cui i ns movimenti dovranno
operare per
emergere.
Persino nelle realtà locali, nella toponomastica, grazie al
silenzio assenso e
la cecità di questo indipendentismo, non si sono mai trovati
i margini di
dissenso ad imposizioni terze che hanno mutato in maniera indelebile
persino
il volto delle nostre piccole comunità locali.
Anche il patrimonio monumentale della nazione è passato in
secondo piano a
questi modelli di indipendentismo, ci ritroviamo spesso con strutture
nuragiche
(ad esempio) che versano in una situazione di assoluto abbandono,
altresì
distanti dalla promozione turistica e culturale di cui dovrebbero
essere
oggetto, previo opportuno restauro.
Che fine faranno?
Società
Sarda e diplomazia estera:
I
legami con le realtà esterne sono
un fattore di affermazione importante nella
gestione di un movimento/partito indipendentista.
Si è tuttavia spesso assimilato il lavoro sul versante
estero a formazioni
politiche in lotta di derivazione ideologica, e, di riflesso si
è corroborato uno
status di assimilazione concettuale a tali realtà che si
è riversato sulla nostra
società, in misura assolutamente negativa.
Poichè da noi, a differenza di altre nazioni non
riconosciute, non vi è un largo
e diffuso sentimento nazionalitario.
Il più vasto esistente in politica interna (proveniente da
radici comuni) è diluito
tra autonomismo ed unionismo, in un calderone che parte da concrete
basi
indipendentiste snaturate quali il Partito Sardo d' Azione attuale,
fino a svariate
sigle sorte strategicamente per effetto di abilità politiche
riconducibili alle forze
italianiste, forze che han saputo gestire con dovizia le oscillazioni
politiche di
sardismo a loro favore.
Anche alcuni enti sovranazionali sono tuttavia parte integrante e
cinghia di
trasmissione di quell' humus ideologico che rende inefficace la loro
valenza
rappresentativa dei popoli cui ritengono di rappresentare.
E' chiaro che di un popolo non si può pretendere che la sua
maggioranza si
riconosca nei principi quali quelli spesso espressi da tali formazioni
di liberazione
nazionale.
Ecco perchè è opportuno perseguire una
configurazione ed una connotazione
politica di carattere moderato e centristico, onde espandere lo spettro
d' azione
politica verso una platea più vasta di elettorato.
Sarebbe anche un precedente nell' applicazione di una moderna base
concettuale progressista per l' indipendentismo che si rapporta ad una
società contemporanea.
I nostri movimenti non hanno un consenso politico interno presso il
loro stesso
popolo, ciò rende vana la rappresentanza dello stesso a
livello internazionale.
Nessun peso politico, nessun vantaggio politico esterno, tantomeno in
chiave
interna.
La via Europea è comunque un passaggio di rilievo in questo
corso storico da
cui non si può rimanere esenti.
La prosecuzione di una lotta pacifica impone una gestione oculata anche
delle
proprie manifestazioni interne, onde evitare di incorrere in dinamiche
prossime
alla violenza che minerebbero le basi portanti della nostra politica.
Negli anni non si sono mai neppure posti i termini per un chiaro
riconoscimento
della nazione presso enti sovranazionali collaterali alle Nazioni
Unite, vedi ad
esempio l' UNPO (www.unpo.org),
organo che riassume tutte le entità nazionali
non riconosciute a livello formale.
Le disposizioni consentono l' adesione di qualsivoglia nazione in lotta
che non
si esprima attraverso una struttura armata (come in Irlanda, Paesi
Baschi,
Corsi, etc) e sotto questo profilo la Sardegna ha le carte in regola.
Ma le sue forze indipendentiste non hanno presa politica alcuna sulla
nazione.
La fase di costruzione politica dell' UE favorirebbe cmq
tale riconoscimento.
Un riconoscimento formale apporta dei vantaggi non indifferenti, sia
sotto il
profilo politico che sotto quello sociale.
Si avrebbero anche osservatori internazionali atti a verificare presso
le realtà
istituzionali italiane (nel caso) la tutela delle minoranze
linguistiche, sia a
livello di pubblica istruzione che di accesso in ragione del rapporto
tra il cittadino
e la pubblica amministrazione.
Tale elemento causerebbe una profonda lacerazione anche nella ns classe
politica regionale, a vantaggio dell' indipendentismo.
Ma
non si può tuttavia tutelare ciò che non esiste:
una minoranza linguistica deve
possedere
una lingua unitaria.
Sopratutto se la maggioranza italiana di concittadini non
avverte, come fisiologico,
il problema.
Gravissimo limite della nostra natzione.
Forze
sociali:
Nei
nostri modelli di indipendentismo è assente una delle
prerogative cardine
che dovrebbe contraddistinguere la nostra azione politica, ovvero, l'
incontro tra
le forze sociali.
Sè a livello sindacale non vi è stato
modo sin' ora di elaborare un simile strumento
politico (Vedi
sezione L' opinione), la concertazione e la comunicazione
che
avrebbe dovuto svilupparsi tra associazioni di categoria varie:
Consumatori, artigiani, ed anche enti, organici, fondazioni e l'
indipendentismo,
non ha mai avuto luogo.
Stringere la mano a qualche allevatore non è sufficiente,
non può neppure
prefigurarsi come una meccanica di raffronto valida agli occhi dell'
elettorato.
Del resto, spesso si pongono in essere dei distinguo tra categorie di
lavoratori
che non rientrano, a detta di questi modelli di indipendentismo, come
"categorie
professionali con cui sviluppare tematiche volte all'
autodeterminazione" poichè
non interessate a porre in certi termini la conduzione delle loro
vertenze.
I nostri movimenti non hanno pertanto raggiunto la consapevolezza per
cui
l' appoggio incondizionato a tutte le tipologie professionali in
dissenso con lo
stato centrale non deve basarsi sul fine ultimo da raggiungere, ma sul mezzo.
Ogni vetrina và saputa sapientemente sfruttare onde poter
cavalcare il
malessere sociale laddove puntualmente si presenti.
Sè questo indipendentismo seguiterà ad opporsi a
tali considerazioni, poichè
arrocato sui suoi principi, difficilmente sarà in grado di
emergere nell' aspro
terreno del nostro tessuto sociale, al fine di rappresentarlo.
E' venuto meno quindi un' ulteriore aspetto che avrebbe dovuto
costituire presso
la nostra società un forte legame di tipo rappresentativo e
quindi politico.
Un' altro aspetto su cui le formazioni politiche italianiste basano la
loro
predominanza sociale.
Terzo
polo Sardista (A 2):
Idea
affascinante, l' unione delle radici comuni per creare una
contrapposizione
con gli attuali poli predominanti.
Qual' è il livello di fattibilità dell'
operazione?
E' certamente una strategia percorribile che si inserisce tuttavia in
un contesto
irto di pregiudiziali, difficoltà oggettive, sia in ordine
al piano culturale che al
piano sociale.
I tempi non sono maturi.
Un eventuale terzo polo dovrebbe avere caratteristiche e connotazioni
inderogabili
nel momento in cui si presuppone debba rappresentare un' ampio
spettro di popolazione.
Attualmente alcuni movimenti, tra i quali lo storico e cinquantennale
Partito
Sardista autonomista sono giunti alla considerazione che si possa, a
seguito
dell' evoluzione del dibattito politico interno, giungere ad una
effettiva
realizzazione dell' idea esposta.
Ma in essi non si riesce ancora ad andare oltre le vecchie dinamiche
che hanno
portato ad una blanda comprensione della società attuale,
sono nulle pertanto
le connotazioni inderogabili che dovrebbero opporsi ad una concezione
teorica
che delimita in misura parossistica la riuscita e l' applicazione di
tale progetto.
Pilastro cardine di tali caratteristiche è l' accettazione
dell' abbandono senza
condizioni dei vecchi presupposti idelogici:
Non si potrà mai rappresentare attraverso un terzo polo un
popolo sulla base di
una concezione teorica ispirata a criteri socialisti, per cui solo
mediante una
improbabile "rivoluzione" in senso "anticolonialista" si avrebbe una
risposta
idonea in chiave di liberazione natzionale.
Ovvio che in un popolo non ci si riconosce tutti nella medesima visione
ideologica, questo modello non è quindi appropriato a farsi
carico della giusta
rappresentanza di una società eterogenea quale l' attuale,
sia per forma che
per metodo.
La reale, spontanea e naturale applicazione di un eventuale terzo polo
può
trovare il suo status ideale mediante l' adozione di un format centrista,
unica
interpretazione politica passibile di reale espansione verso una
società dotata
di una molteplicità di fattori.
Senza il superamento
della visione e della schematica che fa capo alla
dicotomia classica della spartizione di pensiero, non si
potrà applicare con
coerenza sociale tale fase progettuale.
La creazione di un moderno partito indipendentista votato al consenso
di massa
non implica necessariamente il raggiungimento dei comuni traguardi con
il
medesimo soggetto politico, ma, perchè nò,
attraverso un fronte unitario,
espressione democratica di tutte le anime orientativamente
rappresentative della
Natzione.
Socialdemocrazia e
superbia (B):
Per
il "progressismo autonomista", la socialdemocrazia rappresenta un punto
fermo di orientamento ed un modello di applicazione per ogni
società ideale,
talvolta si trovano spesso affinità con il più
puro indipendentismo di matrice
comunista: E' in questo ambiente che si formano le teorie ed i richiami
ad una
sedicente "rivoluzione popolare" da apportare per il riscatto della
nazione.
Più volte si è richiamata la
responsabilità di mettere da parte tali interpretazioni
ideologiche per giungere ad un equilibrio condiviso, una forza centrista,
l' unica
formula possibile in grado di dare una degna e bilaterale
rappresentanza ad una
società divisa in blocchi di pensiero.
Questo fervore ideologico tuttavia apportato negli anni dai nostri
movimenti
autonomisti ed indipendentisti (eccetto recenti formazioni), si
è arrogato il diritto
di poter essere l' attore principale di una opportuna mobilitazione
popolare che
secondo tali premesse, non può avvenire.
La nostra società è ripartita secondo uno
standard di tipo "moderato" per oltre il
70% degli aventi diritto al voto, ripartiti a loro volta tra i poli di
centrodestra e
centrosinistra, l' indipendentismo è sito addirittura oltre
tale schematica in una
fascia ascritta alla tipologia "massimalista".
Pragmatismo politico significa altresì riconoscere alcune
esistenti formazioni
indipendentiste come complici, in buona fede, di una cosmesi filosofica
della loro
base concettuale che tende ad occultare un chiaro impianto ideologico
del
passato.
Costantemente riproposto secondo canoni atti a contestualizzarne al
presente
improbabili applicazioni reali dello stesso.
Non
può chiamarsi progressismo.
Ma neoconservatorismo.
Anche in previsione di un' eventuale terzo polo Sardista, è
chiaro che lo stesso
non potrà mai avere luogo se non sarà espressione
di una forza centrista e
progressista volta a rappresentare l' eterogeneità della
popolazione interessata.
Persino la parte socialdemocratica che guarda ad una eventuale
autodeterminazione del nostro territorio, secondo tali canoni
rimarrà ascritta nella
sua attuale area ideale di pertinenza: il centrosinistra.
Solo un' autentico soggetto politico centrista è in grado di
sviluppare una
versatilità della sua azione politica in grado di interagire
e automatizzarsi con
disinvoltura dai gangli della collocazione per blocchi di pensiero, sia
con il
centrodestra, sia con il centrosinistra.
Questo non
significa rinunciare (per chi ne è stato parte)
ad una tradizione
socialista, significa introdurre in un moderno soggetto politico tutte
le variabili di
plurimi orientamenti che dovranno costituire il patrimonio politico di
una nuova
entità sociale. Sotto un unico cielo.
Ciò, per presentarsi una volta conseguito uno standard
politico elettorale
soddisfacente, mediante una veste univoca tesa a costituire una grande
coalizione
Sardista da contrapporre ai poli italianisti.
Solo allora e secondo tale presupposto centrista, si sarà in
grado di costituire un
(ad oggi improbabile) polo Sardista.
Per la libertà.
URN Sardinnya
"Mentre per anni il Sardismo e
l' indipendentismo Sardo hanno guardato
al
socialismo come formula
di risoluzione ai danni del capitalismo
neoliberista,
la storia
riconoscerà che proprio l' arrocamento ideologico
e
le divisioni che da esso nacquero, hanno creato i
presupposti per il
declino
e la lenta agonia dell' indipendentismo nella società
moderna."
B. Adriano
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